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Stili di vita

Natale vintage o “pre-loved”? Questo è il dilemma

Un abito di seconda mano è sempre vintage? E come scegliere un capo di qualità fra quelli “già amati” da precedenti proprietari? La giornalista e influencer specializzata sui temi della sostenibilità ci rivela tutti i segreti di un mondo sempre più apprezzato dai consumatori. Anche quando si tratta di fare un regalo diverso dal solito

Letizia Palmisano 15 Dicembre 2023

Avete pensato di regalare un abito vintage o pre-loved per Natale? Non ci sorprende. Fra i consumatori, infatti, è sempre più spiccata la coscienza ecologica e la consapevolezza di quanto sia importante l’uso dei beni piuttosto che il loro possesso. E la voglia di avere uno stile personale unico (e perché no, la ricerca del risparmio economico) sono fra gli ingredienti che hanno fatto esplodere un vero e proprio boom del “second hand”, in particolare nel settore dell’abbigliamento. Tanto da superare il tabu di regalare un abito di seconda mano.

 

Abiti vintage in esposizione

Foto: Lolostock

Amati e condivisi

In questi casi si utilizza sempre di più il termine “pre-loved” per descrivere, appunto, degli articoli (capi di abbigliamento, accessori, mobili o oggetti di vario genere) che siano stati posseduti ed eventualmente utilizzati da altre persone. Si tratta però di capi custoditi con molta accuratezza e che quindi si possono affidare in perfette condizioni ad un nuovo proprietario. Fra i capi “amati da precedenti proprietari” troviamo sia i capi vintage che quelli usati.

Natale vintage o pre-loved?

Pensavate che le due parole fossero sinonimi? Invece no! Ecco in cosa differiscono.

Pregiati come il vino d’annata

L’espressione “vintage” proviene dal francese e letteralmente vuol dire (che ha almeno) “venti anni”. Originariamente si riferiva ai vini d’annata che avevano acquistato valore con il tempo ma oggi si utilizza per indicare capi pregiati, solitamente rari, appartenenti a determinate epoche o momenti storici. Un capo o un accessorio vintage è quindi un oggetto d’epoca che ha più di venti anni ed è unico. Un abito esclusivo, anche se di fattura sartoriale, non potrà quindi rientrare in questa categoria (semmai sarà catalogabile come “usato” o “di seconda mano”) se ha meno di venti anni. E al contempo non potrà essere indicato come “vintage” un capo prodotto nel ‘900 che, però, non sia comunque unico o raro. Un altro aspetto da tenere in considerazione è il fatto che un abito o un accessorio vintage può essere stato usato oppure essere ancora intonso e addirittura dotato del cartellino originario.

 

Accessori vintage

Foto: Porechenskaya

Fra lusso e opportunità di risparmio

Va innanzitutto chiarito che i negozi vintage (che siano fissi, su quattro ruote o allestiti all’interno di mercatini temporanei e fiere) non sono tutti uguali. Come un qualsiasi negozio di abbigliamento (esclusi i franchising che hanno delle linee ben precise), lo stile sarà legato alle scelte e ai gusti dei proprietari. Esistono quindi negozi che offrono maglie, vestiti, pantaloni e gonne a prezzi contenuti (tra i 20 e i 50 euro), altri invece puntano sul settore del lusso e, quindi, espongono borse il cui costo può aggirarsi sui 300 euro e giacche con prezzi a partire dai500.

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Spesso poi i vari rivenditori attivi in questo settore si specializzano in una particolare fetta di mercato: c’è chi si occupa della moda uomo e chi, invece, si dedica ai capi femminili (questi ultimi vanno per la maggiore). Molti operatori si occupano inoltre di un determinato periodo, altri solamente di produzioni italiane o, al contrario, di capi stranieri. 

 

Natale vintage o pre-loved?

Foto: Syda Productions

Tesori del passato

E, infine, c’è chi tratta solo grandi brand o produzioni sartoriali. Tuttavia tutti questi negozianti hanno una caratteristica comune: attingono al passato, a quanto già esiste. Difficilmente quindi vi daranno una risposta positiva se chiederete il modello in esposizione ma di un colore o di una misura diversa. A proposito delle taglie, come ci ha spiegato Chiara Petruccioli, alias Mademoiselle Vintage, mediamente negli anni ‘60 e ‘70 le donne italiane avevano una corporatura più minuta e quindi è più facile trovare abiti di taglia 40/42 mentre è più arduo trovare quelle dalla 46 in su. Altra cosa da tenere a mente è che questi pezzi unici non saranno infiniti, motivo per cui sarà bene cercare di prolungare loro la vita il più possibile.

 

 

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Ma perché li desideriamo?

Negozi offline e online, mercatini e vere e proprie fiere: oggi per acquistare un capo d’epoca non bisogna essere Indiana Jones. I canali specializzati aumentano giorno dopo giorno per rispondere a una domanda sempre in crescita. I motivi che spingono i consumatori a cercare questo genere di vestiti e accessori possono essere diversi: c’è chi vuole qualcosa per distinguersi dalla moda d’oggi, chi sente di aver ricevuto “in eredità” un bene prezioso da traghettare nei prossimi decenni. E chi ha scelto il vintage come emblema della sostenibilità ma anche chi cerca capi di buona fattura a un prezzo solitamente contenuto.

 

Natale vintage o pre-loved?

Foto: Getty images

E per chi comincia oggi…

I capi d’epoca, però, non sono “per tutti”: vanno capiti e conosciuti. Solitamente i modelli sono infatti diversi rispetto a quelli che vanno di moda oggi, bisogna ricordarsi che sono vestiti solitamente delicati che, talvolta, possono portare i segni del tempo e che, in ogni caso, non hanno subito i trattamenti che vengono effettuati sugli abiti moderni per renderli più resistenti a sporco e lavaggi. Se sono arrivati fino a noi è perché qualcuno ha donato loro rispetto e andranno quindi mantenuti nello stesso modo se vogliamo che non si rovinino in breve tempo. E allora, come lavarli e asciugarli?

Chiedete a chi ve li venderà. Saprà fornirvi le giuste indicazioni per dare una vera vita nuova al capo che state acquistando.

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