Memoria contadina e biodiversità. Nei Giardini di Pomona con Paolo Belloni
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Memoria contadina e biodiversità. Nei Giardini di Pomona con Paolo Belloni

Nel cuore della Valle d’Itria, in Puglia, un progetto nato dalla scelta di un “migrante al contrario” che ha lasciato Milano per varare una straordinaria esperienza di custodia di varietà antiche, saperi agricoli e pratiche sostenibili. Indicando una strada concreta per il futuro della terra e delle comunità

Anastasia Verrelli 19 Gennaio 2026

I Giardini di Pomona rappresentano un autentico scrigno della biodiversità mediterranea, un luogo nel quale ogni albero racconta storie antiche e ogni frutto nasconde segreti preziosi. A crearlo, nel cuore della Valle d’Itria, più precisamente a Cisternino (Le), è stato Paolo Belloni: un fotoreporter di Milano che ha cambiato nel ‘94 città e professione per trasformare quest’angolo di Puglia in una vera e propria banca genetica vivente, dedicata alla salvaguardia di specie arboree rare e dimenticate.

Nei Giardini di Pomona con Paolo Belloni: vista dall'alto

Foto: Giardini di Pomona

Archivio vivente

Il patrimonio che si conserva in questo simbolo di resilienza e speranza d’altro canto è notevole: con oltre 1.200 varietà di alberi da frutto, fra cui 600 varietà di fichi, i Giardini di Pomona celebrano la cultura agricola e dimostrano la praticabilità di scelte sane e sostenibili nella filiera del cibo. Fra gli elementi di pregio una pianta di cachi nata dai semi di quella che il botanico Masayuki Ebinuma salvò nel 1945 dal bombardamento atomico di Nagasaki e collocata al centro di uno splendido labirinto vegetale.

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«Le piante sono per lo più antecedenti al 1950 – spiega Belloni – Il 1955 segna infatti la transizione dalla coltivazione tradizionale all’uso massiccio della chimica e della meccanizzazione: un passaggio che ha ridotto drasticamente il numero di agricoltori in Italia, lasciando un grande patrimonio a rischio di estinzione».

Nei Giardini di Pomona con Paolo Belloni: un gruppo di visitatori

Foto: Giardini di Pomona

Ed è proprio insieme a lui che vi portiamo alla scoperta di questo microcosmo dalla forte finalità educativa, visitato da almeno cinquemila persone l’anno.

Paolo, nei Giardini di Pomona custodite molte varietà di fichi e altre specie rare. Perché è così importante preservare queste eccellenze della biodiversità agricola?

La varietà delle specie è un elemento cruciale per la stabilità degli ecosistemi: più individui diversi coesistono, maggiori sono le possibilità che alcuni di questi sviluppino caratteristiche in grado di resistere a cambiamenti climatici, parassiti e malattie. La diversità, dunque, non è solo un valore da tutelare, ma un vero e proprio scudo naturale che rafforza l’intero sistema agricolo ed ecologico.

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Non possiamo prevedere con certezza quali specie saranno fondamentali per il nostro futuro, ma sappiamo che ogni perdita riduce le possibilità di adattamento degli ecosistemi e dell’umanità. Per questo è essenziale, come facciamo nel nostro conservatorio botanico, proteggere e conservare il maggior numero possibile di specie botaniche, custodendo la ricchezza della natura per le generazioni future. Il punto però è un altro…

Nei Giardini di Pomona con Paolo Belloni: fichi ad essiccare

Foto: Giardini di Pomona

Quale?

Tutti parlano di biodiversità, ma preservarla davvero richiede azioni concrete: piantare alberi, permettere alle radici di affondare nella terra e favorire la rigenerazione degli ecosistemi. I convegni, le conferenze e le dichiarazioni d’intenti sono importanti per diffondere consapevolezza, ma da soli non bastano. È la pratica quotidiana, il lavoro costante sul territorio, a fare la differenza.

Come si integrano nei Giardini di Pomona i principi dell’agricoltura sostenibile e della permacultura?

