È un archetipo fondamentale quello della madre. Femminile, dea, terra: la forza generatrice che i miti ci restituiscono si esprime attraverso l’agricoltura e la cura per gli animali. Basti pensare a Cibele, Demetra/Cerere, Inanna… Da sempre le donne sono associate a un’idea di natura, fertilità, accudimento.
Con un salto di millenni, questo legame continua a manifestarsi nell’agricoltura contemporanea. Sono sempre di più, infatti, le donne che oggi guidano aziende agricole e hanno un ruolo attivo al loro interno. Donne che, da Sud a Nord, interpretano il lavoro della terra con approcci differenti ma spesso accomunati da attenzione ecologica, sostenibilità e cura del paesaggio.
Un viaggio nell’agricoltura al femminile
Prosegue così il nostro viaggio nell’agricoltura al femminile, in questo 2026 che la Fao ha proclamato Anno internazionale delle agricoltrici. Attraverso tre storie di donne che hanno costruito impresa e che affermano, in contesti diversi, un’idea gentile, innovativa ed ecosistemica di coltivare la terra.

Foto: Magnific
Andiamo a conoscerle insieme!
1. ISABELLA CORTI PIROVANO, LA CUSTODE DELLE PREALPI
La prima azienda che incontriamo è Abete Bianco, uno scrigno di biodiversità che in estate si colora di riflessi blu per via della coltura principale, i mirtilli, che Isabella Corti Pirovano qui coltiva su cinque ettari, suddivisi in terrazzamenti dai 650 ai mille metri. Abete Bianco è stata fondata nel 2010 ad Aga di Casalzuigno (Va), dove Isabella vive dal 2012 per una scelta personale. E come nel canto di Ariel nulla “si dissolve ma subisce una trasformazione in qualcosa di ricco e strano”, così un momento di difficoltà si è mutato in qualcosa di appagante che l’ha infine resa custode di un paesaggio.

Isabella Corti Pirovano durante un mercato ad Aga di Casalzuigno. Foto: Abete bianco
«Ma in realtà sono le Prealpi varesine ad accudire me e non il contrario» spiega.
Sola in montagna
Quando i clienti la incontrano mentre vende i suoi prodotti aziendali – oltre ai mirtilli produce frutta, castagne e ortaggi – si stupiscono infatti per il fatto che lei viva da sola in Valcuvia, dentro una baita raggiungibile grazie a una mulattiera. «Come se una donna non possa fare l’imprenditrice agricola da sola e in un luogo isolato – racconta – Ma in realtà è possibile e per me anche del tutto naturale».
I tempi della natura
Il concetto di solitudine d’altro canto qui è relativo. In azienda ci sono animali da compagnia e in venti minuti si arriva al Lago Maggiore: «Ho lasciato che la natura qui restasse selvatica quindi non ho bisogno di lavorazioni pesanti. Il resto l’ho imparato.
Le piccole aziende agricole in realtà fanno molta economia di scambio, tra prodotti e servizi, così compenso quanto non riesco a far da sola». Saper fare con le proprie mani è la chiave di sopravvivenza in un’azienda di montagna, insieme alla cura per il luogo:

Isabella Corti Pirovano. Foto: Abete bianco
«È la montagna stessa che ti insegna il rispetto per i suoi tempi e i suoi equilibri».
2. ANNA FEDERICI E LA SFIDA DELL’AGRICOLTURA IN CITTÀ
Dal micro, al macro. In un contesto e in una dimensione completamente diversa si trova l’Azienda Agricola Boccea, nella periferia di Roma. Se la “campagna in città” può sembrare un’anomalia, basti ricordare che quello della Capitale, con i suoi 63.000 ettari coltivabili, è il comune agricolo più grande d’Europa.

La mandria al pascolo di Solaria, Azienda agricola Boccea
Visione sostenibile
La protagonista di questa esperienza è Anna Federici che ha rilevato nel 1999 l’azienda fondata dal nonno Elia, riportandola progressivamente al centro di un progetto agricolo fondato sulla fertilità del suolo, sul benessere animale e sulla qualità delle produzioni. Dopo aver studiato Agraria in Texas, negli Stati Uniti, è tornata alle porte di Roma con una visione innovativa che l’ha portata ad applicare metodi orientati verso il recupero del suolo, la protezione della biodiversità e un’agricoltura in sintonia con gli equilibri naturali.
Nel tempo l’azienda è cresciuta fino agli attuali 270 ettari, trasformandosi in un modello di agricoltura sostenibile nel quale allevamento, colture e paesaggio si integrano fra loro. Per questo Anna Federici ha adottato, circa vent’anni fa, il metodo biodinamico:

Anna Federici nella sua azienda. Foto: Azienda agricola Boccea, Solaria
«È un approccio complesso e completo. Ma finalmente ora si parla di agroecologia per affrontare la transizione ecologica in un’agricoltura dispendiosa e troppo performativa».
Una filiera che si autoalimenta
Con il marchio Solaria l’azienda produce olio, ortaggi, uova, sughi e legumi acquistabili (con vino e formaggi di altri produttori) nella bottega agricola da poco inaugurata. È la carne però il core business: polli ruspanti e vacche girano liberi nei terreni inerbiti, che contribuiscono a sfalciare. E poiché il pascolo è anche tra i duemila olivi, nella stagione della potatura le vacche –marchigiane, meticce (incrocio di vacche maremmane con tori marchigiani e limousine) e limousine le razze – si alimentano con le foglie e i rametti potati.

Le patate novelle. Foto: Solaria
Il valore della circolarità
«È una circolarità che aiuta a risparmiare una decina di giorni di fieno, autoprodotto anch’esso – aggiunge Federici – Si tratta di un sistema che si autoalimenta fra pascolo in primavera e in autunno, fieno nei mesi asciutti, integrazione di cereali sempre aziendali».

Una visita in azienda insieme al gruppo di Agroecology Coalition. Foto: Azienda agricola Boccea
E il prossimo obiettivo è quello di acquistare una pulitrice di semi per piantare quelli che derivano dall’azienda.
3. MARIA DESIANTE, LA PUGLIA CHE RESISTE
Spostiamoci infine nel granaio d’Italia, la Puglia. Per Maria Desiante, l’agricoltura è anche una questione di resistenza: colturale alle avverse condizioni climatiche ma anche culturale in quanto donna. Resistere quindi alle difficoltà della vita, alla burocrazia, alla diffidenza maschile di chi ancora pensa che certe faccende possa seguirle solo un uomo.

Foto: Maria Desiante.
Maria si è fatta carico anche di questo, oltre che dei cento ettari ereditati un tempo del bisnonno.
Scelta di vita
Ha iniziato a occuparsene mentre era concentrata su altri obiettivi, ai quali ha preferito la vita che attualmente conduce. Il passaggio generazionale si è completato nel 2005 quando il padre l’ha incoraggiata a prendere in mano l’azienda: «Oggi coltiviamo foraggere, grano duro e cereali maggiori, principalmente destinati alla filiera di Alce Nero. Ma anche farro dicocco e spelta, più rustici e resistenti alla siccità, olivi e infine legumi».
Filiere che tutelano il territorio
Nel biologico dal 2005, durante gli anni alle difficoltà consuete si è aggiunta a volte la mancata comprensione da parte di alcuni consumatori circa gli sforzi degli agricoltori soprattutto quando adottano questo regime, che richiede molti sacrifici: «Occorre stare insieme, sostenere filiere significative in cui ci si conosca reciprocamente, guardare al futuro non solo attraverso i numeri delle grandi imprese agroalimentari ma valorizzando chi tutela il territorio e produce senza stravolgerlo, seguendo principi agroecologici».
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L’eccellenza del Senatore Cappelli
Oggi Maria coltiva cereali biologici italiani destinati alla produzione di diverse qualità di pasta, privilegiando antiche varietà di frumento come il rinomato Senatore Cappelli: una varietà caratterizzata dalla spiga elegante e gli steli altissimi, più sensibile alle variazioni climatiche ma allo stesso tempo capace di assorbire in profondità, dal suolo, i nutrienti e produrre una semola d’eccellenza.

Foto: Wikipedia
Una scelta etica verso le nuove generazioni
«La nostra è stata una scelta di vita, una scelta etica. Non si può apprezzare il valore della terra se non la si ama alla follia. Tutti noi che facciamo questo mestiere abbiamo il dovere di nutrire al meglio le nuove generazioni e di insegnare loro il rispetto per la terra» è il pensiero che ha espresso all’interno del volume I semi di mille rivoluzioni (a cura di Lucio Cavazzoni, Ponte alle Grazie, 2014).
Guarda il video di Maria Desiante nella serie “Cibo vero”
Una visione che adesso porterà anche nel “Consorzio di tutela e valorizzazione della lenticchia di Altamura Igp”, di cui è appena stata eletta presidente.




