Clima, Cop28 di Dubai Foto: UN/Spokesperson
Dossier

Clima, cosa sappiamo. E perché l’obiettivo di emissioni zero è possibile

A Dubai entra nella fase conclusiva la Cop28, il vertice annuale sul riscaldamento globale. Ma quali sono le certezze intorno a questo fenomeno? E come affrontarlo in maniera concreta? Ce lo spiega la climatologa italiana che partecipa ai rapporti ufficiali delle Nazioni Unite

Susanna Corti 9 Dicembre 2023

Sappiamo da decenni che il mondo si sta riscaldando. Sappiamo che i cambiamenti climatici recenti sono diffusi, rapidi e si stanno intensificando. Sappiamo che questi non hanno precedenti in migliaia di anni. Attualmente la Terra è mediamente più calda di circa 1,1°C  rispetto all’ultimo cinquantennio del XIX secolo. A partire dal 1970 la temperatura media globale è aumentata con una velocità che non ha precedenti negli ultimi duemila anni (almeno). Le concentrazioni atmosferiche di gas serra sono maggiori rispetto a qualsiasi altro periodo degli ultimi 800.000 anni.

E le attuali concentrazioni di diossido di carbonio (CO2) sono le più alte mai raggiunte negli ultimi 2 milioni di anni.

Infografica sul clima, elaborazione Terranea

Fattore umano…

Sappiamo che le emissioni di gas serra causate dall’uomo sono il principale motore del riscaldamento globale. I fattori naturali sono responsabili solo di +/- 0,1°C. L’influenza umana è la principale causa di ondate di calore più frequenti e intense. Alcuni eventi di caldo estremo accaduti negli ultimi anni sarebbero stati estremamente improbabili nell’ultimo cinquantennio del XIX secolo.

Leggi anche:  Cinque parole chiave sulla Cop28 che dovete conoscere

L’influenza umana è la principale causa della diminuzione del ghiaccio marino artico, della diminuzione della copertura nevosa primaverile e del ritiro globale dei ghiacciai. L’influenza umana sul clima sta rendendo più frequenti i cosiddetti eventi composti, ovvero la combinazione di eventi estremi concatenati, come per esempio condizioni calde, secche, ventose persistenti che favoriscono incendi estesi e indomabili. L’influenza umana è il principale motore dell’acidificazione  e del riscaldamento degli oceani.

 

…e variabili naturali

Le emissioni di gas serra causate dall’uomo non sono certamente l’unico fattore che influenza il clima, ma su scala pluridecennale rappresentano di gran lunga il fattore predominante. La variabilità naturale su scale temporali più brevi (da quella stagionale a quella decennale) può intensificare o oscurare gli effetti del cambiamento climatico, specialmente a livello regionale. Le eruzioni vulcaniche possono temporaneamente oscurare il segnale del riscaldamento globale.

Ma si tratta sempre di ondulazioni ed episodi temporanei che non inficiano la tendenza al riscaldamento dovuta all’attività umana.

Infografica su cause del riscaldamento globale, fonte Ipcc

Fonte: Ipcc 2021/Rapporto per tutti

Fenomeni in atto

Il cambiamento climatico sta già influenzando in vari modi ogni regione abitata della Terra. I cambiamenti che riscontriamo ad oggi aumenteranno con un ulteriore riscaldamento e in funzione del riscaldamento, ovvero vedremo cambiamenti maggiori a 2°C rispetto a 1,5°C nella maggior parte delle regioni del mondo. Ogni mezzo grado aggiuntivo di riscaldamento provoca aumenti nell’intensità e nella frequenza di eventi caldi, precipitazioni intense e siccità in alcune regioni. Con un riscaldamento globale maggiore, continueremo a vedere un’intensificazione del ciclo globale dell’acqua.

 

Infografica sul cambiamento climatico, elaborazione Terranea

 

Le aree costiere vedranno un continuo aumento del livello del mare durante il XXI secolo, indipendentemente dal livello delle emissioni, contribuendo a inondazioni costiere più frequenti e gravi nelle aree basse sul livello del mare e all’erosione costiera.  Si prevede che la copertura del ghiaccio marino artico raggiungerà condizioni praticamente prive di ghiaccio almeno una volta prima del 2050. E questo per tutti gli scenari.

