Passeggiata in una foresta Foto: Robert Kneschke
Biodiversità

Le foreste con più specie di alberi resistono meglio ai fenomeni estremi

Lo conferma una ricerca appena pubblicata sulla rivista “Functional Ecology”: le monocolture a crescita rapida subiscono gli effetti dello sconvolgimento climatico più di quelle a crescita lenta ed elevata biodiversità

Francesca Santoro 1 Febbraio 2024

Le foreste con due o tre specie di alberi sono in media più resilienti del 35% alle tempeste in confronto alle foreste con una sola specie. Conta anche la tipologia di albero. Le piantagioni forestali di solito sono costituite da alberi ad alto fusto a crescita rapida, come le conifere, più vulnerabili ai venti forti rispetto a specie, come la quercia, a crescita lenta e a legno duro.
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Lo conferma uno studio pubblicato sulla rivista Functional Ecology della British Ecological Society e ripreso dal Guardian. Si basa su simulazioni realizzate con i dati provenienti da oltre 90.000 aree forestali europee per osservare come resistono agli eventi meteo estremi e come recuperano.

Gli effetti della tempesta Vaia

Gli effetti della tempesta Vaia (Foto: Wikimedia)

Eventi in aumento

Gli eventi estremi, conseguenze della crisi climatica, sono stimati in aumento anche nel Regno Unito, colpito proprio pochi giorni fa dalla Tempesta Isha insieme all’Irlanda, con nubifragi e venti fino a 140 chilometri orari. Il nuovo studio dovrà essere confermato da ulteriori ricerche sul campo, ma in realtà già conferma le osservazioni raccolte dopo la tempesta Arwen che nel novembre 2021 distrusse milioni di alberi in piantagioni di conifere in Scozia, Inghilterra del nord e parte del Galles. Gli esperti dissero che molti degli alberi abbattuti erano di un’unica specie in piantagioni di conifere della stessa età, più vulnerabili alle tempeste rispetto ai boschi spontanei, ricchi di specie diverse.

Crescita lenta

Proprio come nel caso della nostra Tempesta di Vaia del 2018, che in meno di un’ora nel 2018 travolse 14 milioni di alberi, di cui un milione di abeti rossi sull’altopiano di Asiago, piantati dopo la prima guerra mondiale, come in tutta Europa, per la crescita rapida e l’alto valore economico. Spiega lo studioso francese Julien Barrere, dell’Institut national de la recherche agronomique, a capo del team di ricerca:

 

Julien Barrere

Foto: nesfp.nutrition.tufts.edu

«In un contesto di perdite crescenti dovute alle tempeste. il nostro studio si schiera a favore delle pratiche di gestione forestale che promuovano la diversità e la scelta di specie a crescita lenta».

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