Microplastiche nei campi, da Unibo un’alternativa biodegradabile Foto: Getty
Innovazione

Microplastiche nei campi, da Unibo un’alternativa biodegradabile

Il progetto europeo Insoil punta a sostituire i teli per la pacciamatura, le protezioni per le piante e altri accessori in plastica con soluzioni completamente bio-based. Fra i partner il Dipartimento di scienze aziendali dell’Università di Bologna

Francesca Santoro 17 Luglio 2025

La plastica, utile e versatile ma anche invasiva e potenzialmente dannosa per l’ambiente, è molto utilizzata anche nelle pratiche agricole. Prodotti e accessori per la lavorazione realizzati con questo materiale rimangono spesso nel terreno dopo l’applicazione, in particolare nel caso delle plastiche monouso.

Microplastiche in agricoltura, l'alternativa di Unibo: Una mano accarezza le spighe

Foto: Rattanakun

La conseguenza? Il rilascio di microplastiche e sostanze tossiche proprio dove nasce il nostro cibo.

Obiettivi europei e innovazione

Per ridurre l’inquinamento, salvaguardare gli ecosistemi e la salute umana, l’Ue mira entro il 2030 a ridurre la produzione di plastica di origine fossile del 20% e ad abbattere del 30% il rilascio di microplastiche nell’ambiente. Nel settore agricolo si punta sullo sviluppo di prodotti di origine biologica, in grado di biodegradarsi in sicurezza nel suolo. Di questo si occupa il nuovo progetto Insoil.

Verso nuovi paradigmi

Il progetto vede tra i partner il Dipartimento di Scienze aziendali dell’Alma Mater di Bologna. «Con Insoil puntiamo a valorizzare soluzioni biodegradabili e circolari per un’agricoltura sostenibile, supportando la transizione verso un’economia bio-based» spiega il professor Angelo Paletta, Direttore del Dipartimento e referente scientifico del progetto.

prof. Angelo Paletta Università di Bologna

«Il nostro ruolo è sviluppare modelli di business innovativi capaci di integrare le esigenze degli agricoltori, le opportunità del mercato e le sfide ambientali».

Stop alla plastica monouso

Insoil sviluppa tre famiglie di prodotti, sotto forma di teli per pacciamatura, protezioni per le piante e fertilizzanti a rilascio controllato (Crf), completamente di origine biologica e sicuri. Si baseranno su poliidrossialcanoati (Pha) sostenibili combinati con additivi specifici, consentendo una biodegradazione programmata adatta a climi e colture specifici. Saranno inoltre arricchiti con bioprodotti attivi (ad esempio biostimolanti) per migliorarne la funzionalità, il valore e l’adozione.

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I prodotti sviluppati da Insoil saranno validati sul campo con gli utenti finali su ortaggi e alberi da frutto pertinenti nell’Europa meridionale e settentrionale. Gli esperti europei della progettazione di prodotti chimici e materiali sicuri e sostenibili (SSbD) ne garantiranno la conformità. Seguiranno le raccomandazioni politiche per promuovere normative e standard pertinenti.

Più risparmio, meno inquinamento

I modelli di business circolari elaborati dal progetto faciliteranno l’integrazione nel mercato dei nuovi prodotti. La commercializzazione dei prodotti agricoli Insoil entro il 2035 potrà dunque ridurre il rilascio di (micro)plastiche (5.820 tonnellate) e l’uso di agrofarmaci (4.000 tonnellate).

Bioplastiche in agricoltura: un agricoltore osserva le proprie piante

Foto: Getty Images

Ne conseguirà l’abbattimento di 16.000 tonnellate di emissioni di CO2 e per gli agricoltori un risparmio di 17,4 milioni di euro.

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