Attenzione a non confonderlo con il principale “competitor”, l’arancino o arancina (a seconda che sia catanese o palermitano) siciliano. Il supplì romano è una palla di riso al ragù di carne fritta (anche se la ricetta originale prevedeva che il sugo venisse fatto con le rigaglie di pollo, durelli e fagatini), ripiena di mozzarella ma servita anche in altre versioni, tra cui quelle alla amatriciana o alla carbonara. A differenza dei “cugini” siculi non vengono cotti con lo zafferano, hanno una forma più piccola, a polpetta allungata e non a cono. E sono impanati con pangrattato nell’uovo invece che pastella.
Mozzarella a sorpresa
Il nome rappresenta un retaggio dell’occupazione napoleonica di fine Settecento: supplì viene infatti dal francese “surprise” in riferimento alla sorpresa che si ha quando si scopre all’interno della palla di riso la mozzarella calda e filante. La prelibatezza capitolina si chiama anche “supplì al telefono”: quando si divide il fritto a metà per mangiarlo, la mozzarella che è all’interno crea un “filo” come quello che unisce la cornetta ai telefoni di una volta. Come per tutto lo street food, anche i supplì in origine venivano venduti per strada. I venditori ambulanti giravano per i vicoli con una “caldara” colma d’olio e li preparavano al momento per servirli caldi.
Oggi invece, queste deliziose palle di riso allungate, si mangiano di solito nelle pizzerie romane, come antipasti.