L’agricoltura sostenibile è il cuore del nostro lavoro: coltiviamo la terra nel rispetto dei ritmi naturali, senza l’uso di sostanze chimiche, ispirandoci ai principi della permacultura e della biodinamica. Il nostro obiettivo è rigenerare i suoli, preservare la biodiversità e promuovere un modello agricolo che sia in armonia con l’ambiente. In Puglia, in particolare, stanno prendendo forma nuove sperimentazioni per superare il modello intensivo e semplificato, che si è rivelato insostenibile sia dal punto di vista ecologico che economico.

 

Qual è il principio di fondo che sostiene questo nuovo modello?

È un’idea semplice ma rivoluzionaria: la complessità garantisce equilibrio, mentre l’eccessiva semplificazione espone gli ecosistemi a fragilità e rischi. Nei Giardini di Pomona lavoriamo ogni giorno per preservare questo patrimonio di complessità, favorendo l’impollinazione naturale e applicando pratiche agricole sostenibili. Il nostro impegno è rivolto non solo alla produttività del presente, ma anche alla costruzione di un futuro nel quale l’agricoltura sia rigenerativa, resiliente e profondamente connessa con la terra e le sue risorse.

Ma come è maturato il desiderio d’intraprendere questa sfida?

I Giardini di Pomona nascono nel ’94 ma l’idea ha radici più profonde, risale al 1992. Era l’anno dell’Earth summit di Rio de Janeiro, quando è stata elaborata l’Agenda 21, un piano d’azione per preservare la vita sulla Terra nel XXI secolo. Questo messaggio è stato raccolto da diverse personalità, tra cui il celebre scenografo Tonino Guerra, che in Romagna ha creato L’Orto dei Frutti Dimenticati. Anche gli agronomi Isabella e Livio Dalla Ragione, che a Città di Castello hanno avviato un esemplare recupero delle varietà locali.

Nei Giardini di Pomona con Paolo Belloni: Paolo accanto a un albero spoglio

Foto: Giardini di Pomona

Sono stati di esempio per lei?

In qualche modo sì. In quegli anni ero impegnato a Milano con la neonata “Associazione nazionale per la valorizzazione della biodiversità Pomona” che era diventata in poco tempo un punto di riferimento per chiunque volesse salvare varietà antiche di piante da frutto. Poi mi sono trasferito in Puglia, scegliendo di andare controcorrente rispetto alla tendenza migratoria italiana, sono diventato “un migrante al contrario”.

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Ho lavorato come consulente nel Cilento e nel Vallo di Diano, in provincia di Salerno, per il recupero di antiche varietà di melo, pero, ciliegio e fico. Avevo organizzato anche delle mostre pomologiche in Calabria. E alla fine, la Valle d’Itria si è rivelata un luogo strategico: centrale, fertile e ricco di biodiversità, con un clima mediterraneo ideale per la coltivazione e la conservazione di antiche varietà locali.

Nei Giardini di Pomona con Paolo Belloni: Il Cachi di Nagasaki al centro del labirinto di lavanda

Il Cachi di Nagasaki al centro del labirinto di lavanda. Foto: Nicola Amato

Il nome della vostra azienda richiama la dea romana dei frutti, perché questa scelta?

Pomona era la dea romana della frutticoltura e dei giardini, venerata per la sua capacità di proteggere e far prosperare orti e frutteti. La scelta non è stata casuale: è un tributo alla tradizione agricola e alla bellezza della biodiversità che vogliamo preservare. Quando abbiamo fondato l’Associazione nazionale per la valorizzazione della biodiversità, ci è sembrato naturale invocare la protezione di Pomona, simbolo di abbondanza e fertilità.  Ci piace pensare che, sotto l’egida di Pomona, possiamo coltivare non solo frutti e piante, ma anche una comunità consapevole e attenta alla salvaguardia delle risorse naturali.

