Tre giorni di lavoro intensi per archiviare la “seconda parte” della Cop16 con qualche risultato in mano. E presso la sede Fao a Roma un risultato è arrivato: «storico» secondo la ministra dell’Ambiente colombiana, Susan Muhamad, che presiedeva la Convenzione. Tra i nodi sciolti rimasti in sospeso dopo l’incontro di Cali, l’entità dei finanziamenti, il meccanismo di gestione, la tabella di marcia.

Susan Muhamad. Foto: Cop16
L’importo concordato
Le Parti convenute hanno raggiunto un accordo su un percorso a tappe per mobilitare in favore della tutela della biodiversità 200 miliardi di dollari entro il 2030. Risorse che possono provenire da fondi pubblici nazionali e internazionali, investimenti privati, finanziamenti misti, donazioni filantropiche e così via.
Chi gestirà i finanziamenti
Per il momento sarà il Fondo mondiale per l’ambiente, istituito alla vigilia della Conferenza di Rio del 1992, a gestire il meccanismo finanziario insieme al Fondo del Quadro globale per la biodiversità, creato durante la Cop15 del 2022. Si valuterà in corso d’opera se a partire dal 2028 dovrà vedere la luce un nuovo organismo per la gestione dei fondi. Un accordo ottenuto grazie alla mediazione del Brasile.
Il Fondo Cali e i versamenti privati volontari
Un altro risultato del vertice di Roma è stato la creazione del Fondo Cali. Istituito durante i lavori in Colombia, il Cali Fund avrà il compito di mobilitare risorse finanziarie dalle imprese che utilizzano nei loro prodotti (cosmetici, sementi, farmaci eccetera) le Dsi – Digital Sequence Information provenienti da risorse della biodiversità genetica. Le aziende sono d’ora in poi tenute a versare volontariamente una parte dei loro profitti nel Cali Fund.
Una vittoria importante per le popolazioni indigene e le comunità locali, che dovrebbero ricevere il 50% dei suoi finanziamenti al fine di sostenere iniziative locali a tutela della biodiversità.
Tagli alle sovvenzioni critiche
Nel documento approvato alla fine dei negoziati è stato confermato l’obiettivo di tagliare almeno 500 miliardi di dollari all’anno entro il 2030 dai sussidi rivolti ad attività dannose per la biodiversità. Inoltre, la Cop 16 ha posto le basi per una cooperazione più stretta con altri trattati ambientali multilaterali – Cop sul clima e Cop sulla desertificazione -, e ha definito le condizioni per la nomina del prossimo Segretario esecutivo.
Progressi in concretezza
La road map concordata a Roma ha l’obiettivo di migliorare il monitoraggio, la rendicontazione e la revisione del Kunming-Montreal global biodiversity framework (GBF), programma adottato alla Cop15 nel dicembre 2022. Ciò permetterà ai governi di valutare i progressi attraverso indicatori condivisi e dati aggregabili e confrontabili su scala mondiale. Prossimo step, la Cop 17, tra due anni. Così la definisce il comunicato stampa rilasciato alla fine del vertice:
«Il primo banco di prova per verificare se il nuovo sistema di finanziamento sarà realmente in grado di colmare il divario economico che ancora ostacola la lotta alla crisi della biodiversità».