Che la Sicilia sia tragicamente esposta alle conseguenze del cambiamento climatico lo si è visto con chiarezza durante le ultime settimane, con il passaggio del ciclone Harry che fra Trinacria, Sardegna e Calabria ha provocato danni ingenti alle produzioni agricole e alle infrastrutture rurali: solo nella Piana di Catania, secondo Confagricoltura, è andato perduto fra il 30 e l’80% delle colture, a seconda delle produzioni.

Un agrumeto danneggiato dal ciclone Harry nella Piana di Catania, 23 gennaio 2026. Foto: Confagricoltura
Un impatto che fotografa in modo netto la fragilità del sistema agricolo dell’isola di fronte a eventi sempre più frequenti e violenti.
Risvolti virtuosi
Ma c’è anche un altro risvolto, con aspetti potenzialmente virtuosi, del riscaldamento globale che sta modificando il volto della Sicilia e in particolare della sua agricoltura.
È l’espansione delle colture tropicali, che negli ultimi anni qui stanno trovando condizioni sempre più favorevoli, aprendo nuove prospettive produttive e di mercato. Le filiere di avocado, mango e papaya, ma anche di passion fruit, annona, guava e litchi, in via sperimentale persino di caffè, sono in forte crescita parallelamente alla domanda e ai prezzi.
La Sicilia al centro di Macfrut
Non è un caso che Macfrut, la fiera ortofrutticola in programma dal 21 al 23 aprile 2026 al Rimini Expo Centre, abbia scelto avocado e mango come protagonisti dell’evento e la Sicilia come Regione partner. «L’offerta ortofrutticola siciliana si sta distinguendo per un’elevata capacità di innovazione, favorita anche dalle mutate condizioni climatiche che consentono l’introduzione e la coltivazione di specie tropicali e subtropicali. Tale evoluzione permette alle aziende agricole di diversificare il calendario produttivo», ha dichiarato Mario Schiano di Ismea, commentando una sua ricerca sulle eccellenze ortofrutticole siciliane, presentata per l’occasione.

Foto: Macfrut
Domanda cruciale
Ma questa splendida terra, con i suoi annosi problemi idrici, è davvero una perfetta serra tropicale? Vittorio Farina, docente di frutticoltura tropicale all’Università di Palermo, si occupa di queste piante da vent’anni, dopo aver lavorato sul melo e sul pesco, prova a chiarirlo:

Foto: Francesco Farina / IA Terranea
«Avocado e mango se curati correttamente, in Sicilia producono molto e garantiscono un’elevata qualità del prodotto», spiega.
Le specie più adatte
In effetti proprio avocado e mango sono i due frutti tropicali più richiesti dal mercato, ma anche quelli che si sono già adattati meglio al clima dell’isola e che gli agricoltori hanno imparato a coltivare con più consapevolezza, nonostante le molte variabili che condizionano il successo di queste colture. Il processo di diversificazione d’altro canto ha già una lunga storia: «La sperimentazione pratica, insieme agli agricoltori, è cominciata negli anni Ottanta» racconta Farina.
Dal decennio successivo sono aumentate le superfici coltivate, le produzioni e l’interesse dei consumatori. «Oggi i frutti tropicali piacciono ai giovani, se ne parla in televisione e non solo. La richiesta da parte dei mercati cresce vertiginosamente e le aziende in Sicilia che producono questi frutti sono ormai numerose: realtà anche di 50 o 100 ettari. Una crescita importante, insomma, sia per l’avocado che per il mango».

Mango siciliani. Foto: Rete “In campagna”
L’export accelera
I dati sull’export, nonostante la bilancia pesi ovviamente ancora molto dalla parte delle importazioni, confermano il trend. Per Coldiretti, la frutta tropicale italiana, con un balzo del 39% in valore delle esportazioni, è forse il settore del Made in Italy a tavola che ha fatto registrare la migliore performance fuori dai confini nazionali. Nel 2024 sono stati oltre 5 milioni i chili di avocado, mango e guava coltivati in Italia e arrivati sulle tavole straniere.
Cifre da record
Una crescita che non sembra arrestarsi: nel primo trimestre del 2025 l’export in valore è aumentato del 17% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, nonostante la difficile congiuntura internazionale, conferma l’Osservatorio Coldiretti su dati Istat. «Secondo gli ultimi dati sui consumi pro capite annuale in Europa, la Francia è leader con 2,31 chili seguita dal Regno Unito con 1,71 chili, dalla Germania con 1,48 kg ma l’Italia con 0,81 chili a testa si classifica nella top four», stimava a luglio scorso l’organizzazione degli imprenditori agricoli.
Il boom del mercato interno
Anche il mercato interno è in forte espansione. Macfrut riporta i dati dell’Osservatorio Immagino GS1 Italy: «Nel nostro Paese nell’ultimo decennio il consumo di avocado è quadruplicato, con un incremento in quantità del 694% pro-capite. Sempre in Italia, in valore in sei anni (2019-2024) il consumo è cresciuto del +317%, mentre negli ultimi due anni è stato del +33,5% nel 2023 e +12,6% nel 2024. Un boom che ha riguardato anche il mango, sempre in valore: +24% nel 2023 e +12,6% nel 2024».

