Foto: Getty Images
Irene Ivoi

Movida a basso impatto. Tre buone pratiche (più una) a confronto

Il contrasto all’usa e getta passa anche attraverso la proposta, nei luoghi più frequentati dai giovani, di utilizzare dei bicchieri in plastica da restituire dietro cauzione. Le potenzialità del design comportamentale nella prospettiva del nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi

Irene Ivoi 13 Maggio 2024

Usare bicchieri riutilizzabili e cauzionati nelle aree cittadine dove si anima la movida. È una prassi diffusa, ormai, nelle nostre città che vedono migliaia di persone girare, durante le ore serali, tra bar e locali consumando bevande in bicchieri che si possono riempire di volta in volta e poi restituire in cambio di una cauzione (di solito un euro). Qualcuno, per la verità se li porta a casa. Ma si sa che questo fenomeno, quando il sistema si normalizzerà, tenderà ad esaurirsi e i bicchieri riutilizzabili torneranno agli esercenti.

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L’argomento tocca il tema del design comportamentale perché spingere le persone a utilizzare bicchieri in plastica lavabili, rinunciando al monouso, è uno dei topic ambientali più sensibili e con i maggiori margini di miglioramento.

Come dimostrano le best practice che vi presentiamo in questa nuova tappa del nostro viaggio alla scoperta del nudge.

1. TORINO, IN PRINCIPIO FU GREENTO

«Il nostro network è nato a Torino nel 2016 come un collettivo di giovani sensibili alle tematiche ambientali. E tutto è iniziato attraverso un crowdfunding» racconta Vittoria Bresci di GreenTo, un circolo di Legambiente fondato da studenti universitari e impegnato nella promozione di azioni virtuose per la sostenibilità. Così il gruppo, con i tremila euro raccolti tramite la “colletta” pubblica, è riuscito a produrre dei bicchieri in plastica lavabili che sono stati sperimentati in una zona di movida con cauzione e la possibilità per i clienti di restituire i bicchieri in uno degli esercizi aderenti.

 

Un evento a Torino con i bicchieri riutilizzabili di GreenTo, movida a basso impatto

Foto: GreenTo

Monitoraggio sul campo

Poi, ogni settimana, i ragazzi di GreenTo hanno monitorato l’andamento degli scambi e gli accumuli di bicchieri da redistribuire. Il progetto ha avuto subito un importante successo, diversi locali della città hanno aderito alla campagna acquistando nel tempo i bicchieri da gestire in autonomia. E anche dei festival li hanno richiesti visto che in un contesto ristretto questa prassi gira anche meglio. E adesso?

 

«Stiamo lavorando a una mappa di locali lungo la Penisola interessati a fare rete, diventare community e diffondere questa buona pratica con intelligenza».

2. GENOVA, UN BICCHIERE PER AMICO

Amico Bicchiere è una società di Genova che esiste da circa cinque anni e che produce bicchieri riutilizzabili anche con un servizio di lavaggio incluso. Spiega Riccardo Grasso, fondatore dell’azienda: «Si stanno realizzando diversi progetti di movida intelligente al fianco di associazioni in diverse città».

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Nel tempo Amico Bicchiere ha lavorato con GreenTo a Torino, Less Glass a Genova, 0waste a Bologna e a Modena e poi ancora a Padova, Livorno, Jesi (An). Propone i propri bicchieri a esercizi commerciali, festival o eventi specifici e aziende del beverage (queste ultime interessate a donare bicchieri anche personalizzati). In via sperimentale stanno proponendo anche piatti e posate in Liguria e Piemonte. «Negli eventi o nei festival il riutilizzabile viene spesso scelto e non fa fatica ad entrare. Negli esercizi commerciali si vende con più difficoltà» spiega ancora Grasso.

 

I bicchieri di Amico Bicchiere per una movida a basso impatto

Foto: Amico Bicchiere

E i Comuni che fanno?

Ma le pubbliche amministrazioni sostengono iniziative di questo genere? E nel caso come potrebbero farlo? Tranne casi isolati, conferma il titolare di Amico Bicchiere, gli enti locali non hanno ancora il mindset su questo tema. Alcune realtà hanno messo in piedi sperimentazioni a riguardo, come Spesa sballata a Varese, Giacimenti urbani a Milano e poi il lavoro infaticabile di Regione Emilia Romagna e Anci della stessa regione.

 

Riccardo Grasso di Amico Bicchiere, movida a basso impatto

Foto: Amico Bicchiere

«Purtroppo – aggiunge Grasso –  manca una regia che attiri operatori del beverage a sostegno di queste sperimentazioni. Investendo inoltre sui centri di lavaggio per aree geografiche».

3. MODENA, ATTENTI AL LOOP

Inoltre, anche se può apparire banale, occorrono attività di comunicazione rivolte agli avventori dei locali perché siano sensibilizzati sullo spreco di monouso, visto che in mancanza dei recipienti riutilizzabili l’unica alternativa resta il monouso. Un segnale interessante arriva da Modena dove un test ha debuttato proprio ad aprile in via Gallucci. Il progetto “Entra nel Loop – Scegli il riuso”, candidato con successo dal Comune nell’ambito del bando Atersir sulla prevenzione dei rifiuti 2023 e sostenuto dal Gruppo Hera in collaborazione con la campagna Last Minute Market, prevede bicchieri riutilizzabili.

 

Al centro l’assessore all’Ambiente del Comune di Modena, Alessandra Filippi (Foto: Hera)

Al centro l’assessore all’Ambiente del Comune di Modena, Alessandra Filippi (Foto: Hera)

Oltre la cauzione

Così sette locali che si affacciano su questa strada nel centro storico hanno condiviso la proposta di servire bevande in bicchieri in plastica rigida, restituibili in un qualsiasi locale aderente, in cambio di un bicchiere pulito (per una nuova consumazione) o di un “token”, spendibile in un qualsiasi altro momento per una nuova bevuta. Questo meccanismo azzera la restituzione della cauzione monetaria. L’esercente può anche vendere bevande nel bicchiere monouso, incentivando il riutilizzabile attraverso una tessera a punti (una  bevuta in omaggio ogni 10 che si effettuano nello stesso locale). I risultati di questo test saranno apprezzabili da luglio visto che la sperimentazione dura tre mesi.

 

 

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4. MA NON FINISCE QUI…

Peraltro sulla possibilità di usare contenitori riutilizzabili (in linea con la Strategia UE sulle plastiche, la Direttiva sulle plastiche monouso e il Decreto Clima italiano 141/2019), la comunicazione ai cittadini di questa opportunità è quasi zero. Provate a chiedere ad amici, parenti, conoscenti… Chi conosce questa opportunità? Quasi nessuno.

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Invece, proprio con il Decreto Clima, l’Italia si è allineata a Belgio, Francia, Spagna e Polonia dove la spesa nei contenitori riutilizzabili portati dai clienti è possibile da tempo, salvo il fatto che la responsabilità sull’igiene è affidata all’acquirente e non al venditore, come invece prevedono le normative sanitarie italiane. Servono quindi protocolli con le autorità sanitarie che spesso richiedono tempo e diverse competenze da mettere in campo, rallentando lo sviluppo di queste buone azioni.

Ma il recente Regolamento Europeo Imballaggi darà una mano visto che entro il 2030 chi vende bevande e alimenti da asporto dovrà fornire il 10% dei prodotti in imballaggi riutilizzabili.

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