Sin da come viene utilizzato il suo nome, sembra avere un destino comune con le sorbole: anche delle giuggiole si conosce, infatti, l’espressione comune che le cita, ossia il celebre, fantomatico “brodo di giuggiole”. E come le sorbole sono sconosciute ai più. Pianta dalla storia gloriosa, il giuggiolo (Ziziphus Jujuba) fu introdotto dai Romani nel Mediterraneo dall’Asia Centrale, ma a quanto pare la terra d’origine è l’Africa.
Stagione d’oro
La sua stagione d’oro coincide con l’epoca degli scambi commerciali tra Venezia e l’Oriente, all’inizio come pianta ornamentale, anche perché resistente e adatta a climi miti e terreni difficili, anche aridi e sassosi. Non ha bisogno di molta acqua, ma la sua raccolta non è semplice, a causa delle tante spine. I suoi frutti, piccoli e quando maturi di color rosso-marrone, hanno un sapore acidulo che diviene più dolce con la maturazione.
Utile contro l’insonnia
Secondo la medicina cinese placherebbero l’ansia e l’insonnia, di sicuro possono aiutare la digestione e l’equilibrio intestinale, hanno proprietà antiossidanti e grazie al calcio favoriscono la salute delle ossa e dei denti. Il celebre brodo di giuggiole non è mitologico, ma esiste davvero: si tratta di un liquore prodotto ad Arquà Petrarca, in provincia di Padova, dal colore ambrato, profumo intenso e dolcezza decisa, ottimo come dopocena, liscio o con ghiaccio.