La Papaya è originaria delle regioni tropicali dell’America Centrale e del Messico meridionale. Cristoforo Colombo, assaggiandola, la definì il “frutto degli angeli” per la sua dolcezza soave e la consistenza morbida.
I navigatori spagnoli e portoghesi ne diffusero i semi nelle Filippine e in India, rendendola un alimento base in molte culture tropicali.
Un frutto dalle molte forme
La pianta non è un vero albero, ma un’erba gigante dal fusto cavo che cresce molto rapidamente. Il frutto è una grande bacca ovoidale. La varietà “Maradol” (messicana) può pesare diversi chili, mentre le “Solo” (hawaiane) sono più piccole.
All’interno, la cavità centrale ospita numerosi semi neri sferici, commestibili ma dal sapore piccante simile al pepe nero. La papaya è nota per la sua capacità di intenerire le carni, proprietà nota alle popolazioni indigene che avvolgevano la carne nelle sue foglie.
Papaina, vitamine e antiossidanti
La peculiarità nutrizionale della papaya risiede nella papaina, un enzima proteolitico (capace di scindere le proteine) molto efficace nel favorire la digestione, utile in casi di ipocloridria o pasti pesanti. Oltre all’attività enzimatica, la papaya è una fonte eccezionale di Vitamina C (acido ascorbico), come riporta il Crea, spesso superiore a quella delle arance, e di licopene, un carotenoide antiossidante che diventa più biodisponibile man mano che il frutto matura.
Un frutto medio copre quasi l’intero fabbisogno giornaliero di Vitamina C, fondamentale nella protezione delle cellule dallo stress ossidativo e nella riduzione della stanchezza e dell’affaticamento.
Un aiuto per la terza età
Inoltre, il consumo di papaya fermentata è stato oggetto di studi per il suo potenziale nel rafforzare le difese immunitarie e combattere lo stress ossidativo negli anziani, come evidenziato da ricerche nel campo della nutraceutica clinica, tra cui uno studio fondamentale sugli effetti della papaya fermentata sullo stato redox delle cellule in soggetti anziani sani.
