LAZIO | Supplì al telefono, il cugino romano degli arancini siciliani Foto. Getty Images
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LAZIO | Supplì al telefono, il cugino romano degli arancini siciliani

Quando si divide a metà mostra una gustosa “sorpresa”, che spiega sia l’origine francese del nome, sia il curioso appellativo che chiama in causa gli apparecchi telefonici di una volta. Una specialità che ancora oggi primeggia nelle pizzerie della Capitale

Valentina Gentile 13 Settembre 2024

Attenzione a non confonderlo con il principale “competitor”, l’arancino o arancina (a seconda che sia catanese o palermitano) siciliano. Il supplì romano è una palla di riso al ragù di carne fritta (anche se la ricetta originale prevedeva che il sugo venisse fatto con le rigaglie di pollo, durelli e fagatini), ripiena di mozzarella ma servita anche in altre versioni, tra cui quelle alla amatriciana o alla carbonara. A differenza dei “cugini” siculi non vengono cotti con lo zafferano, hanno una forma più piccola, a polpetta allungata e non a cono. E sono impanati con pangrattato nell’uovo invece che pastella.

Mozzarella a sorpresa

Il nome rappresenta un retaggio dell’occupazione napoleonica di fine Settecento: supplì viene infatti dal francese “surprise” in riferimento alla sorpresa che si ha quando si scopre all’interno della palla di riso la mozzarella calda e filante. La prelibatezza capitolina si chiama anche “supplì al telefono”: quando si divide il fritto a metà per mangiarlo, la mozzarella che è all’interno crea un “filo” come quello che unisce la cornetta ai telefoni di una volta. Come per tutto lo street food, anche i supplì in origine venivano venduti per strada. I venditori ambulanti giravano per i vicoli con una “caldara” colma d’olio e li preparavano al momento per servirli caldi.

Oggi invece, queste deliziose palle di riso allungate, si mangiano di solito nelle pizzerie romane, come antipasti.

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