Biodiversità

Quel forziere che conserva i semi del mondo

Compie 15 anni il Global seed vault, il deposito ad alta tecnologia che protegge 1 milione e 200mila campioni di semi provenienti da quasi tutti i paesi del mondo. Adesso anche dall’Italia, come racconta l’agronomo del Cnr, Gaetano Laghetti, che ha organizzato poche settimane fa la spedizione del germoplasma che mette in sicurezza l’agrobiodiversità mediterranea

Enrico Nicosia 8 Maggio 2023

Nel cuore di una montagna artica, sepolto nel permafrost, si custodisce uno dei tesori più preziosi del pianeta: i semi di circa seimila specie di piante con valore alimentare. Il forziere nel quale si trova questa incredibile risorsa è il Global Seed Vault, sulle isole Svalbard, una delle banche del germoplasma più importanti al mondo.

 

L'ingresso fra i ghiacci del Global Seed vault

L’ingresso del Global Seed vault, sulle isole Svalbard (Foto: Flickr/Svsb)

Quindici anni di storia

Il deposito è nato nel 2008 su iniziativa del governo norvegese e riceve campioni da circa cento banche del germoplasma nel mondo. Adesso anche dall’Italia, visto che i ricercatori dell’Istituto di bioscienze e biorisorse del Cnr, che conserva nella banca del germoplasma di Bari circa 600 specie vegetali, hanno inviato poche settimane fa il loro primo lotto di semi d’interesse agrario. In precedenza il nostro paese aveva contribuito a questa ambiziosa operazione di tutela globale solo attraverso due campioni di mais tramite l’Università di Pavia. Racconta Gaetano Laghetti, agronomo del Cnr e curatore della banca dei semi di Bari:

 

Gaetano Laghetti, agronomo del Cnr e curatore della banca dei semi di Bari (Foto: Youtube)

Gaetano Laghetti, agronomo del Cnr e curatore della banca dei semi di Bari (Foto: Youtube)

«L’invio di questi semi è un passo in avanti importante per la sicurezza dell’agrobiodiversità mediterranea. Rappresentano varietà di frumento autoctone, che abbiamo solo in Italia. E in futuro ne invieremo altri di preziose specie orticole: qualcosa di unico che dobbiamo preservare».

Piante da salvare

Ma perché abbiamo sempre più bisogno di questi depositi per proteggere le piante d’interesse alimentare? È presto detto: secondo l’ultimo rapporto della Fao sullo “Stato della biodiversità globale per l’alimentazione e l’agricoltura”, l’uomo ha coltivato durante la propria storia circa seimila specie di piante per uso alimentare. Oggi, meno di 200 specie danno un contributo importante alla produzione alimentare, con appena nove di queste che coprono circa il 66% della produzione agricola mondiale. Un pericoloso impoverimento delle varietà coltivate che sta conducendo l’agricoltura in condizioni di vulnerabilità genetica. «Le banche dei semi sono l’arca di Noè della biodiversità agroalimentare – aggiunge Laghetti – Ci permettono di conservare varietà antiche con caratteristiche uniche in termini di qualità, ormai abbandonate dai grandi produttori, preservando la variabilità genetica delle specie a uso alimentare».

 

Il ministro norvegese dell’agricoltura, Olaug Vervik Bollestad, deposita la prima scatola di semi, provenienti da una banca genetica slovacca, nel 2019

Il ministro norvegese dell’agricoltura, Olaug Vervik Bollestad, deposita la prima scatola di semi, provenienti da una banca genetica slovacca, nel 2019 (Foto: Flickr/Svsb)

Varietà fragili

D’altro canto alle condizioni attuali le colture più diffuse, se colpite da parassiti e dagli effetti del riscaldamento globale, potrebbero non avere le “armi” genetiche per adattarsi agli attacchi esterni. È qualcosa che sta già accadendo. Gli sconvolgimenti ambientali in atto, la maggiore diffusione di malattie fra le piante e i conflitti che agitano diverse regioni del mondo, stanno causando gravi crisi di raccolto e la scomparsa di alcune importanti varietà. Nel 2021, un gruppo internazionale di ricercatori, guidato dai biologi dell’Unione internazionale per la conservazione della natura, ha valutato il rischio di estinzione dei parenti selvatici delle colture provenienti dall’America centrale:  gli autori dello studio, pubblicato su “Plants, People, Planet”, hanno stimato che il 35% delle specie strettamente imparentate con colture di mais, patate, fagioli, zucca, peperoncino e pomodoro sono in pericolo.

