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Cinque frutti d’autunno da scoprire

Contengono alcune vitamine fondamentali per l’organismo, possiedono proprietà antiossidanti e depurative. E soprattutto, in quanto a sapore, non fanno rimpiangere quelle estive. La storia, le virtù e le caratteristiche delle varietà che ci accompagnano nella stagione fredda

Valentina Gentile 18 Settembre 2023

Angurie, meloni, pesche, noci pesche, albicocche, nespole, susine, prugne, fragole, ciliegie: è un caleidoscopio sgargiante, un’esplosione di colori freschi, sfumature di giallo, d’arancione e di rosso quella dei frutti estivi. Con l’arrivo dell’autunno i toni cambiano, diventano più caldi, a tratti gradevolmente malinconici, sicuramente più “terranei”. Ma l’importanza di scoprire e mangiare frutta di stagione rimane la stessa.

Ecco allora, tra le prime danze di foglie color borgogna, fichi, melagrane, cachi, uva, castagne, cinque frutti tipici dell’autunno con le loro proprietà.

1. Fichi

A quanto pare sarebbe originario dell’Asia Minore, precisamente di una zona detta Caria e non a caso, il binomio botanico riferito al frutto, Ficus carica, si riferisce proprio a questa ragione. Secondo alcuni furono i Fenici a diffonderlo nelle isole del Mediterraneo, in Portogallo, in Francia e oltre la Manica. In Italia è coltivato almeno a partire dall’VIII secolo a.C.. Furono i Romani a diffonderlo in Europa, mentre i Persiani lo portarono in Cina e nel XIX secolo d.C. si diffuse in India. Il fico è una pianta xerofita, cioè adatta ad ambienti aridi dal clima caldo e siccitoso, tipica delle zone subtropicali e temperate. Quando la temperatura scende al di sotto dei 10°C sotto lo zero, con ogni probabilità la pianta muore. I fichi, con le loro 47 Kcal per 100 grammi di prodotto, sono frutti altamente energetici.

Il contenuto di carboidrati è notevole,  raggiunge l’11%, le fibre sono al 2% , l’1% è formato da proteine e sono pochissimi i grassi (0,2%).

 

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2. Melagrane

Il nome ha radici nel latino antico “malum” e “granatum“, che in italiano rimandano rispettivamente alle parole “mela” e “con semi”. Melograno significa quindi letteralmente “mela con semi“. Originario dell’Asia sud–occidentale, è attualmente coltivato in Armenia, Azerbaigian, Iran, Afghanistan, Turchia, Israele e nelle parti più aride del Sud-Est Asiatico, dall’Arabia al Pakistan, India, Malaysia, Indonesia. È presente anche nelle regioni aride dell’Africa tropicale.

Nel Mediterraneo è arrivato in epoca preistorica nell’area costiera, dove è stato diffuso dai Fenici, dai Greci, dai Romani e in seguito dagli Arabi.

Fu introdotto in America Latina dai colonizzatori spagnoli nel 1769, ed è attualmente coltivato ampiamente in Messico e in alcuni stati “caldi” del Nord America, come California e Arizona. I frutti del melograno rientrano sia nel VI che nel VII gruppo fondamentale di alimenti, ossia cibi ricchi di vitamina e provitamina A e ricchi di vitamina C. Fonte di potassio, sodio, magnesio e ferro è un frutto che si presta alla maggior parte dei regimi alimentari.

 

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3. Cachi

Sono uno dei simboli della stagione autunnale: che lo si chiami diòspiro o diòspero, cachi o kaki, il cachi, originario dell’Asia orientale, è una delle più antiche piante da frutta coltivate dall’uomo. Conosciuto in Cina da più di duemila anni, il nome scientifico “diospero” proviene dall’unione delle parole greche Diòs e pyròs: grano del dio. Cachi viene invece dal termine giapponese del frutto pronunciato kaki. Arrivato in Europa e in America alla metà del 1800, la sua produzione oggi sfiora i 5 milioni di tonnellate annue e coinvolge soprattutto l’Asia, mentre in Italia si coltiva soprattutto in Emilia Romagna e Campania. Composti per l’80% da acqua, contengono una discreta quantità di vitamina C e del gruppo B, di betacarotene e di potassio. Proprio grazie alle virtù depurative ed epatoprotettive dei minerali dal potere diuretico come il potassio, e di vitamine come la C dal potere antiossidante, i cachi migliorano le funzionalità epatiche.

Aiutano infatti il fegato a mantenersi sano e ben funzionante e a depurarsi dalle sostanze nocive.

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4. Uva

Cosa si può dire della vitis vinifera che già non si sappia? Si potrebbe cominciare con l’esaltarne la bellezza e la varietà di colori, dal viola al rosa fino al violetto bluastro oppure dal verde giallastro al giallo al giallo dorato. Frutto della vite, formato da un’infruttescenza, raggruppamento di frutti che prende il nome di grappolo, ha origini antichissime, si trovano tracce dei suoi semi carbonizzati risalenti al Mesolitico (7.000 a.C.).

Nel Continente europeo è arrivata introno al 600 a.C. grazie ai Fenici mentre in Italia è stata introdotta dai Romani.

Impiegata per secoli soprattutto per produrre vino o come metodo di cura con l’ampeloterapia, che ne sfruttava le proprietà diuretiche e lassative del frutto, intorno al XVII secolo è comparsa nelle tavole dei nobili come frutta, per diventarne dopo diverso tempo un alimento popolare. È molto ricca di zuccheri semplici, quindi facilmente digeribili (glucosio, levulosio, mannosio) e di sali minerali come zinco, potassio, magnesio, ferro e vitamine del gruppo B, A e C. La sua buccia, specialmente quella nera, contiene notevoli quantità di polifenoli, che hanno proprietà antiossidanti.

 

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5. Castagne

Non c’è paragone che regga. Sono loro, solo loro, il vero frutto simbolo dell’autunno. Che le si chiami castagne o marroni, oltre ad essere buone sono anche ricchissime di proprietà benefiche. Sono molto nutritive e non a caso in Europa, per secoli, sono state considerate “il pane dei poveri”. Sono infatti ricche di carboidrati complessi, fibre, proteine vegetali e sali minerali: con il maggiore accesso al grano e al cibo in generale, il loro uso è notevolmente diminuito, così come il loro prezzo è aumentato. Ma restano comunque frutti importanti per la nostra salute, con l’ottimo apporto di vitamine del gruppo B è indispensabile inserirle nella lista della spesa di ottobre e novembre. Un altro punto a loro favore è che non contengono colesterolo, hanno invece un buon contenuto di ferro e acido folico, fanno bene all’intestino, alla circolazione e al sistema nervoso. Se bisogna proprio trovare un difetto, l’unico è che sono ricche di calorie e possono mettere un po’ in bilico la linea.

Ma basta mangiarne poche, come consigliano i nutrizionisti, senza superare le tre dosi settimanali, per gustarle in tutta la loro bontà assimilandone i benefici.

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