Mango e litchi prodotti in Sicilia, azienda Agricola Cupitur. Foto: Vittorio Farina
Caldo e siccità, le nuove problematiche
Accanto alle opportunità, restano però incognite e criticità. «Abbiamo imparato a proteggere le piante dal freddo ma oggi i problemi sono caldo e siccità – prosegue Farina – Siamo sempre in condizione di dovere adeguare la sperimentazione. Gli agricoltori non possono essere lasciati soli in questo processo, a maggior ragione con superfici in gioco che crescono così tanto. Ragioniamo in modo da rendere le colture sostenibili e resilienti alle variabili del cambiamento climatico».
Eventi estremi e stress climatico
Il riscaldamento globale porta con sé anche alcune condizioni al contorno positive per queste varietà, come gli inverni più miti, ma è gravido anche di effetti negativi: caldo estremo, piogge torrenziali, grandinate improvvise, sciroccate e la siccità che negli ultimi anni ha rappresentato un vero dramma. Tutti fenomeni che colpiscono il comparto agricolo e che proprio le piante tropicali soffrono di più: «Sono un po’ più sensibili e quindi va studiata la maniera per proteggerle garantendo, al contempo, ottime rese e qualità elevata».

Una rete protettiva sopra un mangheto, campo sperimentale Azienda agricola Tripodo Luigi. Foto: Vittorio Farina
Integrazione, non sostituzione
Ma se produzione e vendite dovessero continuare a crescere, esiste il rischio che sostituiscano le colture tradizionali? No, afferma Farina. Le colture tropicali affiancano quelle storiche e difficilmente potranno sostituire produzioni così radicate come gli agrumi. «È chiaro, però, che un avocadeto o un mangheto rendono molto di più di un limoneto o un aranceto, sono un’integrazione importante». Inoltre, non tutti i territori sono adatti: «La frutta tropicale cresce in Sicilia in areali precisi: lungo le coste e con microclimi particolari, non può trovarsi in tutta l’isola».
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Altre esperienze nel Sud Italia
Nel resto del Meridione d’Italia le esperienze sono ancora limitate e a macchia di leopardo. Uno spostamento delle colture verso Puglia, Campania e Sardegna è in corso, ma restano due incognite decisive: l’adattamento e il rendimento: «Se producono poco – sottolinea il docente – l’operazione non vale la pena».
Intanto in Sicilia si moltiplicano le sperimentazioni. La papaya è coltivata con discreto successo in serra, il litchi è in espansione e altre specie trovano spazio su superfici molto ridotte, ma promettenti, di cui sta crescendo il comparto e che si vendono molto bene per via dell’offerta limitata. Senza dimenticare l’aspetto nutraceutico: questi frutti sono considerati superfood. Con aziende partner, l’Università di Palermo coltiva anche il caffè (in serra, perché vi cresce meglio), «che produce e fa ottimi chicchi. Dal punto di vista della ricerca, è una sfida entusiasmante», chiosa Farina.
Filiere corte e grandi investimenti
Ai vantaggi per i produttori si sommano quelli, più generali, legati all’abbattimento della distanza e delle relative emissioni di CO2 per il trasporto. I consumatori possono contare, invece, su un maggior controllo della filiera e della qualità. E il clima che cambia attira, infine, anche i grandi gruppi. Chiquita ha avviato nei mesi scorsi un progetto di produzione delle banane made in Sicily insieme alla cooperativa agricola Alma Bio, con la messa a dimora delle prime 20mila piante a Marina di Ragusa.

Una visita in un bananeto siciliano, azienda agricola Orto di Rosolino. Foto: Paola Scordato
I primi frutti sono attesi sul mercato già quest’anno.





