«Rispetto alle generazioni precedenti, i giovani italiani mostrano una maggiore consapevolezza circa l’importanza di praticare un’alimentazione sana e sostenibile. E questo condizionerà l’evoluzione del mercato nei prossimi anni».
Parte da qui la riflessione di Matteo Vittuari, professore di Economia agraria presso l’Università degli studi di Bologna e tra i coordinatori scientifici di OnFoods: un ambizioso progetto di ricerca multidisciplinare che promuove la dieta mediterranea e, più in generale, un’alimentazione che coniughi benessere individuale, rispetto per l’ambiente e responsabilità sociale.

Foto: Freepik
Giovani consapevoli, allarme per i più piccoli
Secondo le testimonianze raccolte durante il progetto le persone nella fascia 18-35 anni tendono a consumare più frutta e verdura rispetto al passato. Manifestano, inoltre, un interesse crescente verso gli alimenti di origine vegetale e i prodotti biologici. Un segnale in parziale controtendenza con il dato su bambini e preadolescenti, per i quali persiste invece l’allarme in tema di cattiva alimentazione e conseguenze sulla salute, come avverte l’esperto:

Foto: Matteo Vittuari
«Circa tre bambini su dieci tra i 6 e gli 11 anni presentano un eccesso ponderale, associato a stili di vita poco salutari, come il basso consumo di frutta e verdura».
La svolta nell’adolescenza
Lo confermano i dati dell’Osservatorio Young Factor Monitor di Nomisma, secondo cui per i giovani italiani tra i 18 e i 34 anni il cibo è sempre più un linguaggio identitario: non solo nutrimento ma piacere, socialità e strumento concreto per esprimere i propri valori. Secondo l’indagine, per otto Under 35 su dieci le pratiche quotidiane di sostenibilità passano anche attraverso gli acquisti alimentari, fra riduzione degli sprechi, attenzione al packaging e scelta di produttori responsabili.
La svolta, dunque, sembra arrivare verso la fine dell’adolescenza, quando una maggiore consapevolezza in termini di salute e qualità della vita, ma anche l’accresciuto interesse per la sostenibilità ambientale e il benessere animale, possono agire come leve motivazionali verso scelte alimentari più responsabili.
Gustosi, salutari e sostenibili
Negli ultimi dodici mesi, rileva ancora l’Osservatorio Young Factor Monitor, i giovani italiani con meno di 35 anni hanno premiato alimenti gustosi e appaganti (52%), ma anche funzionali alla salute (44%) e sostenibili (36%). In quest’ultimo ambito, in particolare, i giovani si mostrano più attenti degli adulti: il 25% degli under35 predilige prodotti realizzati da imprese attive sui temi della sostenibilità (a fronte del 15% degli over 35). Il 22% degli italiani tra i 18 e i 34 anni, inoltre, si dichiara propenso a sperimentare l’autoproduzione di cibi e bevande.

Risparmio e ideali, un equilibrio possibile
La variabile economica, però, resta centrale nelle scelte alimentari dei giovani: un Under 35 su tre mette al centro il risparmio, privilegiando offerte, promozioni e prodotti dal buon rapporto qualità-prezzo. Una tensione continua tra ideali e possibilità concrete, che però non annulla la spinta verso modelli più responsabili. In particolare, i ragazzi e i giovani adulti che praticano sport, o comunque con uno stile di vita più attivo, tendono verso un maggiore consumo di alimenti di origine vegetale e a comportamenti alimentari più sostenibili.

