Una filiera biologica innovativa, tecnologie estrattive a basso impatto e valorizzazione dei residui agricoli. Sono gli ingredienti di Essentia, un progetto del Gruppo di Agroecologia (GoA) dell’Istituto di Scienze delle Piante della Scuola Superiore Sant’Anna, avviato lo scorso anno e che proseguirà fino alla primavera del 2028.
Protagoniste: le piante aromatiche e officinali, sempre più di interesse in settori come nutraceutica, agroalimentare, cosmesi naturale.
Un progetto partecipativo
Essentia – Elaborazione e Sviluppo di SistEmi iNnovativi di produzione ed esTrazione di oli EssenzIali in Aziende biologiche, coordinato insieme all’Istituto Nazionale di Ottica del Cnr e al Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa, è finanziato dal Fondo per la ricerca nel settore dell’agricoltura biologica e di qualità del Masaf.
Oltre agli enti di ricerca, il progetto coinvolge tre aziende agricole partner (in Sicilia, Toscana e Trentino), scuole e associazioni di categoria, proponendosi come piattaforma di collaborazione tra agricoltori, ricercatori e territori.
L’oggetto dello studio
Lavanda, timo, rosmarino, e poi achillea, elicriso, artemisia, tanaceto e alcuni ecotipi locali spontanei, come il pino mugo trentino, sono le specie coltivate. Le zone climatiche molto diverse delle tre aziende agricole consentiranno di misurare l’impatto delle condizioni ambientali e della gestione agronomica sulla resa e sulla qualità chimica degli oli estratti. Infatti è noto, come ha spiegato Federico Leoni, ricercatore della Scuola Superiore Sant’Anna, che «un moderato stress biotico o abiotico possa indurre una risposta metabolica della pianta, modificando sia la quantità prodotta sia il profilo chimico degli oli».
Federico Leoni. Foto: LinkedIn
Approccio agroecologico
Essentia sperimenta sistemi agroecologici innovativi basati sulla biodiversità funzionale, e li compara con i sistemi aziendali. Un esempio è la coltivazione in miscuglio di più piante officinali. Lo scopo è «creare uno stress controllato», secondo l’ipotesi che una moderata competizione tra ecotipi possa migliorare qualità e composizione degli oli.
Altri sistemi utilizzati saranno pacciamature vive con trifoglio bianco e trifoglio sotterraneo, per una gestione delle infestanti e un ridotto uso di plastiche, e l’ottimizzazione di ombreggiatura e irrigazione per contenere i consumi idrici.
L’innovazione nel processo estrattivo
Per l’estrazione degli oli essenziali l’Istituto Nazionale di Ottica del Cnr ha sviluppato un dispositivo che velocizza il processo rispetto alla tradizionale distillazione, a fronte di minori consumi energetici. Il prototipo utilizza ultrasuoni per l’estrazione da matrici legnose e microonde sulle biomasse standard come rosmarino e salvia. In più, consente l’estrazione da biomassa destinata allo smaltimento.
Un’opportunità per valorizzare residui agricoli o agroindustriali, in una prospettiva di economia circolare.