Quasi il 48% dei prodotti da agricoltura convenzionale contiene tracce di pesticidi e oltre il 30% più sostanze insieme. Nella frutta addirittura Il 75,57% dei campioni analizzati contiene multiresiduo e il 2,21% risulta non conforme con frequenti superamenti dei limiti di legge. È quanto emerge dal dossier “Stop pesticidi nel piatto 2025” di Legambiente, realizzato con il sostegno di AssoBio e Consorzio Il Biologico.
Prodotto per prodotto
L’indagine ha analizzato 4.682 campioni tra frutta, ortaggi, cereali, prodotti trasformati e alimenti di origine animale, provenienti sia da agricoltura convenzionale che da agricoltura biologica.
Nei prodotti orticoli la situazione è leggermente migliore rispetto al citato comparto frutta: si trovano residui nel 40,17% dei casi, sebbene con non conformità limitate (1,03%). Meglio i prodotti trasformati (32,89% con residui) e molto positivo il quadro relativo al settore animale, con quasi l’88% dei campioni totalmente privi di residui. L’analisi dei fitofarmaci non include, però, la presenza degli antibiotici.

Foto: Canva
L’ effetto cocktail
Nel complesso, nei prodotti da agricoltura convenzionale il 17,33% presenta un solo residuo, mentre nel 30,26% troviamo un multiresiduo, con un aumento del 14,93% rispetto all’anno precedente. Purtroppo, poiché ancora le autorizzazioni Ue sono calcolate sostanza per sostanza, l’effetto cocktail continua a sfuggire alla normativa sull’utilizzo dei pesticidi.
Il rischio per salute ed ecosistemi
Il dossier ha rilevato casi con presenza di molecole tossiche e vietate. Peperoni italiani con Tetramethrin (non più autorizzato dal 2002) o patate e zucchine con residui di Ddt, simbolo storico della contaminazione persistente. Secondo il dossier, la percentuale complessiva e contenuta di irregolarità rispetto ai limiti fissati dall’Ue (1,47%) non racconta il rischio reale: non considera esposizioni cumulative, effetti additivi e sinergici, né l’impatto nel tempo.
Il biologico rassicura
Il 50,94%,dei campioni di cibi da agricoltura convenzionale risulta priva di residui (l’anno precedente erano il 57,32%) mentre nel bio l’87,7% è completamente libero da fitofarmaci. Solo un caso di irregolarità complessiva, probabilmente dovuta alla deriva dei pesticidi da campi limitrofi. I sistemi a basso input chimico sono dunque già oggi un modello efficace e competitivo.

Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente
Le alternative ai pesticidi
Tra le soluzioni in chiave agroecologica, Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente, ricorda: «L’adozione diffusa di tecniche di biocontrollo, con sostanze naturalmente presenti in natura, come l’acido pelargonico, in grado di eliminare infestanti in modo alternativo rispetto al Glyfosate, rispettando la biodiversità del suolo.
L’adozione di rotazioni colturali e sovesci, che ripristinano fertilità e interrompono i cicli di parassiti. La tutela degli insetti impollinatori. La protezione della biodiversità agricola e naturale. Accanto a questo, l’impiego di filiere corte e trasparenti, che riducono l’impatto ambientale e rafforzano il legame tra territorio, produttore e consumatore».
Una transizione ecologica in agricoltura
Secondo il documento, serve una visione pubblica che introduca strumenti concreti per spingere la transizione ecologica del settore. Per Nicoletta Maffini, presidente AssoBio, il dossier «risponde alla crescente attenzione dei consumatori verso la qualità e la sicurezza del cibo.

Foto: Assobio
E intende stimolare il mondo agricolo, la comunità scientifica e le istituzioni a un impegno condiviso per ridurre l’impatto della chimica sugli ecosistemi».