I rifiuti elettronici, da problema a risorsa. Come valorizzarli in sette mosse Foto: Freepik
Letizia Palmisano

I rifiuti elettronici, da problema a risorsa. Come valorizzarli in sette mosse

Nei nostri cassetti si nasconde una riserva insospettata di oggetti che possono ridurre l’estrazione di materie prime e il relativo impatto ambientale. Vi proponiamo un’azione concreta per partecipare, insieme a Terranea Magazine, alla Settimana europea per la riduzione dei rifiuti

Letizia Palmisano 17 Novembre 2025

Nei prossimi giorni, dal 22 al 30 novembre, si terrà la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti 2025 alla quale anche Terraneamagazine partecipa attivamente e che quest’anno accende i riflettori proprio sui Raee: i Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. Abbiamo quindi pensato di condividere con voi una buona pratica che, molto probabilmente, interessa tutti noi (o quasi).

Raee, da problema a risorsa: un uomo mostra un vecchio asciugacapelli e uno smartphone da smaltire

Quale? È presto detto…

Guardare i cassetti con nuovi occhi

Aprite i vostri cassetti e guardateli con occhi diversi. Spesso sono scrigni di ricordi, ma molte volte sono miniere urbane dormienti nelle quali giace un potenziale sprecato che pesa sull’ambiente e sull’economia. Dentro le nostre case, infatti, si nascondono tesori dei quali non sospettiamo l’esistenza, fatti di smartphone obsoleti, cavi aggrovigliati, caricabatterie orfani, vecchi trapani e computer che, in alcuni casi, hanno visto sorgere l’alba del nuovo millennio. Un accumulo silenzioso e capillare che, messo insieme, assume le dimensioni di un problema globale.

Raee, da problema a risorsa: un mucchio di rifiuti elettrici nel cassetto

Foto: Freepik

Tesori in casa

Pensate che, secondo recenti stime, ben l’85% degli italiani possiede almeno un vecchio smartphone chiuso in un cassetto: moltiplicato per milioni di cittadini, il quadro diventa impressionante. Perché lo facciamo? Qual è il costo reale di questa “tesaurizzazione” domestica? Le ragioni che si nascondono dietro questa abitudine sono un mix complesso di psicologia, pigrizia e disinformazione.

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Innanzitutto c’è l’attaccamento affettivo (“era il mio primo smartphone”) che ci impedisce di disfarci di un oggetto che non funziona più ma è legato a un particolare periodo della nostra vita.

I timori per la privacy

Un’altra barriera – forse la più significativa – è la preoccupazione per la privacy ovverosia il timore che i nostri dati personali (foto, contatti, messaggi) possano finire nelle mani sbagliate. Infine, c’è la semplice inerzia: non sapere dove si possono conferire correttamente questi oggetti, percependo il processo come complicato e faticoso, ci porta a rimandare all’infinito il momento del loro “abbandono”. Il risultato è la creazione di un vero e proprio “museo personale della tecnologia” nel quale reperti elettronici di ogni epoca si accumulano, perdendo ogni giorno il loro potenziale valore.

Raee, da problema a risorsa: un tecnico riparare un dispositivo elettronico

Foto: Tono Diaz / Freepik

Riserve urbane

Ciò che percepiamo come un rifiuto o come un oggetto divenuto inutile è, in realtà, una riserva concentrata di materie prime preziose: ogni smartphone, tablet o laptop, ad esempio, contiene piccole quantità di materiali letteralmente preziosi come oro, argento, palladio, rame e cobalto e recuperarli da un dispositivo elettronico è un procedimento molto più efficiente che estrarli da una miniera tradizionale. Questo concetto prende il nome di “Urban mining” ovverosia estrazione urbana: trasformare le nostre città in miniere di risorse dalle quali attingere, riducendo la necessità di nuove attività estrattive.

