La deforestazione dentro i nostri consumi, l’Italia terza in Europa Foto: EmilyNorton, Getty Images
Foreste

La deforestazione dentro i nostri consumi, l’Italia terza in Europa

Secondo uno studio realizzato da Etifor e dall’Università degli Studi di Padova, il Belpaese segue Germania e Spagna per rischio pro-capite di deforestazione incorporata nei consumi. Per oltre metà delle foreste scomparse è responsabile l’agricoltura industriale permanente

Redazione 4 Giugno 2026

Non basta un campo da calcio regolamentare a dare l’idea di quanti ettari di foresta vengano compromessi dalle filiere produttive italiane ogni anno. Non ne bastano neanche dieci, né cento. Ci vogliono ben 45.000 campi di calcio, ovvero 31.000 ettari deforestati e destinati ad allevamenti e agricoltura intensiva. Tra le aziende responsabili, che in media emettono circa 9,45 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno, troviamo anche alcuni settori di eccellenza del Made in Italy.

È quanto emerge da Deforestation Made in Italy, report realizzato dalla B Corp Etifor e dall’Università degli Studi di Padova.

Gli effetti dei nostri consumi

Lo studio ha permesso di calcolare il rischio di deforestazione incorporata, le emissioni di anidride carbonica e gli impatti sulla biodiversità associati ai consumi italiani dei prodotti che mettono maggiormente in pericolo le foreste. I dati e le riflessioni in esso contenute sono frutto anche del lavoro svolto durante il progetto europeo Emma4Eu, cofinanziato dal programma Erasmus+ della Commissione Europea.

Mezzo miliardo di ettari di foreste distrutti

A livello mondiale, secondo il Global Forest Resources Assessment 2025 della Fao, le foreste ricoprono il 32% delle terre emerse, dal 1990 al 2025 è andata perduta una superficie forestale pari a poco meno di 0,49 miliardi di ettari. Si deforesta per convertire i terreni forestali ad altre forme d’uso: aree agricole, pascoli, aree urbane e miniere.

 

Foto: Deforestation made in Italy

Rischio pro-capite di deforestazione

Secondo il report, i consumi italiani di prodotti di largo consumo hanno messo a rischio circa 594.000 ettari di foreste che equivalgono a quasi 100 m2 per ogni cittadino. I dati esaminati, raccolti dal 2005 al 2023, riguardano sia la deforestazione che il degrado forestale. Quest’ultimo implica la riduzione dell’integrità, della funzionalità ecologica e della complessità delle foreste, con conseguente perdita della capacità di fornire prodotti e servizi essenziali per l’uomo.

Per quali prodotti deforestiamo ?

L’Italia risulta terza in Europa per rischio pro-capite di deforestazione incorporata nei consumi, alle spalle di Germania e Spagna. Per oltre metà delle foreste scomparse la responsabile è l’agricoltura industriale permanente, legata a prodotti di largo consumo.

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Tra questi: olio di palma, la cui produzione provoca il più alto rischio di deforestazione (34% del totale stimato per i consumi italiani), carni e pelli bovine (18%), soia (15%), legno da piantagioni (13%), caffè (5%), cacao (12%) e gomma naturale (2,5%). Le aree più colpite sono tropicali e subtropicali (soprattutto Indonesia e Brasile), con un forte impatto ambientale, sociale ed economico.

Serve un’assunzione collettiva di responsabilità

L’Unione Europea nel 2023 ha approvato il Regolamento 1115 che vieta nel mercato europeo l’immissione e l’export di prodotti associati a deforestazione. I curatori del report, Mauro Masiero e Giovanni Bausano, ne chiedono la piena attuazione. Sottolineano, inoltre, la necessità di un «impegno concreto delle imprese per filiere a deforestazione zero, rafforzamento del monitoraggio indipendente e, soprattutto, una transizione verso modelli di consumo più sostenibili. Un cambiamento strutturale di paradigma economico verso una bioeconomia circolare e basata su principi di sufficienza e di responsabilità condivise è essenziale:

«per ridurre gli impatti e garantire benefici ambientali, sociali ed economici duraturi».

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