Area agricola per eccellenza del Belpaese, la Pianura Padana è stata riconosciuta come uno degli hotspot globali per la concentrazione di gas serra. Secondo uno studio condotto da ricercatori dell’Università degli Studi di Milano e dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) e pubblicato su Scientific Reports, una riduzione delle emissioni di CO₂ si potrebbe ottenere ripristinando la tecnica agricola tradizionale nota come Coltura Promiscua.

Pianura Padana. Foto: Italia da Scoprire
Cos’è la Coltura Promiscua
Documentata fin dal Medioevo, la Coltura Promiscua per secoli è stata la tecnica più praticata, soprattutto tra Lombardia, Emilia-Romagna e il crinale appenninico. Si basa sulla coltivazione nello stesso campo di specie diverse (alberi, cereali, ortaggi e foraggi).
È quasi sparita nel Novecento, quando urbanizzazione, meccanizzazione e riforme agrarie hanno ridotto la diversità colturale e favorito le monoculture intensive.
Un territorio con molte criticità
La Pianura Padana ospita circa un terzo della popolazione italiana. Chiusa fra Appennini e Alpi, soffre di una limitata circolazione dell’aria, con conseguente accumulo di polveri sottili e gas climalteranti. Inoltre, a causa della sua vocazione, si trova ad ospitare circa il 55% delle emissioni complessive di gas serra di tutta l’agricoltura italiana.
La ricerca
Dallo studio è emerso che la Coltura Promiscua era in grado, in passato, di immagazzinare oltre 75 tonnellate di carbonio per ettaro in media. E che reintrodurre questa tecnica oggi potrebbe accrescere la capacità di sequestro del carbonio atmosferico dei terreni fino al 12%. Risultato ottimo, che altre strategie di stoccaggio come la afforestazione raggiungerebbero solo convertendo in foresta almeno un quarto delle superfici oggi coltivate.

Filippo Brandolini, Marie Curie Fellow presso il dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Milano e il MIT. Foto: MIT
Il contributo ecologico
«Restaurare la Coltura Promiscua non solo aumenterebbe la capacità di stoccaggio del carbonio atmosferico, ma apporterebbe anche molteplici benefici ambientali tipici dei sistemi agroforestali: migliorare la fertilità del suolo, ridurre i fenomeni erosivi, regolare i cicli idrici, favorire la biodiversità vegetale e animale, sostenere gli impollinatori, limitare l’impatto dei parassiti, migliorare la qualità dell’aria e contribuire alla regolazione del microclima rurale», spiega il coordinatore dello studio Filippo Brandolini.
Un laboratorio di sostenibilità ambientale
Conclude Brandolini: «Sostenere il recupero della Coltura Promiscua rappresenta un passo verso un’agricoltura multifunzionale e rigenerativa capace di coniugare produttività, resilienza e sostenibilità ambientale;
e potrebbe trasformare questo territorio da epicentro dell’inquinamento a laboratorio di soluzioni climatiche innovative».