Ad agosto ascolta la natura. Sei idee per un’estate lenta e “device free” Foto: Magnific
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Ad agosto ascolta la natura. Sei idee per un’estate lenta e “device free”

La bella stagione è un ottimo momento per ritrovare il piacere di esplorare boschi, cime e litorali con tanto di bussole, mappe e taccuini. A un patto: quello di spegnere lo smartphone e ricongiungersi agli ecosistemi. Noi vi aspettiamo lunedì 31 agosto, quando Terranea tornerà online. Buona estate!

Anna Stella Dolcetti Menenti Savelli 25 Luglio 2026

L’estate è nel suo momento più intenso. Mentre Terranea si concede una pausa (torneremo online lunedì 31 agosto), vogliamo lasciare ai nostri lettori una proposta da portare con sé durante le prossime settimane: un invito a rallentare e a riscoprire un modo diverso di vivere la natura.

Dal turismo social all’esperienza autentica

Oggi, infatti, molte escursioni sembrano seguire una stessa logica: apriamo i social per accedere a quel contenuto salvato che ci consiglia una destinazione ormai virale, controlliamo foto e recensioni su Google e, una volta arrivati, trascorriamo buona parte del nostro tempo a scattare foto con lo smartphone e a postarle online.

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Abbiamo trascorso una giornata in natura, ma, tornati a casa, ci resta la sensazione di non aver davvero vissuto nulla.

Ad agosto ascolta la natura: una ragazza e un ragazzo visti dall'alto nella radura di un bosco

Foto: Magnific

Ecco allora alcuni suggerimenti per assaporare il tempo all’aperto, vivendo emozioni e creando ricordi, senza bisogno di alcun dispositivo.

1. USCIRE SENZA UNA DESTINAZIONE VIRALE

Ad agosto ascolta la natura: una scogliera con molti bagnanti

Foto: Magnific

Negli ultimi anni la scoperta della natura è stata sempre più orientata dagli algoritmi e dai social media. Molti luoghi esistono prima sui nostri schermi che nei nostri ricordi. Li conosciamo attraverso una serie di scatti perfetti, riprese dall’alto con il drone, liste di attività imperdibili.

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Ma il risultato è che molti luoghi, una volta raggiunti, si rivelano spesso molto diversi dalle immagini che li hanno resi famosi: sentieri affollati, rifiuti, file interminabili per raggiungere il punto panoramico più fotografato.

Quando la popolarità mette a rischio gli ecosistemi

Uno studio scientifico del 2025 ha messo in luce il ruolo dei social nell’alimentare fenomeni di overtourism in aree naturali tanto spettacolari quanto fragili. Quando l’afflusso di visitatori supera la capacità di un luogo di assorbirne gli effetti, aumentano l’erosione del suolo, lo stress di animali e piante, l’accumulo di rifiuti e la pressione sulle comunità locali. La ricerca dello scatto perfetto può inoltre favorire comportamenti incompatibili con la tutela degli ecosistemi.

Scegliere itinerari meno frequentati

Rinunciare alle mete suggerite dall’algoritmo può essere un buon punto di partenza per una gita più sostenibile. Una carta escursionistica, una guida naturalistica o il consiglio di chi conosce il territorio possono condurre verso itinerari meno frequentati ma altrettanto ricchi di interesse.

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Le amministrazioni di alcune destinazioni simbolo dell’overtourism, come il Lago di Braies (Bz), hanno già dovuto introdurre misure per contenere la pressione turistica.

La soluzione? Tornare a modelli di visita più rispettosi e lenti, verso mete meno conosciute anziché “consumare” quelle più viste.

2. ALLENARE L’ATTENZIONE

Foto: Freepik

Stare in natura, secondo gli studi di eco-psicologia, favorisce il recupero dell’attenzione e migliora alcune funzioni cognitive. Ma per costruire una relazione profonda con l’ambiente serve un coinvolgimento sensoriale attivo: osservare le piante, imparare a riconoscere specie diverse, mettersi in ascolto dei suoni in un bosco, seguire le tracce lasciate dagli animali.

Il gioco del 5-4-3-2-1

La differenza sta nella maniera di impiegare il tempo. Una passeggiata può consistere in una serie di gesti meccanici, oppure diventare l’occasione perfetta per affinare lo sguardo e osservare. Un esercizio proposto dal Natural History Museum di Londra consiste nell’applicare la regola del 5-4-3-2-1. Si inizia individuando cinque elementi naturali da osservare, annotandone forme, colori e caratteristiche.

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Si passa poi a registrare quattro sensazioni tattili (il vento sulla pelle, la consistenza del terreno, la corteccia di un albero…). Si continua con tre suoni, poi due odori e infine un sapore, ricordando di non assaggiare mai qualcosa di cui non conosciamo con certezza il profilo di sicurezza.

 

Anche un frutto portato da casa andrà benissimo: l’obiettivo è godere del presente, notando ciò che normalmente sfugge, sommerso dalla fretta.

3. TENERE UN DIARIO NATURALISTICO

Ad agosto ascolta la natura: il corso di un torrente

Foto: Getty images

Lo smartphone per queste settimane può restare nella tasca dello zaino. Ci bastano un quaderno, delle matite colorate e una gomma da cancellare. Chi lo desidera può aggiungere una macchina fotografica istantanea, qualche guida naturalistica e una carta del territorio.

