Un dito spinge la tessera di un domino, metafora visiva della teoria del nudge
Innovazione

E se la sostenibilità arrivasse grazie a una “spintarella”?

Piccoli stimoli che ci inducono a migliorare i nostri comportamenti o attivare nuove pratiche virtuose. È la teoria del “nudge”, che senza sostituire le regole aggiunge suggerimenti in grado di sospingerci verso la scelta migliore

Irene Ivoi 17 Aprile 2023

L’attivazione di comportamenti esemplari, capaci di rispondere alle infinite domande di sostenibilità, oggi è un tema ricorrente. Anzi attualissimo perché è sempre più chiaro come le intenzioni e i proclami superino di gran lunga le verità messe in atto. La politica d’altro canto, con i suoi indirizzi, può orientare e facilitare le nostre decisioni. Ma queste ultime spettano solo a noi. È un tema affascinante e per certi aspetti dolente di responsabilità individuale.

Stimolo gentile

Primo piano del Nobel per l'economia Richard H. Thaler

Il Nobel per l’economia Richard H. Thaler ha coniato il concetto di nudge insieme al giurista Cass R. Sunstein

 

Proprio su questo snodo entra in gioco la teoria del “nudge”, in italiano la “spinta gentile”, che si sviluppa grazie all’incrocio fra economia e psicologia evidenziando come il contesto in cui si prendono le decisioni si possa manipolare al punto da orientare gli individui verso la scelta più virtuosa, vale a dire quella che produce benefici per l’individuo o la collettività. Una visione celebrata da Richard H. Thaler e Cass R. Sunstein, premio Nobel per l’economia nel 2017 il primo e giurista il secondo, entrambi statunitensi e di formazione comportamentale, nel volume intitolato, appunto, “Nudge. La spinta gentile” (Feltrinelli, 2008). Dove questo approccio si definisce come

«qualsiasi aspetto dell’architettura delle scelte che altera il comportamento degli individui in maniera prevedibile, senza proibire alcuna opzione o modificare in misura significativa gli incentivi economici (…) Deve poter essere evitato facilmente e senza costi aggiuntivi».

Oltre le norme

Spinte o pungoli lievi, insomma, che ci aiutano a realizzare nuove azioni. E uno dei motivi per cui funzionano sta proprio nel fatto che non sono mai obbligatori. Le “spinte gentili” vanno oltre le norme, non si basano sull’uso di regole e sanzioni e non coincidono neppure con gli incentivi economici. Costituiscono delle opzioni aggiuntive che ci vengono offerte per disegnare nuovi comportamenti. Gli obblighi in molti casi occorrono, ci mancherebbe. Ma agire in modo consapevole produce effetti maggiori e più duraturi. Inoltre i limiti dei tradizionali strumenti impositivi sono noti, come ricorda l’Ocse nel rapporto “Regulatory Policy Outlook” (2018) quando sottolinea l’importanza di solide leggi ma evidenzia l’utilità delle buone pratiche e reputa in gran parte incompleto il “ciclo di vita” delle regolamentazioni che nelle fasi di applicazione e valutazione presentano esiti meno brillanti.

Come si progetta un nudge

Partendo dall’osservazione e dalla conoscenza del cervello umano che evidenzia come le decisioni prese, quando manca il tempo per riflettere, sono meno razionali di quanto s’immagini. Siamo più complessi perché permeabili a tante sollecitazioni che agiscono sul piano emotivo. Le componenti emotive e le generalizzazioni cognitive prevalgono sulla razionalità e ci inducono a prendere delle scorciatoie mentali, che nella ricerca comportamentale si definiscono “euristiche”, oppure ci polarizzano verso scelte pregiudiziali, i cosiddetti “bias”.

Quindi conoscere bias ed euristiche è fondamentale per disegnare un nudge, individuare un comportamento da correggere, esaminare il contesto in cui si trova e definire gli attori a cui è destinata la “spintarella”.

L’esempio di Castelfranco Emilia

Un esempio concreto? Riguarda lo spreco alimentare e proviene da Castelfranco Emilia, nel Modenese, dove il Comune eroga i pasti nelle mense scolastiche insieme al gruppo Camst. Per favorire l’assunzione del cibo da parte di bambini senza sprechi, i due partner hanno ingaggiato uno chef stellato, Luca Marchini, per ridisegnare il menu scolastico secondo criteri di qualità ed estetica. Nessuna imposizione né rimprovero, insomma, ma uno stimolo visivo in grado di far gustare fino in fondo i piatti: l’esperimento è ancora in corso ma le prime osservazioni confermano che queste spinte possono avere successo.

Leggi anche:  Riciclare e riutilizzare. Quando le parole fanno la differenza
Condividi questo articolo: