Stefano Mancuso

Con Stefano Mancuso un viaggio a misura di bambino nel cosmo vegetale

Francesca Santoro 24 Gennaio 2024

Il volume del famoso neurobiologo vegetale propone ai giovanissimi una discesa avvincente e ricca di scoperte nel misterioso mondo delle piante. Accompagnata dalle splendide illustrazioni di Philip Giordano. Per comprendere quanto sia prezioso il patrimonio che abbiamo in custodia

Francesca Santoro Redattrice

Giornalista e comunicatrice

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Già dalla copertina e dalle primissime pagine, “Il favoloso mondo delle piante”, libro di Stefano Mancuso pubblicato da Aboca Kids (2023), ci catapulta nel cosmo che sta per descriverci: grazie alle caleidoscopiche illustrazioni di Philip Giordano, ci troviamo circondati da un popolo coloratissimo di esseri viventi. Non solo gufi, cervi volanti, ricci e chiocciole, ma anche “spiriti del bosco” ovvero piante: vegetali articolati e multiformi, abitanti del pianeta Terra molto più numerosi degli animali, scrive l’autore.

 

Un'illustrazione al volume di Philip Giordano

Un’illustrazione al volume di Philip Giordano

Dopo questa precisazione, il libro procede in un racconto semplice e intrigante delle “stranezze” e magie di tali abitanti, ma anche delle loro strabilianti capacità di vivere e dare vita.

I superpoteri delle piante

Dalla fotosintesi, vero e proprio “incantesimo” di autonutrimento che consente la sopravvivenza degli altri viventi, al segreto dell’immortalità, che si rivela attraverso la descrizione di Pando, bosco di 47.000 pioppi: ovvero un unico macro-organismo che prospera e si rigenera da 80.000 anni. Dagli anelli dentro il tronco che svelano l’età degli alberi (e molto altro dell’ambiente ospitante), come intuì Leonardo Da Vinci, all’ “intelligenza diffusa” delle piante, che consente loro di sopravvivere anche quando perdono gran parte del loro organismo.

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E ancora, dal lavoro invisibile e iper-organizzato delle radici, che fissano al suolo e spostano materiali e informazioni, alla relazione con gli impollinatori. A questo aspetto sono dedicate più pagine, perché divertenti e… strambi sono i trucchi con cui le piante attirano, imprigionano o ingolosiscono insetti e animali per ottenere da questi, in uno scambio non sempre equo, il servizio dell’impollinazione e garantirsi la riproduzione.

Un racconto, anzi due

Stefano Mancuso, neurobiologo vegetale e accademico di fama internazionale, noto per le sue teorie sull’intelligenza delle piante, sa sfoderare curiosità sempre nuove in grado di stupirci per la potenza e l’unicità delle piante, un po’ maestre e un po’ supereroine. E questo e ciò lo rende un divulgatore in grado di avvincere anche i più giovani. Come fa anche più esplicitamente in altre opere, per esempio “La Tribù degli alberi” (Einaudi, 2022), anche qui Mancuso descrive le attività dei propri protagonisti vegetali quasi umanizzandoli per valorizzarne le incredibili risorse strategiche, in costante sintonia con le illustrazioni, a metà tra la fiaba e l’illustrazione scientifica, di Philip Giordano, giovane artista già vincitore di vari riconoscimenti tra cui il premio internazionale del Children’s Book Fair.

 

Un'illustrazione al volume di Philip Giordano

Un’illustrazione al volume di Philip Giordano

Nelle mani di una bambina

In questo viaggio il lettore è accompagnato, pagina dopo pagina, da un solo essere umano. Una bambina, una “Cappuccetto verde” che esplora il bosco come tradizione vuole, ma molto più in profondità. Fino a osservare con sgomento dei tronchi tagliati. Sono quelli della gigantessa verde che dorme lungo il fiume: la Foresta Amazzonica. Siamo alla fine del testo e con parole semplici e chiare Mancuso descrive “il gruppetto degli esseri umani” che ha iniziato a “comportarsi come se il pianeta fosse solo suo”. Pianeta che diventa perciò grigio e triste, come fedelmente ci mostra l’illustratore. Ma c’è ancora spazio per un lieto fine, che riporti sulla Terra delle foreste fitte, sgargianti, vitali. La soluzione, nel racconto come nella realtà, la custodiscono le piante, che possiedono il segreto della vita. E ce la propongono.

A noi, esseri umani, spetta “solo” fermarsi.

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