Una ragazza osserva il suolo comparandolo con la tavola dei colori di Munsell Foto: Youtube/Gilson Company Inc
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Dentro il suolo, alla scoperta dei suoi colori. E dei mille significati che possiedono

Grazie alla scala di Munsell e alla tecnica del Visual Soil Assessment è possibile interpretare molte caratteristiche del terreno. E migliorare la qualità delle coltivazioni. Come ci spiega Giuseppe Corti, fra i maggiori esperti a livello internazionale in materia

Sara Brunelli 15 Gennaio 2024

I colori del suolo definiscono la bellezza dei paesaggi. Dal caldo “terra di Siena” al luminoso “rosso veneziano” fino al delicato “verde Brentonico”, ogni sfumatura racconta la storia del terreno e il suo stato di salute, la sua composizione e la fertilità. È Giuseppe Corti, direttore del Centro Agricoltura e Ambiente del Crea e Presidente della Società Italiana della Scienza del Suolo, a condurci in questa discesa nel composto che fa da base alla vita animale e vegetale, alla scoperta dei mille significati che possiedono le sue sfumature cromatiche:

 

Giuseppe Rossi, fra i massimi esperti sul suolo

Foto: Ufficio stampa Crea

«Il colore del suolo dipende dalla presenza di acqua, sostanza organica, ferro e di altri elementi – spiega – Ed è uno straordinario indicatore che richiede competenze molto evolute per essere interpretato».

Verso la roccia

È una dimensione complessa, d’altro canto, quella che si nasconde sotto la lettiera, dove si depositano rami, foglie, escrementi di animali e altre sostanze destinate a decomporsi: «Il suolo va considerato dalla superficie fino al contatto con la roccia – riprende Corti – L’orizzonte superficiale è normalmente più scuro per la presenza di sostanza organica. Scendendo più in profondità si hanno varie tonalità di rosso, giallo, viola in base alla quantità di ossidi e idrossidi di ferro presenti. Vicino alla roccia prevale il colore della matrice, che generalmente è grigio».

 

Gli strati del suolo, rappresentazione grafica

Elaborazione Terranea

Le tavole di Munsell

I pedologi, vale a dire gli esperti che studiano il suolo, usano termini come “grigio azzurrognolo”, “rossastro”, “bruno scuro” per indicare le diverse sfumature di colore. Questi termini però non devono trarre in inganno: l’interpretazione dei colori non è soggettiva, ma segue le tavole colorimetriche messe a punto nel 1905 dal pittore statunitense Albert Henry Munsell, uno standard internazionale basato sui tre parametri, ovvero la tinta (hue), la luminosità (value) e la purezza (chroma).

 

Il sistema dei colori di Munsell

Foto: Wikipedia

La tinta indica il colore primario ed è rappresentata con un numero da 0 a 10 seguito dalle iniziali dei colori in lingua inglese (R per rosso, Y per giallo, G per verde, B per blu). La luminosità è espressa attraverso una scala da zero a 10, dai colori più chiari ai più scuri. La purezza è indicata con un valore da zero a 10, dai colori neutri a quelli fortemente espressi.

 

Le tavole di Munsell poggiate sul terreno

Le tavole di Munsell pronte per l’osservazione del suolo (Foto: Jugewilson/Wikimedia)

Per esempio, il colore di un suolo marrone giallastro può essere classificato con la sigla 10 YR 4/3.

Il Visual Soil Assessment

La tecnica del Visual Soil Assessment (Vsa) permette a chi gestisce terreni agricoli di effettuare un esame diretto del suolo per valutarne la fertilità e lo stato di salute. «Si estrae un tassello di terreno di circa venti centimetri di profondità e si fa una valutazione visuale, eventualmente con l’aiuto di una lente di ingrandimento» riprende Corti. Quindi si valuta quanto sia profondo l’orizzonte scuro e la tonalità del colore, quanto sia poroso il terreno, se ci sono radici e segni di ristagno idrico: «I valori vengono riportati su una scheda e ponderati, restituendo un numero che corrisponde al livello di fertilità. Dopo una breve formazione con un esperto del suolo, questo esame può essere svolto in autonomia da ogni agricoltore».