 

Infografica sugli effetti dell'innalzamento delle temperature globali

Fonte: Ipcc 2021/Rapporto per tutti

Come agire?

Per limitare il riscaldamento globale sono necessarie riduzioni forti, rapide e sostenute di CO2, metano e altri gas serra. Se così non sarà, limitare il riscaldamento a 1,5°C, obiettivo dichiarato dall’Accordo di Parigi nel dicembre 2015, sarà fuori portata. Gli scenari socio-economici coerenti con questo obiettivo richiedono una completa eliminazione dell’uso del carbone entro il 2050 e una riduzione del 60-90% per quanto riguarda petrolio e gas.

Leggi anche:  «Il clima, una sfida che unisce. E che può far volare l'Italia». Alla Cop28 di Dubai con Grammenos Mastrojeni

Per avere il 50% delle possibilità di mantenere l’aumento della temperatura globale a 1,5°C, possiamo emettere solo altre 275 gigatonnellate (miliardi di tonnellate) di biossido di carbonio. Alle attuali velocità di emissione, questo budget verrebbe consumato in soli sette anni. Nel corso della sua vita, l’infrastruttura già esistente per l’estrazione e l’uso di combustibili fossili emetterebbe più del budget mondiale rimanente di biossido di carbonio. Le nuove infrastrutture pianificate e l’esplorazione di nuove riserve di combustibili fossili supererebbero di gran lunga questo budget.

 

Infografica sul cambiamento climatico, elaborazione Terranea

Traguardo possibile

Tutti gli scenari che limitano il riscaldamento a 1,5°C – con o senza un superamento temporaneo della temperatura – si affidano alla rimozione del biossido di carbonio (Carbon Dioxide Removal, in sigla Cdr) al fine di raggiungere il traguardo delle emissioni nette zero entro il 2050 ed emissioni nette negative dal 2050 in poi. Gli attuali metodi per il Cdr ammontano a circa il 5% delle emissioni di combustibili fossili e si basano quasi interamente sull’uso di metodi naturali per migliorare lo stoccaggio del carbonio, come l’aumento della superficie boschiva.

Leggi anche:  Fra i ghiacciai del Polo Sud, cercando i segreti del clima

Ma vi sono ancora grandi incertezze a proposito delle reali potenzialità di questi metodi naturali a causa della loro vulnerabilità, compresa quella che deriva dal cambiamento climatico stesso che causa un aumento di eventi estremi come la siccità o gli incendi boschivi. I metodi Cdr innovativi basati sulla tecnologia (che comprendono la cattura e lo stoccaggio diretto dall’aria, la bioenergia con cattura e stoccaggio del carbonio) forniscono attualmente solo lo 0,1% di Cdr dall’atmosfera. Il Cdr innovativo sta solo ora passando dalla fase sperimentale alla fase di applicazione vera e propria e, sebbene teoricamente promettenti, non vi è ancora alcuna prova che questi nuovi metodi possano essere implementati su grande scala.

 

La Terra vista dallo spazio

Foto: Canva

Duplice strategia

Siamo certi, insomma, di avere a disposizione un budget di carbonio ridotto e d’altronde siamo terribilmente incerti su come e se i metodi Cdr potranno essere applicati su grande scala. Perciò l’unico modo sicuro per frenare il riscaldamento globale sta nel ridurre le emissioni da combustibili fossili al livello minimo e contemporaneamente investire in Cdr per compensare la quantità residua delle emissioni di combustibili fossili.

 

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da COP28 UAE (@cop28uaeofficial)

Per concludere…

Questo residuo deve essere mantenuto il più basso possibile alla luce delle incertezze di scala, tempi di stoccaggio e altri problemi irrisolti associati al Cdr. I serbatoi naturali esistenti di carbonio al di là dell’attività umana non sono inclusi nell’equazione delle emissioni nette zero. Infatti il budget residuo di carbonio tiene già in conto la continua funzione dei serbatoi naturali terrestri e oceanici per rimuovere una frazione significativa delle emissioni antropiche.

 

Infografica sul cambiamento climatico, elaborazione Terranea

La scienza, insomma, è chiara: non c’è spazio per l’ambiguità sulle azioni richieste per raggiungere il traguardo di emissioni di CO2 nette zero entro il 2050.

Condividi questo articolo: