Un ragazzo medita sul prato, sullo sfondo un orologio Foto: Getty Images
Natura

Gestire il tempo senza stress, un dono della natura

Uno studio spiega come le esperienze negli ambienti naturali influiscano positivamente su come percepiamo lo scorrere degli eventi.  Mentre negli habitat urbani prevalgono ansia e ritmi frenetici

Francesca Santoro 21 Marzo 2024

Quale ruolo svolge l’ambiente naturale sulla nostra percezione del tempo? Una ricerca pubblicata sulla rivista People and Nature si focalizza su questo tema, a ben vedere interessante in un mondo sempre più urbanizzato. Fino a non molti decenni fa, infatti, le nostre giornate erano regolate da tempi scanditi dalla natura, tempi da cui i ritmi frenetici e incessanti delle città ci hanno allontanato.

 

Una ragazza stressata nell'ambiente urbano

Foto: Diego Cervo

Per un essere umano metropolitano la percezione di “non avere tempo” è ricorrente e foriera di stress.

Flusso in tre dimensioni

Secondo il professor Ricardo Correia, dell’Università finlandese di Turku, che ha partecipato allo studio questa “pressione” del tempo potrebbe essere limitata attraverso una riconnessione con la natura. Si legge nell’abstract: «La percezione del tempo umano è complessa e coinvolge almeno tre dimensioni chiave legate alla successione temporale, alla durata temporale e alla prospettiva temporale». E ancora:

 

Ricardo Correia

Ricardo Correia

«La percezione del tempo è modellata da vari fattori contestuali, inclusi i contenuti del periodo di tempo e le caratteristiche cognitive, emotive e corporee di chi sperimenta».

Qualità e percezione

Lo studioso ha esaminato la letteratura scientifica sul tema, deducendone in particolare due modalità in cui l’ambiente naturale condiziona il nostro senso del tempo: un’alterazione della percezione della durata temporale e uno spostamento della prospettiva temporale. In alcuni studi sperimentali, ad esempio, i partecipanti calcolavano che gli intervalli di tempo fossero più lunghi quando si trovavano in ambienti naturali rispetto a quando stimavano il trascorrere del tempo nell’ambito di contesti urbani.

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Dunque durante le esperienze in natura la percezione della durata temporale si estende. La sensazione che emerge è quella di avere più tempo a disposizione, al contrario della percezione comunemente avvertita in città che è quella della scarsità di tempo. La causa potrebbero essere gli “effetti riparatori” della natura, che possono modificare il focus dell’attenzione così come anche l’umore, che a loro volta alterano la nostra esperienza temporale.

Uno dei grafici contenuti nello studio su People e nature

Uno dei grafici contenuti nello studio su People e nature

Stop ai “loop mentali”

Secondo Correia, inoltre, l’esposizione alla natura modifica in modo rilevante la nostra prospettiva temporale, ovvero l’orientamento dei pensieri verso il passato, il presente o il futuro. Altri studi, infatti, rilevavano come esperienze quali camminare nella natura o semplicemente il guardare scene naturali possono portare a focalizzarsi più sul presente e meno su esperienze passate negative. La natura sembra quindi anche facilitare una prospettiva temporale più equilibrata, contribuendo a far fluire i pensieri dal passato, al futuro, all’essere “immersi” nel presente.

 

Natura e tempo, passeggiata nel bosco

Foto: Rastislav Durica da Pexels

Un effetto positivo per il benessere mentale, dal momento che una grande preoccupazione per il futuro o il restare focalizzati su esperienze negative passate possono contribuire allo stress e all’ansia.

Spunti per un habitat riparativo

Scrive infine Ricardo Correia: «Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche per convalidare la relazione tra le esperienze della natura e la nostra percezione soggettiva del tempo, questa conoscenza può rivelarsi preziosa per massimizzare gli effetti potenzialmente riparativi sul benessere umano in quanto può informare la progettazione urbana, la pianificazione dei trasporti e altre aree che definiscono la qualità della vita urbana contemporanea».

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