“Welcome to the Greitbritan”. L’inedito di Mauro Garofalo per i lettori di Terranea Mauro Garofalo
Narrativa

“Welcome to the Greitbritan”. L’inedito di Mauro Garofalo per i lettori di Terranea

La nostra rivista si ferma per la pausa estiva. Ma non vi lascia soli. Dopo un anno di storie, approfondimenti e interviste vi regaliamo il vibrante racconto scritto da una delle firme di punta della narrativa italiana contemporanea.
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Mauro Garofalo 1 Agosto 2024

Le sirene d’allarme suonano in tutta la città, Roma è completamente allagata da una pioggia incessante. Dai tombini fuoriesce acqua, le canaline sono colme. Sirene dei vigili del fuoco. Vetrine spaccate da balordi coperti da teli neri, uno viene gettato a terra e preso a calci.  Cinghiali sotto l’acqua trotterellano verso il riparo di un ponte. Il fiume ha sommerso la passeggiata bassa lungo il Tevere.

Un uomo sui quarantacinque anni, magro, naso aquilino, moro, occhiali, esce da un palazzo con un pacco di giornali sopra la testa, impreca, si sbriga a entrare in macchina, dà il comando vocale e chiama – Casa – è fradicio, tira su col naso: «Sto tornando», dall’altra parte la voce di una donna lo liquida, in sottofondo si sentono urla di bambini e sigle di cartoni animati.

L’uomo ha appesa al collo una press card con su scritto “Giorgio Miric”, parcheggia l’auto davanti a un condominio, sale al quarto piano, la giacca è piena di abrasioni, la getta cercando di non toccarla: «Ma che fai?», una bella donna, sui quaranta, scuote la testa: «Ho preso acqua», «Lo vedo ma sai che ci sono le piogge acide e che fai, esci senza ombrello», «Flavia», prova a chiamarla ma lei è già andata a prendere una scopa per togliere – «Questo casino, al solito tuo» – dal pavimento.

L’uomo si fa una doccia calda. Si veste in bagno, a cena sorride alla sua bambina. «Quando riparti?», lo incalza la donna: «Tra un mese ma ci sono per la scuola», lei alza il mento verso la TV: «Sempre che riaprano», il telegiornale manda immagini di violenti temporali su tutta l’Italia, in Pianura Padana le piogge acide hanno distrutto i raccolti: «E adesso tocca a Roma», sentenzia lei e continua: «E tu ancora pensi che puoi fare qualcosa», scuote la testa: «Per favore non ricominciamo»; «No, infatti, fai il lavoro tuo, ben pagato poi», lo canzona.

Nella cameretta della bambina, l’uomo le fa vedere sul mappamondo tutti i posti in cui è stato: «A scuola Leo mi ha detto che non è vero che hai visto la lince, che si sono estinte», l’uomo le accarezza la testa: «Anche se non le avessi viste ci sarebbero lo stesso. E poi eccole qui», dice toccando prima il suo petto poi quello della bambina: «Le linci sono i fantasmi dei boschi e se Leo non ci crede, diglielo, che gli andranno a mangiare i piedini», la bambina ride, sulla porta socchiusa Flavia abbassa gli occhi e  se ne va: «Papo, ma è vero che ci sono posti dove non piove mai?», «Sì e altri dove piove sempre, tipo in Inghilterra», «E lì le persone non si fanno male?», «No perché l’aria è pulita», «E come fanno?», «Non ci sono più le macchine che inquinano», la bambina si tira sotto le coperte: «Che bello!» e poi: «Papà, perché la mamma è sempre arrabbiata con te?», gli chiede, l’uomo le dà un bacio in fronte: «Perché sto troppo in giro, shhh», facendo finta di guardarsi intorno circospetto le dà una cartolina con su scritto, Welcome to the GB con l’immagine del London Eye in una giornata di sole.

