Pomodoro bio, Remo Magnani Pomodoro bio, Remo Magnani
Agricoltura

«Io produttore, vi spiego i danni del clima sul pomodoro bio»

Prima l’alluvione di maggio, poi le grandinate di luglio. La Romagna ha subito le conseguenze dei fenomeni estremi che hanno caratterizzato i mesi scorsi. E a farne le spese è soprattutto la zona in cui si coltivano le varietà senza trattamenti chimici del cosiddetto oro rosso. Come racconta Remo Magnani, presidente della cooperativa Propar di Ravenna

Alessandra Cardone 23 Ottobre 2023

«Quest’anno tutti i nostri programmi di trapianto sono stati stravolti a causa dell’andamento climatico. E in particolare la produzione di pomodoro biologico mostra una flessione marcata». Tempi duri per questo gustoso frutto della terra, entrato nella nostra dieta cinquecento anni fa dalle Americhe e divenuto uno dei simboli della tradizione mediterranea. La raccolta del 2023, appena conclusa, mostra infatti tutte le conseguenze degli sconvolgimenti climatici che mettono a dura prova anche le lavorazioni agricole. Lo spiega senza mezzi termini Remo Magnani, direttore della cooperativa Propar di Ravenna:

«Da noi si è finito di raccogliere il pomodoro l’8 di ottobre e personalmente non ricordo un’altra stagione che si è conclusa così tardi».

Foto: regione.emilia-romagna.it

Il primo raccolto dopo l’alluvione

La sua d’altro canto è una voce competente. La Propar, infatti, è tra le maggiori aziende del pomodoro da industria nel nord Italia. Coltiva sia in biologico, sia in produzione integrata nelle province di Ferrara (60%) e Ravenna (40%). Per loro, come per tante altre aziende della Romagna, si tratta della prima annata dopo la rovinosa alluvione del maggio scorso. Una delle più difficili di sempre, a causa dei molteplici fenomeni meteorologici estremi che si sono succeduti durante i mesi scorsi. Basti pensare che dopo gli straripamenti primaverili nel Ravennate e le intense piogge (quasi 300 millimetri) nel Ferrarese, si sono abbattute tre pesanti grandinate fra il 19 e il 25 luglio nelle stesse zone, poco prima che cominciasse la raccolta del cosiddetto oro rosso.

 

Un momento della raccolta dei pomodori

Foto: Deyan Georgiev

Effetto a catena

Questi eventi hanno causato la perdita di campi coltivati, l’interruzione o lo slittamento dei piani di trapianto e il conseguente ritardo nella maturazione dei pomodori. «Il nostro lavoro è stato pesantemente condizionato da fattori così imprevedibili, in particolare i territori nei quali si concentra la coltivazione biologica hanno risentito moltissimo proprio della grandine» riprende Magnani. Tanto che secondo le ultime stime, in Romagna il raccolto del pomodoro biologico nel 2023 è stato inferiore del 40% rispetto allo scorso anno. E l’impatto sulla produzione nazionale è rilevante, considerando che le province di Ravenna e Ferrara, da sole, costituiscono oltre il 50% di tutto il pomodoro biologico prodotto lungo lo Stivale. A conferma l’Associazione pomodoro da industria del nord Italia annuncia che quest’anno, nell’intero distretto settentrionale, si scenderà a 47,38 tonnellate di prodotto biologico per ettaro contro le 65,37 del 2022.

 

Foto: La Cesenate

Aziende resilienti

Il quadro migliora per il pomodoro da agricoltura integrata. Questa, infatti, si distribuisce in maniera più omogenea sul territorio e dunque ha resistito meglio agli eventi meteorologici più gravi, pur subendo un calo evidente: 71,88 tonnellate per ettaro, sempre nel nord del Paese, contro una media del quinquennio precedente pari a 73,93 t/ha. Due fattori hanno supportato gli agricoltori. Il primo è legato (in positivo questa volta) al clima, che tra la fine di luglio e ottobre ha offerto condizioni stabili e favorevoli alla coltura di questa varietà. Il secondo sta invece nella solidità del tessuto produttivo: «Una volta superati gli eventi climatici negativi, la stagione è stata confortante – racconta Magnani – E grazie a un territorio composto di aziende ben organizzate ed efficienti, siamo riusciti a preservare la qualità del prodotto ottenendo buoni standard di resa nello stabilimento».

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La tenuta complessiva del settore è garantita inoltre da una profonda cultura di gestione del rischio e dall’alta organizzazione degli operatori: «Da noi le imprese agricole del pomodoro sono spesso aziende storiche, che hanno scelto questa coltura, hanno investito i propri sforzi e capitali per generazioni. E per questo sono attrezzate in maniera adeguata e capaci di resilienza al cospetto di questi impatti» dice ancora l’imprenditore.

 

Settore da sostenere

Il settore ha comunque bisogno di sostegno. Le assicurazioni infatti hanno garantito le imprese colpite dalle grandinate, ma non hanno coperto i danni dell’alluvione: per questi le aziende ancora attendono gli indennizzi promessi dal governo alle aree interessate. Così a rischio rimane uno dei prodotti di punta del nostro comparto agroalimentare.

È bene ricordare infatti che l’Italia, dopo la California e la Cina, con le sue 2.800.000 tonnellate l’anno, rappresenta il terzo maggior produttore di pomodori al mondo.

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