Raffiche di vento e grandinate eccezionali hanno messo in ginocchio numerosi territori del Centro e del Nord Italia. Tra il 15 e il 21 luglio le aziende agricole dell’Emilia-Romagna sono state tra le più colpite. In pochi giorni, agricoltori e imprenditori hanno dovuto affrontare prima il caldo estremo e subito dopo piogge devastanti.

Un chicco di grandine e i danni del nubifragio sui campi in Romagna. Foto: Luca Artioli, Apo Conerpo
Da Ferrara a Piacenza, passando per Bologna, Modena e Reggio Emilia, i nubifragi accompagnati da enormi chicchi di grandine si sono abbattuti su abitazioni, terreni e raccolti.
Filiera agroalimentare in ginocchio
Mentre si cerca un supporto da parte delle istituzioni, le cooperative e i gruppi produttivi tracciano un primo bilancio lungo l’intera filiera agroalimentare, evidenziando le principali criticità. «I danni sono stati ampi e diffusi, soprattutto nel ferrarese e nel ravennate. Le prime stime indicano superfici colpite fino al 30%, ma le verifiche sono ancora in corso.
Il danno più grave si aggira intorno al 20% per il comparto del pomodoro biologico. Mentre per il pomodoro convenzionale la stima delle perdite è intorno al 10% – ha spiegato Luca Artioli, responsabile dell’Ufficio industria di Apo Conerpo, l’organizzazione che comprende seimila produttori riuniti in 50 cooperative – Alcuni danni sono ancora incalcolabili».
Grandine e riscaldamento globale
Già uno studio dal titolo “Aumento del potenziale di danni globali causati dalla grandine in un mondo che si riscalda“, pubblicato su Nature lo scorso maggio, ha evidenziato come il riscaldamento globale possa aumentare il potenziale distruttivo dei temporali. L’innalzamento delle temperature e dell’umidità nei bassi strati dell’atmosfera sta infatti rendendo le grandinate molto più violente rispetto a quelle del passato. Secondo lo studio, i chicchi di grandine con un diametro superiore ai tre centimetri potrebbero diventare sempre più frequenti, con un incremento stimato tra il 38% e il 52%.
Interventi straordinari
«Siamo di fronte a una situazione drammatica, con perdite che appaiono già insostenibili per la tenuta economica delle aziende agricole colpite – ha sottolineato Marco Allaria Olivieri, direttore di Coldiretti Emilia-Romagna – Sono stati investiti settori strategici come quello ortofrutticolo, insieme alle colture orticole e ai seminativi. La violenza della grandine e del vento, con raffiche che hanno raggiunto i 120 chilometri orari, non ha risparmiato neppure le strutture produttive, con serre divelte, stalle e capannoni scoperchiati, impianti frutticoli abbattuti e reti antigrandine lacerate o sfondate».
Un tavolo di crisi per le imprese
Nel territorio italiano il cambiamento climatico ormai rappresenta un fattore strutturale di incertezza per la produzione agricola. Per questo motivo, Confagricoltura Emilia-Romagna ha inviato una lettera all’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi, chiedendo la convocazione di un tavolo di crisi.
Per il presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna, Marcello Bonvicini, «Gli eventi che hanno colpito il territorio regionale confermano come l’agricoltura sia sempre più esposta a fenomeni climatici estremi, la cui intensità supera ormai la capacità di risposta degli ordinari strumenti di gestione del rischio e rende indispensabili interventi straordinari per garantire la sopravvivenza e la ripartenza delle imprese agricole colpite. È necessario attivare rapidamente un confronto con la Regione per mettere in campo tutte le misure disponibili a sostegno delle imprese agricole».
Raccolta compromessa e prevenzione
A questi numeri si aggiungono le perdite che emergeranno nelle prossime settimane. Inoltre, le condizioni dei campi stanno rendendo difficile la raccolta e la consegna di circa 600 mila quintali di pomodoro, pari a quattro giornate di conferimenti agli stabilimenti di trasformazione (circa 150 mila quintali al giorno). Sebbene siano previste coperture assicurative, gli indennizzi non arrivano nell’immediato. «Bisogna precisare che non è stato colpito soltanto il comparto del pomodoro, ma in molte aree dell’Emilia-Romagna si registrano effetti devastanti anche su mais, fagiolini e frutta destinata all’industria», ha aggiunto Luca Artioli.
E le organizzazioni agricole chiedono maggiori investimenti nella prevenzione del rischio climatico, nelle infrastrutture, negli strumenti di gestione del rischio e nella tutela delle imprese.
