VENETO | Lo Scartosso, quel cartoccio di pesci invenduti divenuto prelibatezza Foto: Visit Venezia
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VENETO | Lo Scartosso, quel cartoccio di pesci invenduti divenuto prelibatezza

Ha una tradizione antichissima, risalente ad almeno quattrocento anni fa. Quando con i crostacei e le altre specie avanzate dalla vendita si preparava il “fritolin” nelle osterie

Valentina Gentile 13 Settembre 2024

Lo scartosso veneziano è, in italiano, il cartoccio: un cono di carta utilizzato per assorbire la frittura e riempito con pesci di piccola taglia e crostacei fritti. Da non confondere con il “cuoppo” napoletano, che negli ultimi anni la fa da padrone tra i cibi di strada più “cool”: nello scartosso ci sono i pesci tipici dell’area veneta, ossia calamari, seppie, gamberi, sarde, moeche (o moleche), cioè i granchi pescati durante il periodo della muta, quando perdono il carapace in attesa che si formi quello nuovo.

Dal Seicento con gusto

La tradizione dello scartosso è antichissima. Secondo alcuni risale al 1600, quando si consumava in appositi locali, piccoli e modesti, chiamati fritolin, tipici come i bacari.

Il pesce di giornata rimasto invenduto veniva fritto e rivenduto come “scartosso”.

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