Verso un tessile più sostenibile. A Torino il convegno della rete Slow Fiber
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Verso un tessile più sostenibile. A Torino il convegno della rete Slow Fiber

La rete di aziende ha celebrato il terzo anniversario con un incontro che ne ha approfondito i valori. Solo una moda e un arredamento che durino nel tempo e generino valore reale, sia per produttori che per consumatori, possono definirsi anche “belli”

Redazione 13 Novembre 2025

Produce il 10% delle emissioni globali di CO₂, consuma il 20% dell’acqua utilizzata nel mondo, crea ogni anno oltre 2 miliardi di tonnellate di rifiuti, di cui l’87% finisce in discariche o inceneritori. Sono solo alcuni numeri della moda, settore a grande impatto ambientale, ben noti a Slow Fiber, rete nata 3 anni fa dall’incontro tra Slow Food e alcune aziende della filiera tessile italiana. Il primo congresso nazionale di Slow Fiber si è svolto lo scorso 7 novembre a Torino.

Gli obiettivi della rete

Slow Fiber riunisce oggi 29 imprese italiane della moda e dell’arredamento che impiegano quasi 6800 addetti per un giro d’affari di 1,2 miliardi. Rappresentano tutte le varie fasi della filiera e custodiscono anche la ricchezza di mestieri antichi e moderni, tradizione e tecnologia all’avanguardia. Queste realtà lavorano per accogliere i valori fondanti di Slow Food: “buono, sano, pulito e giusto”, arricchiti dal principio di “durabilità”. Come ha detto il fondatore del movimento Slow Food, Carlo Petrini, all’apertura dei lavori:

Carlo Petrini

Carlo Petrini. Foto: Bruno Cordioli

«Se è stato importante per il cibo, oggi il mondo ha bisogno di una rigenerazione dell’intero comparto del vestirsi».

Al lavoro per un nuovo paradigma

Il network, distribuito tra Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana, diffonde consapevolezza sull’impatto del tessile e sostiene filiere locali che condividono trasparenza, sostenibilità e responsabilità sociale.

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Non si sostituisce alle certificazioni esistenti, ma integra i principi di sostenibilità con una visione sistemica, etica e culturale più ampia, che pone al centro la dignità del lavoro e la cura per l’ambiente.

Educare e trasformare

La sfida non è solo ridurre l’impatto, ma trasformare il sistema moda in un modello rigenerativo. «Perché facciamo fatica a mettere insieme economia e ecologia?» ha detto Dario Casalini, ideatore e Presidente di Slow Fiber. «Dobbiamo impegnarci nell’educazione al consumo, dobbiamo riuscire a parlare ai giovani perché siano motivati a tornare a lavorare nella manifattura. E dobbiamo mettere in sicurezza la filiera tessile virtuosa».

Foto dell’azienda Vastes (Rete Slow Fiber)

La prospettiva della bellezza

Barbara Nappini, Presidente di Slow Food Italia, ha invitato tutti gli stakeholder a lavorare insieme e sentirsi interconnessi. Ha parlato di un’altra idea di mondo partendo dalla bellezza, che è «una tensione che non rimanda al domani, ma avverte l’urgenza. La prospettiva del domani è la prospettiva del preservare la vita, principio ultimo e iniziale della natura».

Il valore non è la overproduction

Il valore non deve essere determinato dalla quantità prodotta, ma dalla qualità, dalla durabilità e dal rispetto della vita, umana e naturale, che lo rende possibile.

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Per Silvia Barbero, Professoressa di Design Sistemico al Politecnico di Torino, intervenuta insieme a molti altri relatori all’evento, «Dobbiamo cambiare il modo di pensare. Non aspettiamoci la soluzione dalla tecnologia. Dobbiamo avere una visione più olistica, un approccio sistemico nel leggere i fenomeni del mondo.

Passare dal “human center design” al “humanity center design”».

 

 

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