Foto: Katemangosta
Meno carne, più vegetali
Tra i segnali più forti intercettati dall’Osservatorio c’è proprio la riduzione del consumo di carne tra le nuove generazioni: 6 giovani su 10 dichiarano di mangiarne meno o di non mangiarne affatto, mentre il 18% manifesta interesse per i nuovi prodotti vegani e plant-based (un interesse che cala al 7% tra gli adulti con più di 35 anni). Una direzione che incontra anche il favore della comunità scientifica.
«La promozione del consumo di prodotti di origine vegetale, come frutta, verdura, legumi e cereali integrali è un obiettivo comune alla nostra salute e quella del Pianeta» spiega Laura Gennaro, ricercatrice presso il Centro di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione del Crea. E aggiunge:

Foto: Laura Gennaro
«I vegetali hanno un minore impatto ambientale e garantiscono nutrienti bilanciati, contribuendo a prevenire obesità, diabete e patologie cardiovascolari».
Tra social, famiglia e tanta disinformazione
Ma da dove nasce la crescente sensibilità delle giovani generazioni in tema di sostenibilità e salubrità della dieta? Secondo gli esperti di OnFoods, per gli adolescenti italiani la famiglia rappresenta ancora la fonte primaria di informazione, seguita dai professionisti sanitari. I ragazzi più grandi, invece, si informano prevalentemente attraverso risorse digitali e social media. «Per questo – prosegue la studiosa – servirebbe un maggiore coinvolgimento dei professionisti della salute nei canali online, perché diffondano contenuti scientificamente fondati e contrastino la tanta disinformazione che circola».

Il ruolo della scuola
Dal punto di vista informativo e formativo resta cruciale, naturalmente, il ruolo della scuola, che può contribuire non solo attraverso l’educazione alimentare formale, ma anche tramite l’organizzazione concreta del pasto. Riorganizzare l’offerta in mensa con una maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale, migliorando l’accettabilità dei pasti e riducendo lo spreco, può favorire una maggiore adesione a modelli alimentari sani e sostenibili, rafforzando il ruolo della scuola come ambiente educativo e di promozione della salute.

Foto: Dmytro Zinkevych / Alamy
Educare al benessere
Ma sul piano più strettamente didattico, quanto riesce davvero a contribuire la scuola italiana alla formazione delle giovani generazioni in materia di educazione alimentare? «Dall’anno scolastico 2024/2025 ci sono nuove Linee guida nazionali per l’insegnamento dell’educazione civica, che integrano l’educazione alimentare nel traguardo di “promuovere atteggiamenti responsabili per la tutela della salute e del benessere psicofisico”, adottando obiettivi specifici per ogni ordine e grado scolastico», spiega Laura Gennaro.

Foto: Fg Trade / Getty Images
Docenti da formare
Un intento, però, che si scontra nel concreto con le difficoltà operative dettate dal poco tempo a disposizione e dalla mancanza di formazione specializzata tra i docenti. «Tra le grandi iniziative promosse negli ultimi anni, ci sono il “Programma Maestra Natura” dell’Istituto superiore di sanità, e il Programma europeo “Frutta, verdura e latte nelle scuole”, gestito in Italia dal Ministero dell’agricoltura, alle cui misure educative ha collaborato anche il Crea», chiarisce l’esperta.
Ma per essere efficaci i programmi di educazione alimentare devono partire dai primi anni dell’infanzia, evitare diktat ed estremismi: «Non bisogna confondere l’educazione alimentare con una mera educazione nutrizionale, che insegni nutrienti, calorie e piramide alimentare – conclude Gennaro – Un intervento educativo non deve dividere gli alimenti in “buoni” e “cattivi”. Al contrario, l’obiettivo è promuovere un rapporto positivo, equilibrato e sereno con il cibo».

Foto: Freepik
Campagna culturale
Per accompagnare davvero i giovani verso diete sane e sostenibili, insomma, la responsabilità individuale non basta. «Servono politiche pubbliche capaci di creare contesti favorevoli lungo tutto il corso della vita», ribadisce dal canto suo Vittuari. Standard per la ristorazione collettiva, sostegno alle filiere locali, programmi educativi strutturati e un’informazione affidabile sono tasselli indispensabili.

Foto: Canva
«Solo l’azione congiunta fra scuola, ricerca e scelte pubbliche può trasformare l’attenzione dei giovani per il cibo in un investimento sul futuro dei singoli e del pianeta».
