Per alcuni il nome fragola deriva dal verbo latino “fragrare” che significa “aver un buon profumo”. E indubbiamente una vaschetta di fragole in cucina (fuori dal frigo!) ci regala un aroma che intriga quasi più del gusto. Alla dolcezza del profumo e del sapore corrisponde, inaspettatamente, un apporto calorico molto ridotto che ci permette di godere senza dubbi di questo frutto primaverile, fatte salve altre precauzioni relative ad allergie e filiere.

Il frutto giusto, insomma, per festeggiare anche su Terranea la “Giornata Nazionale dell’Informazione Costruttiva 2025” che si celebra il 3 maggio.
Carta d’identità
La fragola appartiene alla famiglia delle Rosaceae, sottofamiglia Rosoideae, genere, appunto, Fragaria. Cresce in climi temperati, su terreni soffici e umidi. Quello che noi chiamiamo frutto, è in realtà il “ricettacolo fiorale” che presenta sulla superficie i veri frutti, i semini (acheni). La fioritura, ovvero la disponibilità alla raccolta, nel nostro Paese tradizionalmente è da fine aprile a giugno, tanto che nell’immaginario la fragola è il frutto primaverile per eccellenza. In realtà oggi il periodo della raccolta varia a seconda se la coltura è in serra o in campo, della latitudine e della varietà (rifiorente o non). In autunno per le produzioni fuori stagione ottenute con piante frigoconservate, dalla primavera all’autunno con varietà rifiorenti.

La fragola di bosco (Fragaria vesca). Foto: Getty Images
Varietà di ogni continente
Al genere Fragraria appartengono numerose specie presenti in quasi tutti i continenti. La specie spontanea più diffusa originaria dell’Eurasia, la Fragaria vesca o fragolina di bosco, è piccola e dal sapore intenso ed è una sorpresa che ancora si incontra dal piano a 1800 m, in boschi e luoghi erbosi. Le varietà coltivate oggi invece sono ibridi la cui produzione è iniziata alla fine del Settecento, quando un evento di ibridazione spontanea di due specie portate dalle Americhe (Fragaria virginiana e Fragaria chiloensis) diede vita a una nuova specie. Le varietà sono divise in cultivar a frutto piccolo e cultivar a frutto grande. Vaste coltivazioni di fragole si trovano in Liguria, Emilia-Romagna, Campania, Piemonte, sul lago di Nemi presso Roma.
Gustose, leggere, benefiche
Le fragole apportano poche calorie (se consumate senza zucchero e panna!), circa 30 per ogni 100 e offrono un contenuto in vitamina C superiore agli agrumi: 100 grammi (ovvero tre fragole grandi!) coprono il fabbisogno giornaliero di vitamina C. Inoltre sono ricche di fitonutrienti antiossidanti: esistono alcuni studi clinici, sebbene ancora numericamente pochi, dai risultati interessanti riguardo effetti sulla salute cardiovascolare, sul miglioramento del profilo lipidico, sulla riduzione dell’innalzamento della glicemia dopo i pasti e altro ancora.

Foto: Getty Images Signature
A volte ci trovano ipersensibili
Le fragole sono frutti istamino-liberatori. In alcuni soggetti si possono manifestare orticaria, prurito, o reazioni più importanti. Alcuni pediatri suggeriscono di introdurre nella dieta del bambino le fragole dopo i 12 mesi, e dopo i 24 mesi in presenza di altre allergie o di familiari allergici.
In modo graduale (come per ogni cibo durante lo svezzamento), cioè in piccole quantità ed evitando di introdurre in contemporanea altri nuovi alimenti. Altri suggeriscono addirittura di aspettare i 3-4 anni.
Il problema dei residui chimici
Non possiamo tralasciare un altro dato critico. Oggi abbiamo fragole a disposizione quasi tutto l’anno, grazie all’uso di nuove varietà, alla coltivazione in serra e, purtroppo, a un uso importante di pesticidi, che conferisce a questo frutto il triste primato della maggiore presenza di residui chimici. Uno studio coreano rileva che i lavaggi casalinghi più accurati, con percentuali di aceto o di sale, riescono a rimuovere meno della metà dei pesticidi dalla frutta.

Foto: Canva
Quindi, fragole sì. Ma di stagione e da produzione biologica.