Le piante aiutano il clima assorbendo l’anidride carbonica. Alcune meglio di altre
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Le piante aiutano il clima assorbendo l’anidride carbonica. Alcune meglio di altre

Quanta CO2 assorbono i vegetali con la fotosintesi? E soprattutto quanta ne riescono a trattenere e trasformare in carbonio organico? Un recente studio internazionale, al quale ha contribuito anche il Cnr-Isafom, ha misurato l’efficienza delle piante nel contenere il gas-serra

 

 

Valentina Gentile 10 Luglio 2025

Che le piante, attraverso la fotosintesi, assorbano CO2 atmosferica, è cosa risaputa. Ma un recente studio, pubblicato su “Nature Ecology and Evolution”, ha rivelato come varia, su scala globale, l’efficienza con cui gli organismi vegetali trasformano il carbonio atmosferico in biomassa, fornendo così una nuova prospettiva sul ruolo cruciale della vegetazione nella lotta al cambiamento climatico.

I.Denev, Getty Images

Perché più efficacemente le piante usano o trattengono il carbonio, più riescono a sottrarre questo gas-serra dall’atmosfera e a ridurne l’impatto.

Come utilizzano il carbonio le piante?

Il team internazionale che ha condotto la ricerca , di cui fa parte anche Alessio Collalti, primo ricercatore dell’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del mediterraneo (Cnr-Isafom), ha utilizzato dati globali da torri di flusso “eddy covariance“, strumenti che monitorano lo scambio di carbonio fra la Terra e l’atmosfera, per creare il più ampio database sull’efficienza d’uso del carbonio (Carbon Use Efficiency, Cue) nella vegetazione.

Foto: Alessio Collalti

Dalla CO2 alla biomassa

Così spiega Collalti: «Due grossi flussi di carbonio sono controllati dalle piante, la fotosintesi che sottrae CO2  e la respirazione che la restituisce all’atmosfera. La Cue rappresenta, appunto, il rapporto tra quanto carbonio viene assorbito e quanto non viene riemesso perché trasformato e trattenuto sotto forma di carbonio organico, ossia biomassa, zuccheri, e altre molecole stabili, invece di essere rilasciato di nuovo in atmosfera».

Nuove stime sull’equilibrio del carbonio terrestre

L’importanza dello studio sta anche nell’aver colmato una lacuna storica, producendo oltre 2.700 stime di Cue su scala globale, un numero dieci volte superiore rispetto ai dati finora disponibili. «Per decenni abbiamo studiato quanto carbonio assorbono le piante mediante la fotosintesi, sotto forma di CO2 – continua Alessio Collalti, che è anche responsabile del Laboratorio di Modellistica Forestale del Cnr-Isafom di Perugia – ma con questo studio spostiamo l’attenzione su quanto bene riescano a utilizzarlo o a trattenerlo. Un aspetto altrettanto cruciale per comprendere l’equilibrio del carbonio sulla Terra».

Come varia l’efficienza dello stoccaggio

La ricerca evidenzia come l’efficienza di utilizzo del carbonio non è costante, ma vari significativamente tra differenti regioni del mondo caratterizzate da diverse forme dominanti di piante e clima. Le foreste decidue, ad esempio, mostrano una efficienza più elevata rispetto alle foreste sempreverdi, mentre praterie e colture agricole risultano generalmente più efficienti delle foreste.

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Gli ecosistemi di savana dominati da graminacee, invece, presentano alcuni dei valori di Cue più bassi osservati. Sebbene il clima, in particolare la temperatura, influenzi la Cue, lo studio ha rilevato una forte dipendenza dal tipo di vegetazione.

Una misurazione difficile

Risultati che, evidentemente, hanno importanti implicazioni per le politiche climatiche e le strategie di riforestazione. La Cue è una componente fondamentale del ciclo del carbonio terrestre, ma a causa delle difficoltà nel misurare direttamente la respirazione delle piante e la loro capacità di trattenere in composti organici non climalteranti il carbonio, è spesso trattata come una costante nei modelli dei sistemi terrestri, introducendo incertezze significative nelle proiezioni climatiche e di carbonio.

Obiettivo: mitigazione climatica

Questo nuovo dataset tiene conto di un vincolo fisiologico essenziale per migliorare l’accuratezza di questi modelli su larga scala nell’uso del carbonio da parte dei vegetali, conclude Collalti:

«Capire dove e quando le piante sono più efficienti è fondamentale per progettare strategie più efficaci di mitigazione, soprattutto in vista degli investimenti su riforestazione e soluzioni basate sulla natura».

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