L’uomo e la donna guardano la televisione sul divano, non si toccano: «Io non ce l’ho con te Giorgio, davvero, ma chi te lo fa fare?», «È il mio lavoro», «Sì un lavoro che non viene pagato, che ti porta lontano dalla tua famiglia, e per cosa?». L’uomo pare voler rispondere poi: «Vado a fumare», la pioggia è diminuita. Luci gialle nel palazzo di fronte, in basso Giorgio vede una ragazza che balla con le cuffie davanti alla finestra. L’uomo aspira il fumo, la guarda e sorride; quando sua moglie lo richiama, lui rientra, in quel momento la ragazza alza lo sguardo verso la finestra, ma non c’è più nessuno.

Più tardi, Flavia beve una tisana e si mette nel letto matrimoniale. Giorgio si prepara il divano letto e si mette a leggere, “Il mondo senza di noi”.

Olly dorme abbracciata alla cartolina.

 

Decorazione grafica

 

È mattina, non piove. La ragazza del palazzo di fronte si sveglia, fa colazione, si prepara ed esce. Arriva in Biblioteca, timbra il cartellino con su scritto “Giusy B.”, mette le cuffie, apre il laptop con gli adesivi di Smiths, Morrissey in primo piano, Misfits e Sabotage dei Beastie Boys: «Giusy, che fai?», le chiede un collega: «Scrivo», «E che scrivi?», in quel momento arriva qualcuno al banco: «Mi scusi cercavo un libro», lei chiude lo schermo e saluta il collega, che resta con un milk shake in mano. La musica di Please, Please, Please degli Smiths suona mentre Roma sfila dalla metropolitana.

La ragazza guarda il Tevere ingrossato, appena lei scende, sale Giorgio: non si sono visti, solo appena sfiorati.

Giorgio sta mangiando un cornetto, è in redazione che parla al telefono in inglese. Sta prendendo accordi per il prossimo servizio. Va dal suo capo: «Mi serve una lettera di copertura», «Dove vai?», «Białowieża», «Cos’è?», «Traffico di legname», «E che ce ne frega?», «Sono alberi che hanno mille anni, in una zona parco, protetta», il caporedattore scrive e firma: «Sta’ attento», gliela consegna.

Quando il reporter torna a casa, la moglie sta dando da mangiare alla bambina: «Non è presto?», «Sì ma devo andare a fare un aperitivo, non è che il tempo di tutti ruota attorno a te, Giorgio, lì c’è la tua cena», gli dice con fare sbrigativo, si prepara ed esce chiudendo la porta.

Papà e figlia sono davanti al bagno: «Ti sei lavata i denti?», «No, shhh» gli rifà il verso.

Giorgio è sdraiato a letto accanto a Olly, guardano le stelle fosforescenti sul soffitto in silenzio. Si addormentano così.

Nel palazzo di fronte, Giusy è in cucina, si sporge a guardare il cielo: «Non può piovere per sempre», sorride (sotto, la canzone di Jane Siberry), guarda la finestra del palazzo di fronte dove, l’altro giorno, le è parso di vedere qualcuno ma c’è solo una luce bassa accesa.

Quando Giorgio si sveglia va in cucina, è mezzanotte, la moglie non è ancora tornata. Beve un bicchiere d’acqua. Va alla finestra, tossisce, dal naso gli esce ancora sangue. Fuma seduto al tavolino e guarda fuori: la luce nella finestra della ragazza che ballava è spenta.

«Dai, ma vienici al concerto», «No guarda grazie», «Ma i Dead Poet Society lo so che ti piacciono, l’avevo presi per te», è il lagnoso collega di Giusy che, in piedi, al lavoro, le sventola davanti i biglietti: «Il problema è proprio questo, che non lo hai fatto davvero ma solo perché sapevi che mi piacevano», il collega non capisce: «Eh infatti», peggiora, così Giusy chiude (di nuovo) i suoi libri e il laptop: «E io invece – dice – ho scelto la verità», si alza e va via.

Quando arriva a casa Giusy lancia le chiavi di casa: «Stronzo», dice, si spoglia, riempie la vasca da bagno e si immerge con le cuffie che sotto sparano. Coda dei DPS.

Giusy in camera sua, sul grande letto, sparsi i vestiti, infila le calze a rete, la minigonna nera, si mette un maglione bianco, rossetto rosso, esce. La casa resta in silenzio.

