Nel 2022, il documento finale della 15° Conferenza delle parti (Cop) della Convenzione sulla Diversità Biologica di Kumming-Montreal riportava un “gap” finanziario di 700 miliardi di dollari all’anno per assicurare la salute degli ecosistemi e delle specie. In quell’occasione, si raggiunse un accordo storico per porre un freno alla riduzione della diversità ecologica: il Quadro globale della biodiversità, ovvero un percorso a tappe per vivere in armonia con la natura entro il 2050.
Quasi tre anni dopo, alla vigilia di una sessione supplementare della Cop16 sulla biodiversità – che si tiene a Roma dal 25 al 27 febbraio presso la sede della Fao, dopo l’interruzione della sessione di novembre avvenuta a Cali, in Colombia – il percorso continua.

Foto: Cop16, Cali (Colombia)
E molti indicatori confermano che la strada da compiere sia ancora molta.
Patrimonio globale
Secondo le stime, sul nostro pianeta sono presenti circa 9 milioni di specie, batteri esclusi. Circa due milioni di queste specie vivono in mare e complessivamente restano da scoprire circa il 96% delle specie terrestri e il 91% di quelle marine. Quello che sappiamo però è quante, fra le specie conosciute, sono in pericolo. Nel 2019, la prima revisione globale sullo stato di salute della biodiversità, prodotta dalla Piattaforma intergovernativa sulla biodiversità e i servizi ecosistemici (Ipbes), indicò che oltre un milione di specie, animali e vegetali, erano in pericolo di estinzione.

Popolazioni in calo
Più recentemente, l’ultimo Living Planet Report, il rapporto biennale stilato dal Wwf e dalla Società zoologica di Londra, usando un indice che traccia i cambiamenti nel tempo dell’abbondanza relativa delle popolazioni di specie selvatiche, indica che negli ultimi 50 anni le popolazioni di oltre cinquemila specie sono calate del 73%. Numeri, solo parziali, di un declino che riguarda tutti gli ecosistemi: terrestri, marini e d’acqua dolce.

Il barometro della vita
Un aggiornamento costante sullo stato di salute della biodiversità è fornito dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN), con le Liste Rosse delle Specie Minacciate. Un “barometro della vita”, come è stato chiamato, che negli ultimi 24 anni ha valutato circa 166.000 specie. Il 28% delle quali classificato come in pericolo di estinzione. Il lavoro di monitoraggio continua e l’obiettivo dei ricercatori è arrivare a valutare 260.000 specie entro il 2030.
Solo negli ultimi mesi, l’Organizzazione internazionale per la conservazione della natura ha informato che un terzo delle circa 60.000 specie di alberi di tutto il mondo è in pericolo di estinzione. A fare i conti con il rischio di estinzione è anche il 40% delle specie di coralli, un terzo delle specie di squali, raze e chimere più un quarto degli animali d’acqua dolce.
Guarda il video dell’Iucn sul Barometro della vita
Invertire la rotta è possibile
La tendenza negativa della biodiversità può essere però invertita. Una recente analisi, pubblicata su Science, ha evidenziato come al livello globale due terzi degli interventi di conservazione abbiano avuto un effetto positivo, migliorando lo stato della biodiversità o rallentandone il declino. L’azione per la tutela, quindi, funziona. Quello che serve per metterla in atto sono investimenti aggiuntivi. Nel percorso a tappe del Quadro globale della biodiversità di Kunning-Montreal, è previsto di mobilitare 200 miliardi di dollari l’anno per la biodiversità.
Sarebbe questa la somma minima necessaria per attuare le strategie e i piani nazionali per la biodiversità. Al livello finanziario, questo obiettivo dovrebbe essere raggiunto attraverso la finanza privata, inserendo quindi nelle strategie nazionali per la biodiversità anche gli investimenti privati, con l’aumentando delle risorse nazionali per l’attuazione di queste strategie e con la mobilitazione di più fondi al livello internazionale.

L’Italia, scrigno globale
Fra i partecipanti al fondo, ad oggi, non compare l’Italia, che con il suo patrimonio naturale ha una responsabilità unica come custode della biodiversità. Con 85 ecosistemi terrestri, 400 diversi habitat marini, circa 10.000 specie vegetali e oltre 60.000 specie animali, l’Italia è il paese europeo più ricco di biodiversità. Un’importanza di specie, inoltre, che non si trova altrove: il 50% delle piante e il 30% degli animali di interesse conservazionistico per l’Europa sono presenti solo nel nostro territorio.

Passare all’azione
Come indicato nel primo Rapporto annuale sulla biodiversità prodotto dal National Biodiversity Future Center, solo il 17% degli ambienti che ospitano questa biodiversità però sono oggi protetti come parchi e riserve. Mentre il 30% delle specie, animali e vegetali, è considerato a rischio di estinzione. Sebbene l’Italia abbia presentato la propria Strategia nazionale per la biodiversità in linea con gli obiettivi globali fissati, come ripristinare il 30% degli ecosistemi degradati e tutelare il 30% del pianeta entro il 2030, non ha ancora fatto passi avanti dal punto di vista finanziario per metterla in atto. Sono sforzi che non si possono rimandare.

Al 2050, quando dovremmo tornare a vivere in armonia con la natura, non manca poi così molto.