Agroecosistemi in salute? Lo svela l’avifauna. I dati del Farmland Bird Index Torcicollo. Foto: Lipu, © Alfiero Pepponi
Ecosistemi

Agroecosistemi in salute? Lo svela l’avifauna. I dati del Farmland Bird Index

Il declino significativo delle popolazioni di alcuni uccelli delle aree agricole italiane, registrato dall’indice 2025, è un campanello d’allarme sulle condizioni dell’ambiente. Il report Lipu lancia una call to action per la messa in campo di pratiche “agroecologiche” in sostegno della biodiversità

Francesca Santoro 12 Febbraio 2026

L’indicatore Farmland Bird Index (Fbi) è un progetto nazionale di raccolta dati delle specie di uccelli comuni tipici delle zone agricole italiane, finanziato dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste nell’ambito della Rete nazionale della Pac (politica agricola comune) e realizzato dalla Lipu. Dati importanti perché la presenza dell’avifauna rispecchio lo stato di salute dell’intero ambiente.

L’indice 2025 conferma però un calo significativo degli uccelli selvatici che vivono e si riproducono negli ambienti agricoli.

Gli uccelli, indicatori ecologici

Sensibili ai cambiamenti ambientali, gli uccelli risultano facilmente contattabili, in particolare nel periodo riproduttivo, in cui mostrano comportamenti territoriali evidenti, come il canto. Rendono perciò possibile un monitoraggio di habitat su larga scala. Inoltre, trovandosi in alto nella catena alimentare, riflettono i cambiamenti subiti anche da animali che occupano livelli trofici inferiori. Per questo, spiega la Lipu, «il loro stato di conservazione è strettamente relazionato alla nostra qualità della vita».  

Le pianure, aree più critiche

Secondo il report Fbi 2025, che sarà presentato il 25 febbraio online, il 71% delle 28 specie tipiche degli agroecositemi, utilizzate per il calcolo dell’indicatore, presenta un declino significativo. Nel periodo considerato (2000-2025), ad esempio, il torcicollo, ha perso il 76% della sua popolazione, il calandro il 73% e il saltimpalo è diminuito del 71%.  Dai dati emerge come sia «estremamente critica la situazione delle Pianure alluvionali dove il decremento generale ha oramai superato il 50% (-50.19) a dimostrazione di un ambiente che ha fortemente necessità di azioni di ripristino ambientale diffuso».

Parola d’ordine: ripristino della biodiversità

Secondo il report, infatti, la scomparsa nelle aree agricole di elementi naturali, come siepi e filari, e l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti, con la conseguente pressione sulla presenza e sulla nidificazione di specie comuni e meno comuni, non accennano a diminuire.

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Tuttavia, sottolinea Roberta Righini, coordinatrice Fbi per la Lipu, «il nuovo Regolamento europeo per il Ripristino della natura rappresenta un’importante opportunità per invertire la tendenza al declino degli uccelli degli ambienti agricoli: gli articoli 10 e 11 prevedono misure per migliorare la diversità degli impollinatori e la messa in campo di pratiche “agroecologiche” per rafforzare la biodiversità degli ecosistemi agricoli».

saltimpalo

Saltimpalo. Foto: Lipu, © Lorenzo Magnolfi

Un’esperienza locale

Proprio su questo terreno, a conferma dell’impegno da molti anni per l’agroecologia, nel 2015 La Cesenate, l’azienda agroalimentare che pubblica Terraneamagazine, ha partecipato a un’azione di miglioramento della biodiversità, dopo un progetto di monitoraggio delle varie specie di uccelli nella Valle del Mezzano, zona di produzione del pomodoro. L’attenzione, focalizzata inizialmente su specie come la Pernice di mare, si è poi spostata sull’ambiente nel suo insieme, la cui capacità di sostenere le specie, è legata sia ai siti riproduttivi che alla disponibilità trofica e delle zone di rifugio.

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Conservazione delle aree incolte e limitazione degli sfalci, da operare ad almeno 5cm dal suolo, e una sola volta l’anno nelle zone nelle zone umide e nei prati naturali, con divieto da marzo a luglio:

queste alcune buone pratiche individuate nell’occasione e condivise con gli agricoltori, per la protezione dell’avifauna.

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