 

 

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Futuro in banca

Queste minacce pesano anche sulle piante che coltiviamo a fini alimentari. E nei cinque continenti sono più di mille le strutture finalizzate a proteggerle: «Al loro interno riusciamo a conservare la variabilità delle piante alimentari, comprese quelle più antiche, insieme al loro prezioso patrimonio genetico che potrebbe rendere le colture moderne resistenti ai diversi pericoli che corrono» sottolinea ancora Laghetti. Come le banche monetarie, questi depositi comunicano fra loro, si scambiano informazioni e materiali di studio. È da queste specie che dipende la sicurezza alimentare di miliardi di persone e delle future generazioni. Per i tesori più preziosi però una cassaforte, per quanto sicura, poteva non bastare. Serviva un vero e proprio caveau, come quello delle isole Svalbard, dove sono conservati 1 milione e 200mila campioni provenienti da quasi tutti i paesi del mondo, vale a dire i duplicati degli esemplari presenti in altre banche del germoplasma, che vanno a formare una preziosa riserva strategica.

Clicca sulla foto ed effettua una visita virtuale del Global Seed Vault

Scavato in una montagna sull’isola di Spitsbergen, la più grande dell’arcipelago, i suoi depositi sono coperti da dura roccia e gelido permafrost.

Con temperature al suolo che oscillano fra i 3 e i 4 gradi centigradi sottozero, l’area di stoccaggio dei semi è ulteriormente controllata da un sistema di raffreddamento aggiuntivo che la tiene a 18°C sottozero, per conservare a lungo il materiale vegetale. Gli spazi di raccolta sono organizzati in tre sale, ognuna delle quali può ospitare più di un milione di campioni di semi, portando la capacità totale di immagazzinamento del deposito a circa 4,5 milioni di campioni.

Semi di ritorno

Ma il viaggio dei semi a volte avviene in senso inverso. In passato, infatti, alcune banche del germoplasma hanno effettuato prelievi dei loro semi inviati presso il Global Seed Vault per far fronte a situazioni di crisi. Nel 2011 lo scoppio della guerra in Siria, per esempio, ha messo in pericolo l’International Center for Agricultural Research of Dry Areas (Icarda), una delle collezioni di semi più importanti al mondo che include varietà di colture della Mezzaluna fertile come orzo, grano duro, ceci, lenticchie e fave. Per proteggere questo patrimonio decine di migliaia campioni di semi sono state inviate dal deposito delle Svalbard presso altre sedi dell’organizzazione che aveva base ad Aleppo prima del conflitto. Oggi, con il supporto delle banche dei semi del Libano e del Marocco, l’Icarda sta risorgendo.

 

Una donna africana rovescia una ciotola di semi

Nel Global Seed vault, si conservano 1 milione e 200mila campioni di semi provenienti da quasi tutti i paesi del mondo (Foto: Flickr/Svsb)

Copia preziosa

Qualunque sia l’origine della minaccia, che si tratti di disastri naturali o dei pericoli derivanti da attività umane, avere una riserva in grado di garantire la sopravvivenza della biodiversità agricola è fondamentale. «Conservare un duplicato dei campioni dei nostri semi presso il Global Seed Vault ci permette di contare su una copia di sicurezza del patrimonio genetico in caso di calamità», dice Laghetti.

Anche i semi della biodiversità mediterranea sono quindi al sicuro nel bunker delle isole Svalbard.

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