Le conseguenze per l’ambiente

Non si tratta solo di efficienza: le miniere tradizionali hanno, in gran parte dei casi, un impatto ambientale devastante poiché consumano enormi quantità di acqua ed energia, emettono gas serra e spesso sono associate a gravi violazioni dei diritti umani. Non riciclare un Raee provoca quindi tre conseguenze: la prima è sprecare risorse finite e preziose che potrebbero essere reintrodotte nel ciclo produttivo, la seconda sta nel contribuire indirettamente all’apertura di nuove miniere con tutto il loro carico di inquinamento. E la terza consiste nel rischio di contaminazione ambientale:  se gettati nell’indifferenziata, i Raee rilasciano infatti sostanze tossiche come mercurio, piombo e cadmio che possono inquinare suolo e falde acquifere.

Raee, da problema a risorsa: un uomo di spalle davanti a una colllina di Raee

Foto: Freepik

Ma capire non basta

Ma comprendere il problema e convincersi che sia importante risolverlo ovviamente è solo il primo passo. Agire è il secondo. E, contrariamente a quanto si pensi, è più semplice di quanto sembri.

Raee, da problema a risorsa: una ragazza indica la parte seguente dell'articolo

Ecco perciò una guida per trasformare in sette mosse l’accumulo dei Raee in una preziosa risorsa.

Fai la cernita e cancella i dati in sicurezza→ Dedica un’ora a ispezionare i tuoi “tesori”. Dividili tra funzionanti e non funzionanti. Per i dispositivi che contengono dati (smartphone, Pc, tablet), esegui un ripristino alle impostazioni di fabbrica. Questa operazione, attuabile su tutti i device, cancella in modo permanente i tuoi dati personali, fugando ogni timore sulla privacy.

Riutilizza prima di riciclare

→ Prima ancora del riciclo, la gerarchia del recupero dei rifiuti ci insegna a privilegiare il riutilizzo. Un dispositivo ancora funzionante, anche se non più all’ultima moda, non è un rifiuto e può tornare utile, ad esempio, in caso di emergenza. Quindi, se l’apparecchio effettivamente ancora funziona, valuta di tenerlo in buone condizioni proprio per il momento del bisogno.

Considera di vendere o donare l'usato

Puoi vendere i tuoi dispositivi ancora operativi su piattaforme di seconda mano, monetizzando ciò che altrimenti resterebbe a prendere polvere. Oppure puoi donarli ad associazioni di volontariato, scuole o progetti di inclusione digitale che possono consegnarli a chi non può permetterseli.

Affidati a servizi di ricondizionamento

→ Una maniera per rivitalizzare i vecchi dispositivi sta nell’affidarli a professionisti che, dopo un’attenta revisione e igienizzazione, li rimetteranno sul mercato ad un prezzo accessibile nonché completi di garanzia. Una di queste scelte evita nell’immediato la produzione di un nuovo rifiuto e, al contempo, riduce anche la domanda di nuovi prodotti, con un enorme risparmio di energia e delle materie prime necessarie per la loro fabbricazione.

Porta i dispositivi nelle isole ecologiche

→ Per tutto ciò che è rotto o irrecuperabile, le opzioni sono molteplici. La prima è conferire gli oggetti nelle isole ecologiche comunali. Ogni Comune ha centri di raccolta attrezzati per ricevere gratuitamente qualsiasi tipo di Raee, dal piccolo frullatore al grande frigorifero, per indirizzarli nei centri di recupero dei componenti e dei materiali.

Usa il servizio uno contro uno

→ Quando acquisti un nuovo prodotto elettronico, il negoziante ha l’obbligo di ritirare gratuitamente quello vecchio di tipo equivalente. Vale sia per gli acquisti in negozio fisico che online.

Usa il servizio uno contro zero

→ Questa è la soluzione perfetta per i piccoli Raee (con dimensioni inferiori a 25 cm) come smartphone, cuffiette e caricabatterie. I grandi punti vendita di elettronica (con superfici superiori a 400 mq) sono obbligati a ritirarli gratuitamente, senza alcun obbligo di acquisto da parte tua.

E non finisce qui…

Ma, come vi abbiamo raccontato, le possibilità di corretto smaltimento non finiscono qui. Quindi, forza: frughiamo nei cassetti, stipetti e cantine. Quel vecchio telefono non è un ricordo da custodire, ma una risorsa da condividere con il futuro.

Raee, un tesoro da recuperare: immagine simbolica

Foto: Aflo

Liberiamolo: il pianeta e le generazioni future ci ringrazieranno.

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