Cresce il patrimonio degli Alberi Monumentali d’Italia. Con il decimo aggiornamento dell’Elenco nazionale detenuto dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste entrano 82 nuovi esemplari, distribuiti tra Umbria, Abruzzo e Puglia.
Patrimonio fra natura e memoria
Con le nuove iscrizioni sono ora 5.008 le schede presenti nell’Elenco, corrispondenti a 17.564 esemplari monumentali: 4.524 alberi singoli e 13.040 appartenenti a gruppi omogenei. Un patrimonio che racconta la ricchezza biologica e paesaggistica del Paese, ma anche il rapporto tra gli alberi e la memoria delle comunità.
Quando un albero è monumentale
La monumentalità, infatti, non dipende soltanto dalle dimensioni o dall’età. A determinare il riconoscimento concorrono caratteristiche come la rarità della specie, la morfologia, il valore biologico ed ecologico, la capacità di offrire habitat alla fauna. Ma anche il significato storico, culturale e religioso o la capacità di caratterizzare un paesaggio.
TRE ALBERI, TRE STORIE
Tra i nuovi ingressi il ministero ha scelto tre esemplari emblematici, capaci di unire valore naturalistico e narrazione.
1) Il Pino d’Aleppo “coricato” di Pescara
A Pescara si trova il Pino d’Aleppo “coricato”, con un tronco di oltre due metri di circonferenza. Un antico cedimento del terreno ne ha modificato la crescita, portando il fusto ad adagiarsi sul suolo in una forma sinuosa. Un raro esempio di adattamento per la scienza, mentre la tradizione popolare racconta che l’albero si sia piegato verso la battigia, ammaliato dal canto delle ninfe marine.
2) Il Tasso Vetusto della Foresta Umbra
In Puglia, nella Foresta Umbra, cresce invece il millenario Tasso Vetusto, con una circonferenza superiore ai tre metri. Le foglie e i semi della specie contengono sostanze tossiche, caratteristica che ha alimentato il nome di “Albero della Morte” e antiche leggende sulle sue proprietà letali. Allo stesso tempo, la capacità del tasso di generare nuovi fusti dal legno morto lo ha trasformato in un simbolo di immortalità e rinascita.
3) La Roverella di Nottoria e la sfida al Diavolo
In Umbria, a Nottoria (Pg), è stata riconosciuta una Roverella dal tronco di oltre cinque metri di circonferenza. Anche questo esemplare è legato a una leggenda: si racconta che il Diavolo avesse chiesto a Dio il dominio della Terra durante l’inverno, quando gli alberi fossero rimasti senza foglie. La Roverella, però, trattenne le foglie secche fino alla primavera, quando le nuove gemme erano già sbocciate, impedendogli di vincere la sfida.
Un patrimonio vivente da tutelare
Le nuove iscrizioni aggiungono così altri testimoni alla grande storia naturale italiana. Alberi che non sono soltanto organismi da conservare, ma presenze viventi capaci di custodire biodiversità, paesaggi, tradizioni e memoria. La loro tutela significa proteggere una parte del patrimonio naturale e culturale che, spesso, ha attraversato generazioni molto prima di diventare oggetto di una legge o di un elenco.


