Sorpresa, stupore. Ma anche un dolore improvviso. La parola “sorbole” è un’esclamazione comune in Emilia Romagna, eppure il frutto del sorbo da cui prende origine, è oggi per lo più sconosciuto. Il Sorbus domestica, appartiene alla famiglia delle Rosaceae, come il melo e il pero, a cui vagamente (e in miniatura) assomiglia.
Bella e spontanea
I suoi frutti, detti sorbole o sorbe, sono tipicamente autunnali e maturano tra ottobre e novembre. Si tratta di una pianta spontanea, tenace, autonoma, e bella dal punto di vista ornamentale, che ama il sole e può arrivare a 13 metri di altezza. È un frutto che richiede molta, molta pazienza: infatti chi decide di piantare un sorbo deve sapere che, per i primi 15 anni di vita, non verranno prodotte sorbole.
Piaceva ai Romani
Forse è proprio questo uno dei motivi per cui il frutto è stato dimenticato ed è d’uso poco comune, nonostante sia una prelibatezza nota sin dai tempi degli antichi romani, ottima anche essiccata al sole, o in accompagnamento al vino e perfetta per liquori, confetture, salse e ricette di dolci.
Ed è anche un’ottima fonte di vitamina C, calcio, potassio, zinco, acido malico e magnesio, perfetta per le difese immunitarie e per la produzione di collagene.