Ridurre la perdita e lo spreco di cibo, nella filiera di produzione e nel consumo, è necessario e urgente, sia per la sicurezza alimentare degli esseri umani che per la salvaguardia del pianeta.
Ce lo ricorda la Giornata internazionale di sensibilizzazione sulla perdita e lo spreco alimentare, istituita nel 2019 dalle Nazioni Unite e che cade il 29 settembre di ogni anno. La settima giornata cade martedì prossimo.
E la Campagna Spreco Zero, che sensibilizza sul tema e lo monitora, annuncia una “svolta virtuosa” nelle abitudini del Bel Paese.

Andrea Segrè. Foto: Waste Watcher
I nuovi dati di Waste Watcher International
Spiega Andrea Segrè, direttore scientifico della Campagna e dell’Osservatorio Waste Watcher International: «Nell’autunno 2026 scendiamo sotto la soglia “psicologica” dei 500 grammi di cibo gettato pro capite ogni settimana: per l’esattezza, ogni italiano getta 493,7 grammi alla settimana, con un calo netto dell’11,17% rispetto ai 555,8 grammi rilevati esattamente un anno fa, nell’agosto del 2025, e ai 554 monitorati lo scorso 5 febbraio, in occasione della Giornata nazionale 2026 di Prevenzione dello spreco alimentare».
Medie nazionali e disuguaglianze economiche
Il Rapporto Wwi 2026, che sarà presentato a Roma appunto il 29 settembre, registra un Nord Italia lievemente più virtuoso, a 472,2 grammi di cibo sprecato pro capite settimanalmente, il Centro a 510,0 grammi e il Sud a 507,9 grammi. Ma rispetto al 2025, il Sud migliora di ben 10 punti percentuali, mentre il Centro peggiora di 15 punti.
Il Centro è penalizzato dal pane fresco e dai prodotti lattiero-caseari, mentre il Sud getta soprattutto pietanze cucinate in eccedenza, a partire da pasta cotta e snack salati. I cittadini a basso potere d’acquisto registrano un volume di cibo gettato superiore del 26% rispetto alla media nazionale, evidenziando un peggioramento del 24% rispetto all’agosto 2025, a causa di scarti di cibo di consumo “primario”, spesso acquistato in eccesso per cogliere le offerte.
L’assistente virtuale sugli sprechi
L’IA è utilizzata come consulente che il 57% degli intervistati ha l’abitudine di interrogare: per esempio per verificare se un alimento scaduto da giorni sia ancora edibile (21%), o per trovare ricette da realizzare con gli avanzi (51%). La media è alzata dai nativi digitali: della Gen Z, addirittura il 72% consulta l’IA per valutare la sicurezza dei cibi, una percentuale che scende al 63% nel caso dei Millennials, mentre le ricette svuota-frigo guidano le scelte del 57% della Gen Z e il 48% dei Millennials.

Foto: Waste Watcher
Il cibo “snaturato” dai social
Il 27% del campione intervistato, tuttavia, si trova anche ad acquistare un ingrediente di tendenza o con un packaging instagrammabile con il solo obiettivo di condividerlo online o provarlo per curiosità, per poi lasciarlo scadere o utilizzarlo solo in minima parte. Fenomeno che accompagna il 37% dei giovani della Gen Z, il 36% dei Millennials, il 26% della Gen X e il 18% dei Boomer. «Il cibo – osserva Andrea Segrè – in questo modo viene svuotato del suo valore reale e nutrizionale, per diventare un voluttuario strumento di comunicazione “usa e getta” e trasformarsi rapidamente in rifiuto organico» da smaltire.
Cause dello spreco…
L’indagine Waste Watcher mette in luce un quadro complesso in cui interagiscono cause logistiche, psicologiche e di mercato. Dalla rapidità di deterioramento dei prodotti freschi e le criticità di gestione quotidiana delle scorte all’eccesso di acquisti per la paura di non disporre a casa di scorte sufficienti, fino ad arrivare alle troppe offerte promozionali nei punti vendita, che portano ad acquisti superflui o compulsivi.
…e comportamenti virtuosi
Ma tante sono le abitudini adottate per prevenire gli sprechi: il 59% consuma prima i cibi a rischio, il 57% congela i cibi che non può mangiare a breve e il 54% controlla se un alimento appena scaduto sia buono prima di utilizzarlo. Seguono l’acquisto di frutta e verdura di stagione per il 50%, il fare la lista della spesa per il 43% e la valutazione delle quantità necessarie prima di cucinare per il 42%. Meno diffuse le pratiche preventive strutturate, tra cui l’acquisto periodico di prodotti a lunga scadenza alternato a freschi al 39%, l’organizzazione per scadenze di frigo e dispensa al 36%, cercare ricette con gli avanzi al 30%, portare a casa la doggy bag quando si mangia fuori (25% degli intervistati).
Il miglioramento, sottolinea Segrè, «proietta l’Italia verso il raggiungimento del Target 12.3 degli Obiettivi Onu, fissato nella soglia–obiettivo 2030 di 369,73 grammi settimanali» .
