Benvenuti a Fogo, dove il turismo ha l’etichetta. Un modello da imitare Foto: Erik Mclean / Pexels
Irene Ivoi

Benvenuti a Fogo, dove il turismo ha l’etichetta. Un modello da imitare

Nella microcosmo al largo del Canada si utilizza un marchio che permette ai visitatori di conoscere come si ridistribuiranno i soldi spesi per i beni o i servizi. A proporlo è Shorefast: un’organizzazione benefica che promuove l’economia sostenibile e lo sviluppo locale. E se l’applicassimo anche noi?

Irene Ivoi 29 Settembre 2025

L’estate che è appena trascorsa, con il popolo dei vacanzieri in movimento, ha generato tanto “rumor” intorno al turismo e ai suoi effetti su luoghi e persone. Già da qualche anno, infatti, il turismo non è solo benvenuto e gioioso, per chi lo accoglie e per chi lo pratica. Sta diventando piuttosto un argomento divisivo poiché siamo sempre di più a spostarci e a produrre impatti.

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Vi proponiamo perciò una storia che dimostra come il “nudge“, la teoria della “spintarella gentile” cui è dedicata questa rubrica, si possa applicare anche nel settore dell’accoglienza.Sull'isola di Fogo, dove il turismo ha l'etichetta: una ragazza con lo zaino in spalla

E aiutarci ad aumentare la consapevolezza verso scelte sostenibili anche in un paese, come il nostro, che è turistico tutto l’anno.

Microcosmo virtuoso

La storia che vi raccontiamo riguarda una comunità in Canada, nella regione di Terranova, più precisamente quella che vive sull’isola di Fogo: un microcosmo di appena 237 chilometri quadrati, abitato da circa tremila persone, dove si cerca da tempo una maniera per rigenerare l’economia, basata sulla pesca del merluzzo duramente colpita dalla moratoria del 1992, tutelando le proprie radici e il proprio contesto.

Sull'isola di Fogo, dove il turismo ha l'etichetta: una vista dell'isola

Foto: Shorefast

Basi culturali

Qui già negli anni Sessanta un’importante iniziativa culturale, il Fogo process, aveva promosso il radicamento della popolazione in un territorio a forte rischio di spopolamento attraverso la realizzazione, in forma collaborativa, di 27 cortometraggi per stimolare la riflessione dei residenti sui problemi e le opportunità per il futuro.

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Ed è su questo terreno che si innesta l’invenzione pionieristica, nel 2017, di uno strumento che permette a tutti (visitatori e non) di conoscere l’impatto positivo degli scambi commerciali, vale a dire il “marchio di nutrizione economica”: un’etichetta che permette agli acquirenti di aumentare la consapevolezza sulla ricaduta locale del denaro che spendono per i beni e i servizi.

Sull'isola di Fogo, dove il turismo ha l'etichetta: il resort con l'etichetta in primo piano

Foto: Erik Mclean / Pexels

La visione di Zita

A promuovere questo progetto è stata Shorefast: un’organizzazione benefica fondata nel 2004 dall’imprenditrice sociale Zita Coob, figlia di pescatori rientrata sull’isola dopo una laurea in economia a Ottawa e molti successi con svariate società internazionali in campo tecnologico. La sua filosofia emerge con chiarezza già dal primo punto della visione con cui presenta l’impresa, fondata insieme ai suoi fratelli e oggi capace di dare lavoro a circa cento persone: «In Shorefast consideriamo la comunità l’unità fondamentale del cambiamento. Quando la comunità viene elevata a unità di analisi e progettazione intenzionale, possiamo trovare soluzioni locali con il potenziale di risolvere sfide globali». E ancora:

Sull'isola di Fogo, dove il turismo ha l'etichetta: Zita Cobb

Zita Cobb. Foto: Shorefast

«Con un approccio dal basso, possiamo sviluppare un’economia che coltiva maggiore senso di connessione tra noi e il pianeta».

Come funziona l’etichetta

Ma come funziona questa speciale etichetta? Vediamo: le informazioni nella parte superiore includono il nome dell’azienda e la struttura dei costi aziendali, sulla base dati riguardanti i costi operativi totali di un anno fiscale. I dati vengono poi suddivisi in due parti:

  •  la prima identifica dove finisce geograficamente il denaro utilizzato per reperire gli input in quattro categorie, vale a dire locale, regionale, nazionale e internazionale
  •  la seconda indica cosa viene pagato con questi soldi suddividendo la percentuale dei costi sostenuti per le diverse categorie: stipendi e salari, ingredienti, spese commerciali e di marketing, costi amministrativi, tasse.

Guarda il video che spiega come funziona l’etichetta

Introiti certificati

In questa maniera ad esempio, gli ospiti del resort Fogo Island Inn, realizzato sempre da Shorefast con il design fortemente innovativo di Todd Saunders, possono apprendere che il denaro con cui hanno speso per il proprio soggiorno resta per il 54% all’economia dell’isola, per il 16% alla regione di Terranova, per il 26% allo Stato del Canada e per il 4% altrove nel mondo. Tutto è facilmente comprensibile e permetterebbe, se applicato anche da noi, di scegliere ad esempio una struttura di accoglienza sulla base dei benefici che lascia sul proprio territorio.

Il coraggio della trasparenza

Nel linguaggio degli economisti comportamentali, questa etichetta è un “boost”, ossia uno strumento in grado di accrescere la consapevolezza del pubblico a cui si rivolge senza ricorrere al “bias” (cioè a scelte automatiche e inconsapevoli) o ad altre scorciatoie che possono manipolare i comportamenti. Agisce, al contrario, sulla trasparenza informativa che premia sempre chi la utilizza, come conferma uno studio della Harward Business School. I turisti alla ricerca di esperienze autentiche sono disposti, inoltre, a spendere di più per sostenere l’economia locale, l’artigianato tradizionale e i prodotti a filiera corta. E questa esperienza conferma che non si tratta solo di marketing ma di un’occasione utile a costruire un modello di sviluppo locale sostenibile.

Foto: Shorefast

Proponendo un’economia dell’accoglienza in grado di sostenere un turismo giusto, basato sull’alleanza tra chi vive nei luoghi e chi li visita.

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