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Ogni osservazione può partire da poche informazioni essenziali: luogo, data, habitat, condizioni meteo.

Trasformare le osservazioni in memoria

Il diario terrà traccia dell’esplorazione. Si possono disegnare foglie, annotare il comportamento degli animali, descrivere il profilo di una montagna o il rumore di un torrente. Una sfida interessante consiste nell’annotare fenomeni apparentemente banali senza ricorrere a formule generiche: il ronzio di un insetto, l’odore di una foglia dopo la pioggia, la superficie irregolare di una roccia scaldata dal sole.

Non occorre saper disegnare in maniera impeccabile: il disegno innanzitutto ha lo scopo di farci concentrare su dettagli che uno sguardo frettoloso ignora.

4. SCEGLIERE UNA SPECIE GUIDA

Una volpe in un prato guarda verso di noi

Foto: Pixabay

La tentazione può essere quella di voler osservare tutto. E se invece, per questa gita, decidessimo di improvvisare una caccia al tesoro concentrandoci su una o due specie? Una ghiandaia che attraversa il bosco, una libellula lungo il torrente, un vecchio faggio abitato dai licheni, una volpe o un branco di daini, un’orchidea spontanea o perfino una colonia di formiche possono diventare il filo conduttore dell’intera escursione. Lasciamoci guidare dalla ricerca di tracce, impronte, richiami, intrecci e relazioni con l’ambiente circostante.

Conoscere per osservare

Prima dell’uscita in natura vale la pena documentarsi sulle loro abitudini, sul ruolo che svolgono nell’ecosistema e sul periodo dell’anno in cui è più facile osservarle. Durante il cammino, proviamo a porci qualche domanda: di cosa si nutrono? Quali altre specie frequentano lo stesso ambiente? Quali indizi raccontano la loro presenza anche quando non riusciamo a vederle direttamente? Ogni risposta ci aiuta a leggere il paesaggio con occhi diversi.

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Questo approccio permette di comprendere che nessun organismo vive isolato. Ogni specie è parte di una rete di relazioni fatta di competizione, collaborazione, predazione, impollinazione e adattamento.

Osservando con attenzione un singolo animale o un fiore finiamo così per scoprire anche il bosco, il prato o il torrente che lo ospitano.

5. ORIENTARSI CON I SEGNALI DELLA NATURA

Ad agosto ascolta la natura: tracce di cani sul suolo

Foto: Getty images

Le mappe servono a leggere i territori e i paesaggi. Una carta escursionistica può diventare perciò fonte di meraviglia, soprattutto per i bambini. Permette di immaginare un luogo prima ancora di mettervi piede, ripristinando il piacere della scoperta e restituendogli una dimensione di curiosità e attesa. Seguire una linea tracciata sulla carta, riconoscere un crinale, un torrente o un bosco significa iniziare a costruire un rapporto più consapevole con il paesaggio.

Ritrovare il piacere dell’esplorazione

Per gran parte della storia umana, inoltre, esplorare ha implicato la capacità di sapersi orientare. Oggi il Gps ci accompagna ovunque e riduce il rischio di perderci, ma spesso elimina anche una parte dell’esperienza.

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Portare con noi una mappa e una bussola, imparando a utilizzarle, ci restituisce il piacere di osservare il territorio, formulare ipotesi e verificare se la direzione scelta è quella giusta.

Imparare a leggere i segnali del paesaggio

Anche la natura può offrirci preziosi punti di riferimento. La posizione del sole, l’esposizione dei versanti, il corso di un torrente, la distribuzione della vegetazione o le tracce lasciate dagli animali raccontano la storia di un luogo e ci aiutano a comprenderlo meglio. Ottime guide per iniziare divertendosi sono i libri dell’esploratore inglese Tristan Gooley, molti disponibili anche in lingua italiana.

L’obiettivo non è rinunciare alla tecnologia, ma usarla solo quando serve, lasciando che sia la curiosità a guidare il cammino.

6. E UNA VOLTA A CASA…

Ad agosto ascolta la natura: le schermate di iNaturalist

Ogni escursione può diventare un’occasione per contribuire alla conoscenza del mondo naturale. Negli ultimi anni i progetti di scienza partecipativa hanno permesso a migliaia di persone di collaborare con ricercatori e istituzioni scientifiche nella raccolta di dati sulla biodiversità.

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Il nostro taccuino, pieno ormai di osservazioni, può diventare una fonte interessante per nutrire importanti database scientifici.

Contribuire alla ricerca sulla biodiversità

Esistono diverse iniziative dedicate a monitoraggi specifici: impollinatori, uccelli, piante selvatiche. Tra le piattaforme più utilizzate c’è iNaturalist, che permette di registrare e condividere le nostre osservazioni una volta rientrati a casa.

La tecnologia al servizio dell’osservazione

La tecnologia diventerà così nostra alleata nel proteggere l’ambiente. Spostarla alla fine dell’esperienza, anziché durante, ci permetterà di godere del presente, costruire ricordi e sentirci più connessi con il mondo naturale.

Ad agosto ascolta la natura: i due ragazzi, mano nella mano, camminano in una città italiana d'arte

E quando torneremo a casa scopriremo il dono più prezioso: uno sguardo nuovo e più consapevole sulla quotidianità, capace di restituire valore al tempo che viviamo.

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