Santarcangelo, il festival che vive la cultura e protegge l’ambiente Foto: Pietro Bertora / Santarcangelo festival
Irene Ivoi

Santarcangelo, il festival che vive la cultura e protegge l’ambiente

La manifestazione di punta dedicata alle arti performative, che dal prossimo 3 luglio tornerà nella cittadina in provincia di Rimini, dimostra come si possano organizzare eventi importanti nel segno della sostenibilità e dell’inclusione. Un esempio da seguire

Irene Ivoi 1 Giugno 2026

Festival, meeting e raduni di ogni genere sono un banco di prova cruciale per gli organizzatori pubblici e privati che guardano alla transizione ecologica. Specialmente in estate, quando gli eventi all’aperto riempiono piazze, parchi e altri luoghi della natura, mettendo a dura prova gli ecosistemi.

Laboratorio di sostenibilità

Negli ultimi anni i governi hanno supportato l’adozione di buone pratiche per contenere l’impatto di questi appuntamenti. Ma il vero motore del cambiamento resta il lavoro quotidiano di chi organizza.

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Come dimostra Presente sostenibile: il progetto lanciato già nel 2013 dall’associazione Santarcangelo dei Teatri che organizza in Romagna, appunto a Sant’Arcangelo (Rn), la più longeva manifestazione italiana dedicata alla scena performativa che dal 3 al 12 luglio toccherà la 56esima edizione.

Un evento del festival in piazza Ganganelli, a Sant'Arcangelo (Rn).

Un evento del festival in piazza Ganganelli, a Sant’Arcangelo (Rn).

Dialogo collettivo

«La sostenibilità non si può affidare a una sola figura tecnica: deve nascere da un dialogo costante tra tutte le persone e le realtà che partecipano alla vita del festival» spiega Marta Lovato, responsabile per la sostenibilità di Santarcangelo festival, che abbiamo incrociato a Venezia in occasione del convegno Ecoframes: i sistemi dell’exhibit design organizzato dall’università Iuav.

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«Il nostro obiettivo – aggiunge – è costruire pratiche condivise che coinvolgano tutti gli ambiti dell’organizzazione, dalla logistica alla comunicazione, dagli allestimenti alla ristorazione. E le nostre linee guida sulla cura collettiva tra persone e ambiente sono state estese anche ai contratti di staff e artisti».

Santarcangelo festival, un talk durante la manifestazione

A destra Marta Lovato durante un talk a Santarcangelo Festival. Foto: Pietro Bertora / Santarcangelo festival

I quattro pilastri

Il modello di Santarcangelo Festival si articola in quattro pilastri: riduzione-riuso-riciclo dei rifiuti, acquisti consapevoli, mobilità sostenibile ed energia pulita che prevedono diverse azioni ciascuno.

Vediamo allora come prende forma questo progetto centrato sul “nudge”: la “spintarella gentile” verso comportamenti virtuosi cui è dedicata questa rubrica.

1. Allestimenti riutilizzati, acqua gratuita e stoviglie lavabili

Cominciamo dalle basi: i materiali di allestimento sono per lo più riutilizzati. I biglietti digitali sono incoraggiati e il programma giornaliero è consultabile via smartphone, riducendo così le stampe, attraverso un’interfaccia progettata con cura per i piccoli schermi. Lo stovigliame è interamente lavabile, gli erogatori d’acqua gratuiti sono distribuiti in vari punti del festival (con mappa online) e i bar segnalano con adesivi le buone pratiche, mettendo le persone nelle condizioni ideali per non sbagliare, come il nudge ci insegna.

L'erogatore di acqua gratuita.

L’erogatore di acqua gratuita. Foto: Pietro Bertora / Santarcangelo festival

2. Merchandising circolare e mozziconi recuperati

Dal 2022 anche il merchandising ha cambiato rotta: le T-shirt avanzate vengono personalizzate e reimpiegate, inoltre dal 2023, grazie alla collaborazione con l’azienda Terranova di Rimini, si valorizzano le rimanenze. La raccolta differenziata è capillare e dal 2025 persino i mozziconi delle sigarette vengono raccolti e avviati a riciclo grazie a Re-cig.

 

3. La rivoluzione del cibo

Veniamo al cibo. I menù hanno eliminato carne bovina e salmone. Le proposte sono sempre più orientate al vegetale, con frutta e verdura locali e di stagione. Gli ingredienti a lunga conservazione sono biologici, mentre carne e pesce provengono da filiere italiane. il punto bar è curato da Necessaire Bistrot, con cocktail antispreco. Dal 2025 il ristoro è affidato all’osteria sociale Il Povero Diavolo di Torriana, un realtà sempredel Riminese che punta anche all’inserimento lavorativo di migranti e persone ai margini del mercato del lavoro.

La mensa di Santarcangelo Festival

La mensa del festival. Foto: Santarcangelo Festival

4. Ri-ciclette per tutti

La mobilità è un altro fiore all’occhiello. Staff e artisti si spostano con le ri-ciclette, vale a dire vecchie biciclette donate e ripristinate con un’identità visiva a cura del famoso stree-artisti Eron. I mezzi rimangono inoltre a disposizione di associazioni, gruppi o scuole della città durante tutto l’anno. Per chi raggiunge Santarcangelo in autobus o in treno è prevista una tariffa ridotta sui biglietti.

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È stato inoltre sperimentato il car pooling per ridurre ulteriormente l’impatto degli spostamenti.

Foto: Pietro Bertora / Santarcangelo Festival

5. Efficienza e fonti rinnovabili

Tutta l’energia utilizzata nelle strutture del festival proviene da un fornitore che utilizza fonti rinnovabili. In parallelo, rimane costante l’attenzione da parte di tutto lo staff verso l’efficienza e il contenimento dei consumi, anche durante le roventi giornate estive.

Un momento del dopo-festival "Imbosco" a Sant'Arcangelo

Un momento del dopo-festival “Imbosco”

6. La frontiera sociale

La dimensione sociale è la frontiera più recente e forse più complessa. «Stiamo muovendo i primi passi in questo senso, abbiamo dialoghi aperti con Ente Nazionale Sordi, Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, Spazio Kor di Asti e Al Di Qua Artists, che stanno facendo un lavoro incredibile sull’accessibilità nel mondo delle arti performative» riprende Lovato.

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Intanto il festival ha mappato gli spazi, condividendo online le informazioni su parcheggi e bagni accessibili, fondo stradale e segnalazione di barriere come scalini o dislivelli: «In questa maniera le persone con disabilità possono mettersi d’accordo con noi per trovare accessi dedicati e sapere con anticipo se ci sarà uno spazio inaccessibile». E nel dopofestival “Imbosco” sono stati affissi messaggi sul consenso e sulla non discriminazione, in collaborazione con sede riminese di “Non una di meno”.

7. Circolare: un bene comune per tutta la cultura

Ma non finisce qui. Lo sguardo è rivolto anche alle altre realtà che vogliono intraprendere la stessa strada. Dallo scorso anno, infatti, l’associazione ha creato la piattaforma Circolare dove le organizzazioni culturali possono scambiarsi attrezzature e allestimenti, aggregandosi per ottenere migliori prezzi, se serve acquistare qualcosa. Un’iniziativa che trasforma l’esperienza maturata internamente in un bene comune per l’intero settore, come spiega Marta:

Santarcangelo (Rn), il festival rispetta l’ambiente: primo piano di Marta Lovato

Marta Lovato

«C’è ancora tanto da fare ma speriamo, attraverso il confronto, di trovare sempre migliori opportunità per compiere tutti insieme dei passi avanti».

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