Il titolo dell’articolo del Guardian parla di “stranezze globali”: Global weirding, in inglese è un gioco di parole e assonanze con global warming. Si riferisce a un recente studio che ha analizzato le 100 città più popolose del mondo, più altre 12 selezionate in base a determinati criteri, scoprendo che i centri urbani sono colpiti da veri e propri “colpi di frusta” climatici, con oscillazioni continue e repentine tra siccità e inondazioni. Fenomeni estremi, apparentemente inspiegabili, con conseguenze più che drammatiche: il caso degli incendi di Los Angeles è probabilmente il più lampante e, se non altro, il più recente.
Tendenze dell’umidificazione e della disidratazione in 112 città fra il 1982 e il 2023

Quanto più intenso è il colore, tanto più forte è la tendenza a bagnare (blu) o ad asciugare (arancione). Fonte: Water Aid
Escalation delle temperature
Il motivo per cui i centri urbani sono così colpiti è presto spiegato: l’aumento delle temperature, causato dall’inquinamento da combustibili fossili, può esacerbare sia le inondazioni che la siccità perché l’aria più calda può assorbire più vapore acqueo. Ciò significa che l’aria può aspirare più acqua dal terreno durante i periodi caldi e secchi, ma anche rilasciare acquazzoni più intensi quando arrivano le piogge.

Los Angeles in fiamme, foto del 7 gennaio 2025. Foto: Wikipedia
Los Angeles, il caso emblematico
E così, oltre alla città degli angeli, devastata dalle fiamme davanti agli occhi di mezzo mondo, queste oscillazioni mortali tra condizioni meteorologiche estreme umide e secche colpiscono città di ogni latitudine, da Dallas a Shanghai, mentre Madrid e Il Cairo sono tra le città il cui clima è cambiato in modo più evidente. Così ha dichiarato al Guardian la professoressa Katerina Michaelides, docente di Idrologia delle zone aride dell’Università di Bristol:

Katerina Michaelides. Foto: Down2earth Project
«Il nostro studio dimostra che il cambiamento climatico è radicalmente diverso in tutto il mondo».
Conseguenze estreme
Ma le conseguenze, continua la scienziata, sono devastanti ovunque: decine di centri urbani, da Lucknow, in India, a Madrid e Riyad, hanno subito un “cambiamento” climatico negli ultimi vent’anni, passando da estremi secchi a estremi umidi, o viceversa. Questi stravolgimenti si sono abbattuti sui cittadini con inondazioni e siccità aggravate, limitando o danneggiando seriamente l’accesso all’acqua pulita, ai servizi igienici e al cibo, diffondendo malattie e in alcuni casi causando la dispersione o la migrazione di intere comunità. Il problema dunque si fa particolarmente serio in relazione all’acqua, e ovviamente città in cui l’infrastruttura idrica è già scarsa, come Karachi, in Pakistan, e Khartoum, in Sudan, sono quelle che soffrono di più.
Però le città di tutto il mondo ne sono colpite: i dati dello studio mostrano alcune tendenze regionali, con la siccità che colpisce l’Europa, la penisola arabica già arida e gran parte degli Stati Uniti, mentre le città dell’Asia meridionale e sud-orientale stanno sperimentando rovesci più intensi.
Caos urbano
Delle città esaminate, il 95% ha mostrato una netta tendenza verso condizioni meteorologiche più umide o più secche: una percentuale spaventosa. Per il professor Michael Singer, coautore dello studio e Vicedirettore del Water Research Institute della Facoltà di Scienze della Terra e dell’Ambiente di Cardiff, non ha dubbi sull’uso del gioco di parole “stranezza globale”: «La maggior parte dei luoghi che abbiamo esaminato sta cambiando in modi che non sono sempre prevedibili. E dato che stiamo esaminando le città più grandi del mondo, c’è un numero davvero significativo di persone coinvolte».
Infatti l’analisi illustra il caos climatico portato nelle aree urbane dal riscaldamento globale causato dall’uomo: troppa o troppa poca acqua è la causa del 90% dei disastri climatici. E dato che sono più di 4,4 miliardi le persone che vivono nelle città non è difficile fare avere un prospetto di possibili scenari futuri.

Foto: Canva
Infrastrutture sbagliate
Gestire il “colpo di frusta” e gli stravolgimenti climatici nelle città è estremamente difficile, sottolinea Michaelides. Molte città affrontano già problemi di approvvigionamento idrico, fognatura e protezione dalle inondazioni mentre la loro popolazione aumenta rapidamente. E il riscaldamento globale accentua ulteriormente questo fenomeno: le infrastrutture delle nazioni ricche, spesso obsolete, sono progettate per un clima che non esiste più e gli eventi climatici più estremi rendono ancora più difficile la creazione di infrastrutture tanto necessarie nelle nazioni a basso reddito.
Le piogge dopo la siccità
I ricercatori autori dello studio hanno lavorato a Nairobi, in Kenya, una delle città più colpite: «Le persone fanno fatica a sopravvivere, senza acqua, con raccolti andati persi, bestiame morto: la siccità ha avuto un impatto reale sui loro mezzi di sostentamento e sulle loro vite per diversi anni». E poi, dopo la siccità arrivano le piogge devastanti: «Tutto si allaga, perdono altro bestiame, le infrastrutture della città vengono sopraffatte, l’acqua viene contaminata e poi le persone si ammalano».
Sol Oyuela, direttore esecutivo della ong WaterAid, che ha commissionato lo studio, aggiunge: «La minaccia di un “giorno zero” globale incombe: cosa succederà quando i 4 miliardi di persone che già affrontano la scarsità d’acqua raggiungeranno quel punto di rottura e il cibo, la salute, l’energia, la natura, le economie e la sicurezza che dipendono dall’acqua saranno spinti sull’orlo del baratro?».