Come stanno le acque italiane? Il nuovo rapporto Ispra Foto: Canva
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Come stanno le acque italiane? Il nuovo rapporto Ispra

Pubblicato “Lo stato delle acque in Italia”, che fotografa lo stato dei corpi idrici in Italia per il raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale previsti dalla europea Direttiva Quadro delle Acque

Redazione 30 Aprile 2026

Meno della metà delle acque superficiali nel nostro Paese raggiunge uno stato ecologico buono o superiore. È uno dei dati del nuovo rapporto Ispra Lo stato delle acque in Italia, sulla base delle informazioni raccolte attraverso il reporting previsto dalla Direttiva quadro sulle acque (DQA).

Il Rapporto offre un dettagliato quadro conoscitivo delle condizioni dei corpi idrici, sia superficiali che sotterranei.

Cosa analizza il rapporto

Delle acque superficiali, il documento analizza stato ecologico e chimico. Per lo stato ecologico la DQA prevede cinque classi: elevato, buono, sufficiente, scarso, cattivo, di cui ciascuna “rappresenta l’entità delle alterazioni provocate dalle attività antropiche sugli ecosistemi”. Lo stato chimico è valutato, invece, attraverso la rilevazione della presenza di sostanze inquinanti nelle acque, nel biota e nei sedimenti.

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Delle acque sotterrane viene valutato lo stato chimico e quantitativo. Quest’ultimo descrive le condizioni di equilibrio in termini di bilancio tra prelievi per le attività antropiche e disponibilità della risorsa idrica a lungo termine. Lo stato chimico si basa, infine, sul confronto delle concentrazioni di alcuni inquinanti.

Classificazione dello stato delle acque. Fonte: Rapporto Ispra

Classificazione dello stato delle acque. Fonte: Rapporto Ispra

I risultati

Dunque, di 7.700 corpi idrici superficiali è in stato ecologico buono o elevato il 43,6%, la maggior parte dei quali ricade nel distretto della Sardegna. Sono in larga parte acque marino-costiere (44%) e in prossimità delle foci dei fiumi (“di transizione”, 10%). Sempre in Sardegna (76%), ma anche nei distretti delle Alpi Orientali e dell’Appennino Centrale si registrano le maggiori percentuali di fiumi in stato ecologico buono (in entrambi i distretti al 43%). Per quanto riguarda lo stato chimico, risulta buono poco più del 75% delle acque superficiali italiane. Mentre, su 1.007 corpi idrici sotterranei, quasi l’80% appare in stato quantitativo buono e circa il 70% in stato chimico buono.

Stato ecologico acque superficiali. Fonte: Ispra

Stato ecologico acque superficiali. Fonte: Ispra

Il contributo dell’inquinamento agricolo

Il rapporto registra diverse pressioni antropiche che agiscono sui corpi idrici. Il maggiore pericolo per le acque superficiali è costituito dall’inquinamento provocato dall’agricoltura. Si registra anche una pressione di tipo idromorfologico, provocata da opere di difesa idraulica o attraversamenti di strade e ferrovie oltre che una pressione antropica puntuale, dovuta a scarichi urbani e prelievi.

Stato chimico delle acque sotterranee. Fonte: Ispra

Stato chimico acque sotterranee. Fonte: Ispra

Monitorare per prevenire

«L’acqua è una priorità nazionale e una leva strategica per ambiente, salute ed economia», ricorda Maria Alessandra Gallone, Presidente Ispra e Snpa. Soprattutto in un contesto di cambiamento climatico e di sviluppo economico e sociale in rapida evoluzione, «investire in prevenzione e monitoraggio non è più un’opzione, ma una responsabilità condivisa».

«L’acqua è il nostro bene più prezioso e tutelare la sua salute significa proteggere anche la nostra».

 

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