No Mow May, vale a dire “maggio senza sfalci”, è una campagna nata qualche anno fa nel Regno Unito, che invita a sospendere i tagli dell’erba durante il mese di maggio, per permettere ai fiori di sbocciare e aiutare gli impollinatori.
L’inizio della primavera, infatti, per gli impollinatori autoctoni appena nati può presentare qualche difficoltà a causa del minor numero di risorse floreali. I prati urbani, se sono più cresciuti e arricchiti di fiori, possono invece rendere disponibile nettare e polline.

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Non bisogna sospendere gli sfalci per il mese intero: falciare soltanto ogni due o tre settimane permette di aumentare la fioritura offrendo cibo alle api affamate.
L’insostenibile cura del prato
La proposta è interessante per tutte le aree verdi, ma forse ha ancora più valore se letta nel contesto in cui nasce. Il cosiddetto prato all’inglese richiede, infatti, molti interventi: viene tagliato, rastrellato, diserbato, a volte trattato chimicamente con pesticidi che possono danneggiare le api, e, infine, abbondantemente annaffiato. Ettari di prato curato rappresentano un consumo elevato di tempo e risorse e una perdita di habitat per i preziosi impollinatori.

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Gli studi confermano
No Mow May è sostenuta da studi condotti sia in Europa che in Nord America, secondo cui una maggiore intensità delle sfalciature incide negativamente sulla biodiversità delle piante e degli insetti. Al contrario, nelle aree tagliate meno frequentemente è stato rilevato un aumento numerico e in ricchezza di specie di farfalle e api.
Pratiche di falciatura meno intense comportano anche una minore presenza di parassiti. Sono stati analizzati anche i potenziali risparmi sui costi dei gestori dei parchi, a fronte di una falciatura compiuta 10 volte l’anno anziché 15.
Giardinieri consapevoli
Forse non falciare a maggio potrebbe non essere la scelta migliore in tutte le latitudini. La campagna presenta infatti varianti intitolate No Mow April o Low Mow Spring. Tuttavia l’iniziativa accende l’attenzione sulla salvaguardia di habitat (che a volte non consideriamo tali) degli impollinatori. La proposta da cogliere è quella di attivarsi, ogni persona nella propria realtà. Prima di tutto osservando le api autoctone nei nostri giardini o nelle aree verdi a noi prossime. Quando appaiono? Quali piante preferiscono? E poi: cosa dicono le normative locali sugli sfalci?
Come aiutare le api
Sarebbe utile trasformare le aree verdi a basso traffico, in particolare quelle attorno agli habitat più naturali, in zone a bassa gestione, in modo che api, lucciole, uccelli e altri animali selvatici siano maggiormente protetti. Oltre a ridurre il taglio dell’erba si possono inserire più specie fiorite, offrire siti di nidificazione naturali come foglie, steli, tronchi, terreno nudo (il 70% delle api nidifica a terra), estirpare a mano le erbe spontanee più problematiche per evitare di usare diserbanti, concimanti, e naturalmente pesticidi.

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Anche un piccolo appezzamento di giardino può fornire un habitat di alta qualità per gli impollinatori.