Olio versato da una bottiglia, contrasto alla demenza senile Foto: Getty Images
Scienza

Uno studio conferma: l’olio d’oliva protegge dalla demenza

La ricerca, uscita su Jama Network Open, dimostra come mezzo cucchiaio d’olio diminuisce del 28% i decessi correlati alla grave patologia neurodegenerativa. Si conferma l’utilità di un ingrediente peculiare della dieta mediterranea

Valentina Gentile 9 Maggio 2024

Ridurre il rischio di morire per cause correlate alla demenza con un cucchiaio al giorno d’olio d’oliva. Detto così sembra un’esagerazione, eppure è quanto emerge da un recente studio condotto da un team di ricercatori e scienziati di Harvard, rilanciato dalla Cnn. Lo studio, pubblicato sulla rivista Jama Network Open, mette in evidenza come su più di 92.000 adulti osservati per più di 28 anni, il consumo di almeno 7 grammi – poco più di mezzo cucchiaio – di olio d’oliva al giorno risulterebbe collegato a un rischio inferiore del 28% di morte correlata alla demenza, rispetto a coloro che invece non mangiavano mai o raramente l’alimento.

 

Una pianta d'olivo, l'olio protegge dalla demenza

Foto: Imgorthand

Lo studio è la versione peer-reviewed e le prime ricerche presentate all’incontro annuale dell’American Society for Nutrition, risalgono al luglio 2023.

Oli vegetali versus grassi

«Lo studio conferma l’efficacia delle linee guida dietetiche che raccomandano oli vegetali come l’olio d’oliva e suggerisce che queste raccomandazioni non solo supportano la salute del cuore ma potenzialmente anche la salute del cervello» afferma Anne-Julie Tessier, ricercatrice associata in nutrizione presso il T.H. Chan School of Public Health e coautrice dello studio.

 

Anne-Julie Tessier, olio d''oliva contro la demenza senile

Foto: harvard.edu

«Optare per l’olio d’oliva, invece di grassi come margarina o maionese commerciale, è una scelta sicura e può ridurre il rischio di demenza fatale».

Fattori genetici e salute del cervello

Nella prima fase dello studio i partecipanti esaminati avevano in media 56 anni. La prima parte della ricerca ha indagato i fattori di rischio per le principali malattie croniche tra le donne nel Nord America, mentre il secondo si sta focalizzando sugli uomini. Secondo quanto emerso finora, la sostituzione di 5 grammi – circa 1,2 cucchiaini – di margarina o maionese giornalieri con olio d’oliva sarebbe associata a un rischio di morte per demenza inferiore dall’8% al 14%.

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I risultati della sostituzione con altri oli vegetali oppure burro non sarebbero invece al momento significativi. Fermo restando che esiste il gene APOE e4 – il più forte fattore di rischio genetico conosciuto per la malattia di Alzheimer – i potenziali benefici dell’olio d’oliva per la salute del cervello potrebbero essere dovuti a composti antiossidanti che possono attraversare la barriera emato-encefalica, influenzando direttamente il cervello, spiega ancora Tessier. «È anche possibile che l’olio d’oliva abbia un effetto indiretto sulla salute del cervello, favorendo la salute cardiovascolare», aggiunge la ricercatrice.

Olio sull'insalata, olio contro demenza senile

Foto: Freepik

Dieta mediterranea, per uno stile di vita salutare

Che l’olio d’oliva abbia potenzialmente effetti benefici sulla salute del cuore, del cervello, delle ossa e altro ancora, è risaputo. Ma, tornando allo studio e alla correlazione con la demenza, c’è da sottolineare, soprattutto per quanto riguarda i dati emersi valutando pazienti statunitensi, un altro fattore: coloro che consumano olio d’oliva potenzialmente hanno stili di vita complessivamente più sani.

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In generale, la dieta mediterranea, di cui l’olio d’oliva è uno dei simboli, sarebbe indizio di un’attitudine più virtuosa. «Ci sono molte differenze tra le persone che consumano olio d’oliva e quelle che non lo fanno, e non è mai possibile tenere conto completamente di tutti i possibili fattori», spiega David Curtis, professore onorario di genetica, evoluzione e ambiente presso l’University College Londra. «È comunque dimostrato che il consumo di olio d’oliva è associato a una migliore salute cardiovascolare, per questo potrebbe anche essere associato a un minor rischio di demenza».

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