I robot che ripristinano le praterie sul fondo degli oceani Foto: Reefgen
Innovazione

I robot che ripristinano le praterie sul fondo degli oceani

Il progetto di una startup di San Francisco, in collaborazione con l’Università del Nord Carolina, unisce ingegneria robotica e ricerca marina per contrastare il declino degli habitat minacciati da inquinamento, cambiamento climatico, sviluppo costiero e pesca eccessiva

Francesca Santoro 19 Dicembre 2024

Le praterie marine sui fondali sono uno degli habitat costieri più diffusi del pianeta. Coprono appena un millesimo del fondale oceanico, ma giocano un ruolo cruciale per gli ecosistemi acquatici e terrestri: trattengono fino al 18% dell’anidride carbonica degli oceani e fungono da zone di riproduzione per molte specie. Tuttavia, queste aree sono in declino, con una perdita globale del 7% annuo a causa di inquinamento, cambiamento climatico, sviluppo costiero e pesca eccessiva.

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E la riduzione di queste aree causa l’erosione delle coste, la perdita di barriere coralline, il declino degli stock ittici e la degradazione della qualità dell’acqua, come spiega Christopher Oakes, biologo marino e Ceo di ReefGen, un’azienda di ocean restoration a San Francisco:

I robot che ripristinano le praterie marine perdute: il biologo Christopher Oakes

Foto: Linkedin

«Una volta c’erano circa 18 milioni di ettari di praterie marine sul pianeta, ne abbiamo perse intorno al 30-40%».

Seminare sui fondali

ReefGen è stata fondata da Tom Chi, cofondatore di Google X, per affrontare il declino delle barriere coralline. I metodi tradizionali di ripristino delle praterie marine si basano su piantagioni manuali di semi e germogli, processi lenti e a volte rischiosi per i sommozzatori. L’introduzione della robotica subacquea ha rappresentato un grande passo in avanti.  Tanto che il primo robot di ReefGen, Cora, ha rigenerato le barriere coralline.

I robot che ripristinano le praterie marine perdute: la barriera corallina

Foto: Reefgen

Da Cora a Grasshopper

Da questo progetto è nato Grasshopper, un seminatore robotico in grado di piantare fino a 60 semi al minuto e di trasportare fino a 20.000 semi. Come? Iniettando semi di alghe insieme a una soluzione fangosa e accelerando il ripristino del fondale. Sebbene non sia ancora completamente autonomo, il robot è pilotato da esseri umani tramite un’interfaccia di controllo o seguendo percorsi tracciati sul fondale.

Il robot marino Grasshopper

Il robot Grasshopper. Foto: Reefgen

Dove operano i robot

Grasshopper è già attivo in Nord America, Europa e Sudest asiatico. Nel 2022, i dati iniziali hanno dimostrato che la semina robotica è efficace quanto quella manuale, ma su un’area più vasta e a una velocità superiore.  Dal 2022, ReefGen collabora con l’Istituto delle Scienze Marine della UNC, che ha raccolto semi per il ripristino di praterie in declino. Le aree piantate manualmente sono confrontate con quelle seminate dai robot per migliorare la velocità di crescita e l’efficienza dei metodi utilizzati.

I robot che ripristinano le praterie marine perdute: germogli dentro Grasshopper

Germogli dentro Grasshopper. Foto: Refgen

Mantenere i risultati nel tempo

Per Oakes, il successo a lungo termine dipende dal monitoraggio continuo e dal coinvolgimento delle comunità locali. ReefGen collabora con aziende di tecnologia per raccogliere dati e con le popolazioni locali per garantire la sostenibilità economica ed ecologica del progetto.

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