Dopo oltre sessant’anni in Italia è tornata la coltivazione del lino. Un progetto ambizioso voluto dallo storico Linificio e Canapificio Nazionale, una delle aziende più antiche d’Europa e simbolo dell’eccellenza del Belpaese nella produzione di filati di lino e canapa. «La coltivazione sperimentale del lino è iniziata nel 2018 ad Astino (Bg), nella Valle della Biodiversità, accanto all’ex Monastero e a due passi dalla nostra sede di Villa d’Almè dove abbiamo l’impianto di filatura» racconta Cinzia Xodo, communication manager dell’impresa. E l’obiettivo è decisamente ambizioso:

Foto: Linificio e canapificio nazionale
«Oggi abbiamo quasi 100 ettari coltivati principalmente in Lombardia e in Toscana. Il nostro obiettivo è continuare ad espandere i terreni coltivati di anno in anno».
Declino e rinascita
Un ritorno al passato, quando l’Italia era una fucina di coltivazione, filatura e tessitura di lino e canapa. Dopo il secondo dopoguerra, il declino segnato dall’avvento del cotone d’oltreoceano e dall’irruzione delle fibre sintetiche sul mercato. Nonostante questo, in 150 anni di storia il Linificio e Canapificio Nazionale, nato il 14 gennaio del 1873 per volontà di Andrea Ponti, non ha mai smesso di produrre filati di alta gamma.
Parte del Gruppo Marzotto dal 1985, ancora oggi l’Azienda è profondamente radicata sul territorio che l’ha vista nascere a Villa D’Almè, nella bergamasca. «In tutti questi anni non abbiamo mai perso il nostro know-how e grazie alla visione di Pierluigi Fusco Girard, amministratore delegato del Linificio e Canapificio Nazionale, abbiamo continuato ad innovare e a dare sempre più valore al lino nei vari ambiti di applicazione tessile», sottolinea Cinzia Xodo.
- Foto: Linificio e canapificio nazionale
- Foto: Arianna Iezzi
- Foto: Linificio e canapificio nazionale
- Foto: Linificio e canapificio nazionale
Il processo di lavorazione
Così, dalla prima sperimentazione, nel 2021 nasce il Lino d’Italia: filiera italiana, tracciata tramite il sistema blockchain rocca per rocca. «Un lino di eccellenza per il quale applichiamo un disciplinare basato sull’agricoltura rigenerativa messo a punto con il nostro partner Terre de Lin» riprende. Il lino si semina a fine marzo e cresce in cento giorni. La pianta inizia a fiorire a giugno e matura a fine luglio. «Dopodiché la pianta viene strappata, poiché la fibra è dalla radice, viene appoggiata sui campi e lasciata macerare a terra. Terminata la macerazione, che avviene tra luglio e agosto, si passa alla raccolta in balle e si procede con i processi successivi, fino alla filatura che avviene negli impianti di Villa d’Almè».

L’ex Monastero di Astino, a Villa d’Almè (Bg). Foto: Linificio e canapificio nazionale
Nicchia sostenibile
Secondo il Materials Market Report 2023 di Textile Exchange, il lino ha una quota inferiore all’1% sul mercato globale delle fibre. Il lino è l’unica fibra naturale che si coltiva in Europa: «L’85% della produzione mondiale di fibra di lino è coltivata nel Nord della Francia, nei Paesi Bassi e in Belgio grazie alle condizioni climatiche ottimali che la favoriscono, come clima temperato e umido date dalla vicinanza dell’oceano», sottolinea Xodo.
Una nicchia altamente sostenibile visto che solo 1 ettaro di lino trattiene circa 3,7 tonnellate di CO2 all’anno. Senza contare il risparmio idrico: il lino cresce e macera naturalmente in campo senza bisogno di acqua. Non solo: «Del lino non si butta nulla. Ogni parte della pianta viene utilizzata per un’ampia gamma di applicazioni. Ad esempio, con le polveri della lavorazione si fanno bottoni o pallet».

Foto: Linificio e canapificio nazionale
Antica come la civiltà
Il lino accompagna da sempre la storia dell’umanità. «Le prime testimonianze sull’uso delle fibre intrecciate di lino risalgono a 36 mila anni fa. «Lo sappiamo grazie alla scoperta avvenuta nel 2009 nella grotta di Dzudzuana in Georgia. Parliamo di una fibra che ha unito proprio come un filo società, culture e religioni diverse», racconta Cinzia Xodo. Chissà perché con il tempo ci siamo convinti che il lino sia un tessuto da indossare solo d’estate.

Foto: Linificio e canapificio nazionale
Utile in tutte le stagioni
E allora, sfatiamo questo mito: «Il lino è un quattro stagioni. Grazie alle sue qualità termoregolatrici è fresco d’estate e isolante d’inverno. La sua consistenza e spessore dipendono dalla lavorazione del filato» aggiunge la manager. Inoltre, la fibra di lino può essere combinata con la lana, il cotone, il cashmere e altre fibre naturali, con delle notevoli caratteristiche di robustezza:
«Il lino è una fibra che nasce per durare – conclude la Xodo – Certo, parliamo di lino europeo di qualità».



