L’ambiente in cui siamo immersi ha un impatto sulla nostra salute, così come il clima e gli stili di vita. L’insieme di questi fattori disegna il concetto di “esposoma”, ovvero le esposizioni ambientali multiple che sollecitano ogni organismo vivente sul pianeta, dalla nascita alla morte, interagendo con il patrimonio genetico. Su questo paradigma si concentra l’Alma Mater Institute on Healthy Planet (Ahp) dell’Università di Bologna.
Le interazioni tra salute umana, ambiente e cambiamenti climatici sono oggetto di ricerca interdisciplinare del centro interdipartimentale.
Dalla causalità all’interazione complessa nel tempo
Nei giorni 17 e 18 giugno, esperte ed esperti internazionali hanno discusso questo nuovo paradigma della ricerca medica nella conferenza Exposome Research: Finding Solutions for a Healthy Planet, promossa dall’Ahp. «La salute si costruisce nell’interazione continua con l’ambiente. Si supera quindi il modello ‘uno a uno’ tra causa e malattia: è necessario osservare l’organismo nel tempo, integrando dati genetici, ambientali e clinici raccolti longitudinalmente», spiega Valerio Carelli, direttore del centro e professore di Genetica medica presso UniBo.
Il corpo come sistema dialogante
«È nella dinamica delle esposizioni e delle risposte biologiche che si comprende l’insorgenza delle malattie». In questo approccio, inoltre, la visione tradizionale della medicina occidentale, centrata sui singoli organi, lascia spazio a un approccio integrato: «Gli organi dialogano tra loro: segnali provenienti da un distretto del corpo possono fornire informazioni su altri sistemi».
Clima e luce tra le esposizioni emergenti
Un importante fattore di stress ambientale è rappresentato dalle ondate di calore, in particolare sulle persone più fragili, come anziani e bambini. E la luce artificiale e da monitor durante la notte.
«L’esposizione notturna può interferire con i ritmi circadiani, influenzando sonno, metabolismo e regolazione ormonale», spiega Carelli. «Per milioni di anni i nostri ritmi umani si sono sincronizzati con l’alternanza naturale tra luce e buio. Oggi schermi e illuminazione artificiale modificano questo equilibrio, con effetti sulla vulnerabilità a diverse patologie nel lungo periodo».
Ambiente, medicina e scienze urbane
Tra i tanti progetti europei di studio dell’esposoma presentati durante la conferenza, ENLIGHTENme ha sperimentato soluzioni per l’illuminazione urbana orientate al benessere, anche attraverso la co-progettazione degli spazi pubblici partecipata dai cittadini. Mentre i primi risultati del progetto eMOTIONAL CITIES mostrano come modificando alcuni elementi dell’esperienza visiva di una semplice passeggiata in ambiente urbano si possa influenzare l’attività cerebrale, impattando emozioni e cognizione.

Immagine: Nathalie Ruaux, Wikimedia Commons
Per saperne di più