Nei Giardini di Pomona con Paolo Belloni: Uno dei trulli in cui è possibile soggiornare

Uno dei trulli in cui è possibile soggiornare. Foto: Giardini di Pomona

Nei Giardini di Pomona promuovete anche delle attività educative. Quali sono i principali progetti per le scuole e gli appassionati?

Accogliamo numerose scuole Erasmus, soprattutto dal Belgio, offrendo stage di formazione che permettano ai ragazzi di entrare in contatto diretto con il nostro lavoro. Gli studenti apprendono così tecniche di agricoltura sostenibile, principi di permacultura e metodi di conservazione della biodiversità agricola. Inoltre, collaboriamo con le scuole primarie: coinvolgere i bambini in attività pratiche come la semina, la raccolta e la scoperta delle varietà autoctone li aiuta a sviluppare una connessione autentica con la natura e una maggiore consapevolezza sull’importanza della biodiversità.

E con i ragazzi più grandi che tipo di attività proponete?

Personalmente trovo molto stimolante lavorare con loro, con gli studenti delle superiori o anche quelli universitari. Possono comprendere la complessità del nostro lavoro, interrogarsi sulle sfide dell’agricoltura contemporanea. E soprattutto possono valutare di portare avanti questa idea nelle loro future scelte professionali e personali.

Nei Giardini di Pomona con Paolo Belloni: un gruppo di giovani in visita

Foto: Giardini di Pomona

Questa esperienza si basa su una grande forza di volontà. Ma basta per tenerla in piedi? Come vi siete organizzati per renderla sostenibile anche dal punto di vista economico?

La passione e la determinazione sono indispensabili ma non bastano se non vengono supportate da risorse economiche adeguate. Per garantire la sostenibilità del conservatorio botanico abbiamo avviato un progetto di ospitalità turistica nei trulli, un’esperienza di soggiorno unica, immersa nella natura, che abbiamo realizzato in completa autonomia, nonostante gli apprezzamenti iniziali della Regione. Ma i metodi sono molti.

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Ora, per esempio, siamo impegnati in un crowdfunding per costruire un pozzo artesiano utile a garantire la sopravvivenza delle nostre piante e affrontare le sfide climatiche che abbiamo difronte. Basti dire che tre anni fa abbiamo subito la perdita di ben 2.013 alberi, frutto di cinque anni di lavoro e dedizione, a causa di una siccità estrema combinata con la mancanza di volontari del servizio civile. Un’esperienza che ci ha reso ancora più consapevoli della necessità di adottare misure preventive, il pozzo appunto, perché eventi simili non si ripetano in futuro.

Guarda il video a sostegno della raccolta fondi per costruire il pozzo

Quanto conta oggi la perdita di memoria e dei saperi contadini nella crisi della biodiversità agricola?

Moltissimo. Stiamo assistendo, spesso nell’indifferenza generale, alla scomparsa di un patrimonio agricolo millenario. Per secoli, generazioni di contadini hanno selezionato, moltiplicato e tramandato varietà vegetali perfettamente adattate al nostro territorio, custodi di sapori, saperi e resilienza. Oggi, però, queste preziose risorse rischiano di essere perse per sempre, soffocate dall’omologazione delle colture industriali e da un modello economico che privilegia la produzione su larga scala a discapito della qualità e della sostenibilità.

In questo scenario, qual è la sfida più grande per il futuro dei Giardini di Pomona?

Certamente quella di resistere all’erosione della diversità e dimostrare, con i fatti, che un’alternativa all’omologazione è possibile. Un’agricoltura più rispettosa della terra, capace di valorizzare le sue ricchezze senza depredarle, è necessaria e realizzabile.

Nei Giardini di Pomona con Paolo Belloni: visitatori in cammino

Foto: Giardini di Pomona

Nei Giardini di Pomona portiamo avanti questa visione, sapendo che il futuro dell’agricoltura e dell’ambiente dipende da quanto sapremo coinvolgere in questo cammino le nuove generazioni.

Per saperne di più

www.igiardinidipomona.it

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