In discoteca, Giusy balla in mezzo alla pista, la musica dance martella, così le luci rosse e i fumogeni. Fumo di sigaretta, in macchina anche Giorgio ha un maglione bianco, ma un paio di jeans: “E per stanotte sono di nuovo previste piogge acide”, dice la radio, l’uomo starnutisce sangue: «Cazzo», strizza gli occhi, chiama Casa: «Devo restare in redazione, abbiamo la chiusura», «Sì, sì», lo liquida sua moglie: «Mi passi Olly per la buonanotte?», «No sta guardando i cartoni», e attacca. La bambina in realtà è in sala che sta disegnando su un foglio un mondo immaginario che si chiama GreitBritan, dove l’aria è pulita e non piove mai.

Lei e Giorgio si tengono per mano su un’astronave.

Decorazione grafica

In redazione Giorgio cerca di chiudere ma tutto va male, discute coi grafici che se ne vogliono andare che è tardi e «dopo piove acido»; lui suda, ancora sangue dal naso, va in bagno, ha le allucinazioni, vede una foresta che viene abbattuta da caterpillar, uomini in cappello che fumano e tirano coca, indigeni morti a terra, si pulisce il viso.

Ora in redazione non c’è più nessuno. Giorgio da solo al tavolino che scrive. File di scrivanie vuote. Schermi chiusi. Il ticchettio di pioggia alla finestra gli ricorda Running Up That Hill nella cover dei Placebo.

Fuori dalla discoteca, intanto, file di macchine si susseguono per portare via la gente ora nel panico. Giusy viene scavalcata, superata, le strappano le calze, inizia a piovere con raffiche di vento, qualcuno la spinge per prendere l’ultimo taxi, lei cade in una pozzanghera, lascia a terra la giacca che comincia ad assorbire gocce acide che le abradono la pelle. Le lacrime scendono assieme al rimmel.

Giorgio chiude il giornale, lo passa all’uomo delle rotative, si mette a controllare su internet l’Amazzonia peruviana dove i cocaleros dalla Bolivia stanno deforestando per fare campi di coca, mandando via gli indigeni o li uccidono: «Bastardi, tanto prima o poi arrivo», dice. Fuori però lo scroscio d’acqua comincia a essere battente, chiude tutto ed esce.

In macchina, di nuovo fradicio, Giorgio prova a chiamare, Casa ma stavolta non risponde nessuno.

A casa, Flavia dorme nel lettone matrimoniale.

Nella cameretta di Olly le lucine sono accese, brillano le stelle sul soffitto, sul pavimento insieme ai giochi la grande mappa di GreitBritan è completa, oltre all’astronave adesso c’è una grande foresta con uomini e alberi che si abbracciano, linci e scimmie con il casco spaziale.

Anche nel palazzo di fronte, la luce in casa di Giusy è spenta.

La pioggia scende torrenziale sulla città eterna. Roma è un sudario sgargiante di luci e rivoli d’acqua al neon. In macchina Giorgio non vede niente, la radio passa No light, No light di Florence+The Machine.

Una rivelazione nera a lato della strada. Zuppa. Terrea. Con un giaccone ormai sfibrato dalla pioggia acida. La macchina si ferma di fronte alla figura incappucciata. È Giusy. Giorgio la fa salire in macchina: «Tutto bene?». Lei lo guarda, lui la riconosce.

Nell’appartamento di Giusy, lei e Giorgio fanno l’amore, dolcemente. Fuori imperversa l’inferno, e non importa più niente. Attraverso il vetro. Fuori continua a piovere, in alto la finestra di casa di Giorgio, la luce è spenta. La luna gialla e piena, un pianoforte suona segretamente da qualche parte.

La mattina seguente, Giorgio va via da casa di Giusy, la bacia piano, lei dorme. Quando entra a casa sua, Flavia sta facendo colazione con Olly, la donna prova a dire qualcosa ma il sangue cola dal naso di Giorgio, che entra in bagno, seguìto dalla moglie: «Che succede», gli chiede lei, per la prima volta preoccupata: «Ho preso troppe piogge», le dice lui: «Intendo dove sei stato ieri notte?», «Adesso mi faccio una doccia, poi parliamo». Olly è in camera sua che gioca. Giorgio esce dal bagno, in cucina dice a Flavia della ragazza del palazzo di fronte, e che lui se ne va: «Sei pazzo, lasci tutto per cosa?», «Non ti amo più Flavia», «Neanch’io, ma che c’entra. E dove vai poi, e il lavoro?», «Ho già parlato col giornale stamattina. Divento freelance». Ma, prova a dire Flavia: «Non hai pensato a Olly?», «Sì è per questo che vado».