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La pratica Vsa permette di stabilire le differenze tra le aree e gli interventi necessari evitando, per esempio, di spargere fertilizzante dove non è necessario, con risparmi economici per gli agricoltori e benefici per l’ambiente. «Al momento il Visual Soil Assessment non è una pratica molto diffusa – esplicita Corti – ma lo sarà sempre più man mano che cresce la sensibilità verso i temi ambientali, soprattutto tra le nuove generazioni di coltivatori».

 

Analisi del suolo con una lente d'ingrandimento, soil assessment

Foto: Getty images

E allora andiamo alla scoperta dei colori più diffusi dentro i suoli agrari italiani.

1. Nero-bruno

Il colore nero-bruno è tipico dell’orizzonte superficiale e dipende dalla sostanza organica, che decomponendosi forma l’humus, cioè le sostanze umiche del suolo. Queste ultime attribuiscono al suolo un colore che varia dal bruno al nero, indice di un terreno vivo, fertile, ricco di biodiversità. Grazie proprio alla presenza di sostanza organica, il colore scuro indica anche un suolo che trattiene bene l’acqua.

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La maggioranza dei suoli agrari italiani attualmente non ha un orizzonte superficiale scuro, ma tende verso colori più chiari, a causa delle lavorazioni profonde e delle eccessive concimazioni azotate effettuate dagli anni ‘50, che hanno provocato l’ossidazione della sostanza organica.

 

Suolo nero bruno

Fonte: Crea

2. Rosso

Sotto l’orizzonte superficiale più scuro il suolo assume una colorazione tendente al rosso data dalla presenza di ossidi e idrossidi di ferro, che hanno un ruolo fondamentale nel metabolismo delle piante. Maggiore è la quantità di ossidi e idrossidi di ferro nel terreno, più è intenso il colore rosso.

A seconda delle caratteristiche del terreno possono formarsi diversi tipi di ossidi e idrossidi di ferro, ognuno con una sfumatura tipica.

Suolo rosso

Foto: Crea

3. Giallo-rosso giallastro

I minerali formati dalla combinazione del ferro con altri elementi attribuiscono al suolo le tonalità più colorate, quando la loro presenza è abbastanza consistente, intorno al 2-2,5%. Per esempio, la lepidocrocite, minerale costituente del colore noto come rosso di Siena, ha un colore rosso che tende al viola. L’ilmenite, che contiene anche titanio, è nera o nerastra. E ancora la goethite è rosso giallastra e l’ematite, con cui venivano fatte le mine dei primi lapis, da cui il termine “matita”, assume sfumature dal grigio scuro al rosso sangue.

 

Colori del suolo, Giallo-rosso giallastro

Foto: Crea

4. Grigio chiaro-bianco

Mano a mano che si scende in profondità si riduce la presenza degli ossidi del ferro: quando questo si riduce a una concentrazione intorno allo 0,5% o meno, il colore non è più dato dai minerali di ferro e il suolo assume un colore grigio-chiaro. In prossimità della roccia i processi pedogenetici non sono ancora stati in grado di produrre ossidi di ferro e prevale il colore grigiognolo della matrice.

Se la matrice è calcarea, in basso possiamo trovare anche un colore molto chiaro o bianco.

Suolo grigio bianco

Foto: Crea

5. Grigio tendente al verde/blu

È il colore tipico degli ambienti asfittici, dove i suoli sono saturi di acqua. L’eventuale sostanza organica in superficie rimane nera, sotto la superficie il suolo assume un colore grigio plumbeo che dipende sia dalla matrice del suolo, che è grigiognola, sia dal fatto che gli ossidi di ferro, che sarebbero rossi in ambiente ossidato, in ambiente asfittico cambiano colore diventando grigio-celestini. Mescolandosi tra loro, questi colori producono un grigio plumbeo tendente al celestino o al verdognolo, tipico delle sponde di un lago dove l’acqua sale e scende, delle paludi, permanentemente sommerse, o di suoli che hanno subito allagamenti.

 

Sezione di suolo grigio-verde

Foto: Crea

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