Merluzzi versus capelin, in Norvegia il più grande evento predatorio mai registrato Foto: Oceana.ca
Mare

Merluzzi versus capelin, in Norvegia il più grande evento predatorio mai registrato

Sono oltre 10 milioni gli esemplari divorati lungo le coste del paese scandinavo. Una nuova tecnica di mappatura acustica, messa a punto dal Mit e dall’Institute of Marine Research norvegese, potrebbe aiutare a tracciare le specie più vulnerabili

Valentina Gentile 21 Novembre 2024

I ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (il celebre Mit) e dell’Institute of Marine Research in Norvegia non hanno dubbi: contrariamente a ciò che si pensa, non sempre l’unione fa la forza. Anzi, talvolta è il contrario. È quello che hanno scoperto al largo delle coste norvegesi, dove in poche ore nei giorni scorsi oltre 10 milioni di capelin sono stati divorati dai merluzzi. Un fenomeno senza precedenti, definito dagli esperti “la più grande mattanza predatoria mai registrata”.

Sonorità multispettrali

A quanto pare è stata proprio la grande concentrazione di pesci ad attrarre i predatori, come ha potuto verificare il team composto dagli ingegneri oceanici guidato da Nicholas Makris e composto Shourav Pednekar e Ankita Jain, tutti e tre del Mit, più Olav Rune Godø, ecologo comportamentale dell‘Institute of Marine Research. Per farlo hanno ha studiato questo colossale evento riflettendo le onde sonore emesse dalle vesciche natatorie dei pesci. Utilizzando una nuova tecnica di rilevamento acustico subacqueo multispettrale, i ricercatori sono stati in grado di tracciare le diverse specie su un’area di decine di chilometri. I merluzzi, infatti, possiedono grandi vesciche natatorie che risuonano a basse frequenze, simili al rintocco del Big Ben, ha spiegato Nicolas Makris.

Nicholas Makris

«I capelin, invece, hanno piccole vesciche natatorie che risuonano come le note più alte di un pianoforte».

Predatori e prede nell’era degli stravolgimenti climatici

I capelin (Mallotus villosus) si radunano in enormi banchi durante la loro migrazione annuale dall’Artico all’Europa, ogni febbraio. Questo comportamento di gruppo permette loro di risparmiare energia sfruttando le correnti generate dai loro compagni. Quando i pesci sono sufficientemente vicini, possono adottare la velocità e la direzione medie degli altri, formando così un banco coeso e coordinato.

Leggi anche:  Farfalle sull'oceano, l'incredibile migrazione osservata da un team internazionale

Ma quella che sembra una strategia di sopravvivenza perfetta nasconde in realtà dei grossi rischi. Infatti il comportamento di branco attira molti predatori, tra cui merluzzi e uccelli marini come la pulcinella di mare. I dati raccolti nel 2014 mostrano un gruppo di circa 23 milioni di capelin, a cui hanno risposto 2,5 milioni di merluzzi atlantici (Gadus morhua) pronti a banchettare.

Le specie marine sono a rischio

Fortunatamente, i capelin sono estremamente numerosi, e l’evento documentato dal team ha ridotto la popolazione solo dello 0,2 percento. Ma è comunque importante cercare di capire meglio le dinamiche tra predatori e prede, soprattutto oggi che molte specie marine sono a rischio, con il 97 percento delle specie ittiche migratorie in pericolo d’estinzione, tra cui specie di grande valore commerciale come il salmone atlantico. Perciò le nuove tecniche di rilevamento acustico potrebbero aiutare a identificare le specie più a rischio. «Stiamo osservando che eventi di predazione catastrofici possono alterare l’equilibrio tra predatori e prede in poche ore», sottolinea Makris.

 

La mappa acustica realizzata dai ricercatori in una regione con capelin e merluzzi. Fonte: Communication Biology ( 2024) 7:

La mappa acustica realizzata dai ricercatori in una regione con capelin e merluzzi sobrapposti. Fonte: Communication Biology ( 2024) 7

Hotspot ecologici

«Questo non è problematico per popolazioni sane con molti centri abitati distribuiti, ma poiché questi hotspot ecologici diminuiscono a causa dei cambiamenti climatici e degli impatti antropogenici, eventi come quello osservato potrebbero avere conseguenze drammatiche per molte specie». Il team di scienziati ha già usato queste tecniche per studiare le popolazioni di merluzzo, che sono loro stesse in declino.

E hanno scoperto che quando le popolazioni scendono sotto una certa soglia, la capacità di ripresa crolla.

Condividi questo articolo: