Rubinetto a secco a Cape Town, siccità Foto: web/ andreaspinosa.com
Irene Ivoi

Siccità, il caso di Cape Town c’insegna come affrontarla. Anche con il “nudge”

Un’esperienza esemplare, nella città sudafricana, dimostra come promuovere comportamenti virtuosi nella popolazione attraverso il metodo della “spintarella gentile”. E risolvere emergenze su grande scala, come ci racconta la nostra esperta in design comportamentale

Irene Ivoi 2 Aprile 2024

La bella stagione ormai è alle porte e il rischio che sia siccitosa, viste le tendenze degli ultimi anni, incombe. Ricorderete infatti come già a febbraio in Catalogna si parlasse di emergenza siccità e di misure straordinarie, razionamenti e tanti altri disagi. Il problema, come al solito, è complesso e rispecchia la crisi climatica che si fa sentire.

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Tutti noi, al cospetto di questioni tanto importanti, siamo chiamati a ripensare le nostre abitudini. Nella speranza che anche le istituzioni e i settori produttivi s’impegnino per ridurre il nostro impatto sugli ecosistemi.

E il caso di Cape Town, in Sudafrica, dimostra come il metodo del “nudge” possa indurre un approccio sistemico e produrre risultati significativi anche al cospetto della crisi idrica.

Vista di Cape Town dall'alto

Foto: Getty Images

Dighe a secco

Ma ripercorriamo innanzitutto le tappe di questa vicenda. Nel 2014 le dighe della città, nel Western Cape, erano piene. Con l’aggravarsi della siccità però di anno in anno i livelli si erano gravemente abbassati. La crisi era iniziata nel giugno del 2015: da allora le precipitazioni erano scese tra il 50 e il 70% della media a lungo termine. Fino a quando, nel gennaio 2018, non rimanevano che tre mesi di scorte: il Day Zero, vale a dire il giorno in cui le dighe sarebbero scese sotto il 13,5% della propria capacità, lasciando la maggior parte della città all’asciutto, era annunciato per il 21 aprile dello stesso anno. A quel tempo Cape Town aveva poco più di 4 milioni di abitanti e la ripartizione nell’uso dell’acqua mostrava chiare disuguaglianze tra chi viveva in abitazioni che usavano due terzi dell’acqua disponibile e gli abitanti degli insediamenti informali con molto meno accesso.

 

Fila di persone con le taniche per approvvigionarsi d' acqua, a Cape Town

Cape Town durante i razionamenti, nel marzo 2018. Foto: ircleofblue.org

Piano di resilienza

Già nell’agosto 2017, il sindaco di Cape Town, Patricia de Lille, aveva presentato il Piano per la resilienza idrica della città, che descriveva in dettaglio le iniziative da mettere in campo secondo approcci tradizionali. Comprendeva misure punitive, insieme a dispositivi di restrizione idrica obbligatori per chi non rispettava le regole, da installare a spese del proprietario. Un mese dopo ne furono emanate di ulteriori, multe comprese. Ma i residenti non ottemperavano pienamente alle richieste del Comune tanto che la prima cittadina rilasciò un comunicato stampa, il 18 gennaio 2018, dal tenore piuttosto chiaro:

 

Patricia de Lille

Foto: watercrisisincapetown.wordpress.com

«È incredibile come la maggioranza delle persone ci stia mandando tutti a capofitto verso il Day Zero. A questo punto dobbiamo presumere che non cambieranno il loro comportamento».

Cambio di marcia

Fortunatamente, non si è arrivati a questo. La città riuscì a sviluppare una campagna di comunicazione e coinvolgimento dei cittadini ispirata al metodo del cambiamento gentile, il nudge, che si articolava in diversi step:

  • Messaggi ben distribuiti tramite manifesti in tutta la città e di facile comprensione con indicazioni specifiche sui consumi massimi di acqua per le docce (10 litri) e gli scarichi (9 litri)
  • Riconoscimento del buon comportamento dei singoli i cui nomi furono evidenziati sul sito web del comune.
  • Creazione di una mappa dell’acqua, a cura dell’Environmental Policy Research Unit (Epru) dell’Università di Cape Town: uno strumento online che permetteva di attribuire riconoscimenti pubblici alle utenze virtuose tramite un pallino verde chiaro (per famiglia e per mese) alle famiglie che utilizzavano non più di seimila litri al mese di acqua e un pallino verde scuro per quelle che non andavano sopra i 10.500 litri al mese. La mappa mostrava anche il confronto tra l’uso dell’acqua da parte dei residenti e quello dei vicini e il consumo di un sobborgo rispetto a un altro.
  • Lettere del sindaco alle singole famiglie che utilizzavano più del dovuto tramite le quali chiedeva loro di contenere l’uso e comportarsi meglio.

 

Tecnologia e comportamento

Il governo della provincia, le Università di Stellenbosch e Cape Town, Shoprite (una grande rete di supermarket in Sudafrica), la stazione radiofonica Cape Talk e l’impresa BridgIoT, specializzata nello sviluppo di soluzioni per l’“internet delle cose”, hanno unito le forze per promuovere il risparmio idrico fra la popolazione.

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Le attività si concentrarono su interventi comportamentali grazie ai contatori d’acqua intelligenti denominati Dropula, progettati da Thinus Booysen, ingegnere e docente dell’Università di Stellenbosch, che hanno anche permesso di lanciare delle gare sul risparmio d’acqua tra le scuole. Così la combinazione fra innovazione tecnologica, sensibilizzazione sociale, approccio ludico nel contenimento dei consumi ha permesso di mettere affrontare la situazione in termini sistemici.

 

Thinus Booysen, l'ingegnere che ha progettato Dropula

Thinus Booysen, l’ingegnere che ha progettato Dropula. Foto: Big Issue

Pericolo scampato

Nel frattempo gli economisti comportamentali dell’Epru hanno monitorato il comportamento di 400.000 famiglie che vivevano in case indipendenti nelle diverse aree della città, dimostrando come avessero dimezzato i propri consumi. Il risultato? Grazie a queste misure nel marzo 2018 il governo metropolitano di Cape Town ha annunciato che il “Day Zero” era finalmente scongiurato.

E da quell’esperienza è nato anche un libro, “Day Zero, One City’s Response to a Record-Breaking Drought”, che potrebbe insegnare molto anche a noi.

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