All’aeroporto di Roma, Giorgio e Giusy con un biglietto in mano con su scritto, Londra.

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Dieci anni dopo, è estate.

Olly sbarca all’aeroporto di Londra, adesso ha quindici anni, i piercing ed è vestita punk grunge. Ad aspettarla c’è Giorgio, con Giusy, mano nella mano con due bambini, un maschio e una femmina. Olly li saluta, vanno insieme nel loro appartamento. Mentre Giusy mette a letto i piccoli, Olly e Giorgio sono in cucina: «E la mamma come sta?», «Bene. Ma quello è un coglione», Giorgio la guarda e sorride: «E a Roma piove ancora acido?», «No, hanno fatto come qui e adesso senza inquinamento va meglio». Giorgio annuisce: «Hai pensato a cosa vuoi fare dopo?», «Per ora mi interessano i concerti», in quel momento Giusy rientra, bacia Giorgio con passione. Olly li guarda, va in camera, ascolta musica in cuffia, la mattina dopo riparte abbraccia Giorgio: «Ci vediamo a Natale?», le chiede lui: «Forse», risponde Olly scherzando. Guarda dal condotto di passaggio dell’aereo Giusy e Giorgio che si tengono, ballando stretti, coi suoi fratellini. Li saluta dal vetro.

A Roma nell’appartamento dove abitava Giusy adesso ci vive un ragazzo, è mattino, si affaccia alla finestra, incrocia lo sguardo di Olly che fa colazione, si salutano con la mano. Lei torna in camera, alle pareti poster degli Smiths, uno della serie BlackMirror e la locandina di Animali Notturni. Il telefono di casa squilla. Olly va a rispondere, è Giusy che le dice che Giorgio è stato ucciso in Amazzonia insieme ad alcuni indigeni del villaggio dove era ospite mentre stava chiudendo il suo reportage sui legami tra deforestazione e traffico di cocaina. Olly porta le mani davanti la bocca, e resta muta.

Il reportage di Giorgio viene pubblicato. Ne parlano su internet, in radio, in TV. Seguono arresti internazionali, anche in importanti aziende, due politici si dimettono a seguito dello scandalo che segue all’articolo dal quale emergono i loro legami politici con i cocaleros.

Al funerale a Londra ci sono tutti, compresa Flavia e il caporedattore di Giorgio, che sorride a Olly vestita di nero, come Giusy. Le due si abbracciano forte, inizia a piovere, per un riflesso condizionato Giusy si tira su la giacca in testa ma Olly la ferma, restano abbracciate a guardare il cielo, senza più paura di piogge acide. Il sole fa capolino tra le nuvole mentre Olly sta per lanciare il disegno di GreitBritan nella fossa, si gira e vede i fratellini, si accuccia e gli dà la mappa: «Qui potrete sempre trovarlo», e gli fa vedere l’astronave mentre i piccoli la guardano: «Vi potreste disegnare qui, o qui per esempio, mi sembra ci sia ancora spazio in questa foresta bellissima», «E dov’è?», le chiede la bambina: «Ovunque… vi dico un segreto che mi detto una volta papà: il mondo è una foresta».

Sono passati altri cinque anni.

Olly arriva davanti al palazzo della redazione di Giorgio anni prima, inspira, sale le scale. Il caporedattore è invecchiato, la accoglie serio: «Miric», «Signore», dopo un attimo di silenzio: «Te l’ha mai detto tuo padre cosa significa il vostro cognome?», lei lo guarda stupita: «No in effetti», «Significa lince: cerca le cose, Miric, come faceva lui, ma vedi di non scomparire», Olly sorride:

«Ci provo», appende la giacca, si mette seduta davanti al PC, con lo scotch fissa sullo schermo la cartolina, Welcome to the GB.

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