Con il lino, oltre l’estate. Una fibra gentile, adesso anche made in Italy Foto: Bogdan Sonyachnyj / Canva
Tessile

Con il lino, oltre l’estate. Una fibra gentile, adesso anche made in Italy

La coltivazione di questa antica e preziosa pianta, dimenticata dopo l’avvento dei filati sintetici, torna nella nostra agricoltura grazie all’iniziativa del Linificio e Canapificio nazionale. Così la communication manager dell’azienda, Cinzia Xodo, ci racconta questa esperienza di rinascita e innovazione

Luisella Berti 9 Settembre 2024

Dopo oltre sessant’anni in Italia è tornata la coltivazione del lino. Un progetto ambizioso voluto dallo storico Linificio e Canapificio Nazionale, una delle aziende più antiche d’Europa e simbolo dell’eccellenza del Belpaese nella produzione di filati di lino e canapa. «La coltivazione sperimentale del lino è iniziata nel 2018  ad Astino (Bg), nella Valle della Biodiversità, accanto all’ex Monastero e a due passi dalla nostra sede di Villa d’Almè dove abbiamo l’impianto di filatura» racconta Cinzia Xodo, communication manager dell’impresa. E l’obiettivo è decisamente ambizioso:

 

Lino fibra gentile e a filiera corta

Foto: Linificio e canapificio nazionale

«Oggi abbiamo quasi 100 ettari coltivati principalmente in Lombardia e in Toscana. Il nostro obiettivo è continuare ad espandere i terreni coltivati di anno in anno».

Declino e rinascita

Un ritorno al passato, quando l’Italia era una fucina di coltivazione, filatura e tessitura di lino e canapa. Dopo il secondo dopoguerra, il declino segnato dall’avvento del cotone d’oltreoceano e dall’irruzione delle fibre sintetiche sul mercato. Nonostante questo, in 150 anni di storia il Linificio e Canapificio Nazionale, nato il 14 gennaio del 1873 per volontà di Andrea Ponti, non ha mai smesso di produrre filati di alta gamma.

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Parte del Gruppo Marzotto dal 1985, ancora oggi l’Azienda è profondamente radicata sul territorio che l’ha vista nascere a Villa D’Almè, nella bergamasca. «In tutti questi anni non abbiamo mai perso il nostro know-how e grazie alla visione di Pierluigi Fusco Girard, amministratore delegato del Linificio e Canapificio Nazionale, abbiamo continuato ad innovare e a dare sempre più valore al lino nei vari ambiti di applicazione tessile», sottolinea Cinzia Xodo.

 

 

Il processo di lavorazione

Così, dalla prima sperimentazione, nel 2021 nasce il Lino d’Italia: filiera italiana, tracciata tramite il sistema blockchain rocca per rocca. «Un lino di eccellenza per il quale applichiamo un disciplinare basato sull’agricoltura rigenerativa messo a punto con il nostro partner Terre de Lin» riprende. Il lino si semina a fine marzo e cresce in cento giorni. La pianta inizia a fiorire a giugno e matura a fine luglio. «Dopodiché la pianta viene strappata, poiché la fibra è dalla radice, viene appoggiata sui campi e lasciata macerare a terra. Terminata la macerazione, che avviene tra luglio e agosto, si passa alla raccolta in balle e si procede con i processi successivi, fino alla filatura che avviene negli impianti di Villa d’Almè».

 

L'ex Monastero di Astino, a Villa d’Almè (Bg)

L’ex Monastero di Astino, a Villa d’Almè (Bg). Foto: Linificio e canapificio nazionale

Nicchia sostenibile

Secondo il Materials Market Report 2023 di Textile Exchange, il lino ha una quota inferiore all’1% sul mercato globale delle fibre. Il lino è l’unica fibra naturale che si coltiva in Europa: «L’85% della produzione mondiale di fibra di lino è coltivata nel Nord della Francia, nei Paesi Bassi e in Belgio grazie alle condizioni climatiche ottimali che la favoriscono, come clima temperato e umido date dalla vicinanza dell’oceano», sottolinea Xodo.

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Una nicchia altamente sostenibile visto che solo 1 ettaro di lino trattiene circa 3,7 tonnellate di CO2 all’anno. Senza contare il risparmio idrico: il lino cresce e macera naturalmente in campo senza bisogno di acqua. Non solo: «Del lino non si butta nulla. Ogni parte della pianta viene utilizzata per un’ampia gamma di applicazioni. Ad esempio, con le polveri della lavorazione si fanno bottoni o pallet».

 

Rocchetti di lino durante la filatura

Foto: Linificio e canapificio nazionale

Antica come la civiltà

Il lino accompagna da sempre la storia dell’umanità. «Le prime testimonianze sull’uso delle fibre intrecciate di lino risalgono a 36 mila anni fa. «Lo sappiamo grazie alla scoperta avvenuta nel 2009 nella grotta di Dzudzuana in Georgia. Parliamo di una fibra che ha unito  proprio come un filo società, culture e religioni diverse», racconta Cinzia Xodo. Chissà perché con il tempo ci siamo convinti che il lino sia un tessuto da indossare solo d’estate.

 

Filati di lino, fibra gentile e a filiera corta

Foto: Linificio e canapificio nazionale

Utile in tutte le stagioni

E allora, sfatiamo questo mito: «Il lino è un quattro stagioni. Grazie alle sue qualità termoregolatrici è fresco d’estate e isolante d’inverno. La sua consistenza e spessore dipendono dalla lavorazione del filato» aggiunge la manager. Inoltre, la fibra di lino può essere combinata con la lana, il cotone, il cashmere e altre fibre naturali, con delle notevoli caratteristiche di robustezza:

«Il lino è una fibra che nasce per durare –  conclude la Xodo –  Certo, parliamo di lino europeo di qualità».

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