
Foto: Agenzia Dire
Un metodo inedito
La ricerca, guidata da Laura Di Renzo, esperta in nutrigenomica e direttrice della Scuola di Specializzazione in Scienza dell’Alimentazione, ha adottato un metodo inedito. Quindici volontari sani sono stati sottoposti per trenta giorni a una dieta rigorosamente biomediterranea: «I dati ottenuti dalle analisi effettuate su di loro hanno permesso di raccogliere una quantità enorme di risultati – ha spiegato la professoressa Di Renzo – Per questo lo studio assume una rilevanza scientifica importante».
E i risultati parlano chiaro: negli organismi dei volontari, le famiglie di batteri antiossidanti (i Firmicutes, benefici per la salute) nel microbiota intestinale sono aumentate fino al 25% rispetto ai valori iniziali. Al contrario, le associazioni di batteri pro-ossidanti si sono ridotte fra il 5% e il 50%.
La ricerca e l’esposoma
«Lo studio si è focalizzato sull’analisi del cosiddetto esposoma, ovvero l’insieme dei fattori interni ed esterni che influenzano il nostro stato di salute. Tra questi rientrano le abitudini alimentari, lo stile di vita e l’esposizione a sostanze inquinanti», ha spiegato la professoressa Di Renzo. La ricerca ha indagato in particolare l’incidenza della dieta: «Una dieta composta esclusivamente da alimenti biologici – ha evidenziato la docente – riduce l’esposizione a sostanze chimiche nocive, come pesticidi e fertilizzanti sintetici, rafforzando le barriere naturali del corpo contro infiammazioni e danni cellulari».
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Un menu quotidiano di prodotti locali
Il menù quotidiano dei volontari era basato su prodotti locali, con un ridotto consumo di carne, sostituita da legumi di pari valore proteico. Tra i risultati positivi spicca l’indice di aterogenicità, che misura i grassi saturi associati al rischio cardiocircolatorio: questo valore si è quasi dimezzato, passando da 0,29 a 0,16. Anche l’indice di trombogenicità, legato agli stessi fattori, ha registrato un calo significativo, riducendosi da 0,42 a 0,20. Inoltre, la capacità antiossidante del pasto, fondamentale per contrastare l’invecchiamento cellulare, è quasi quadruplicata, passando da 5.870 a 20.573 unità Orac, la misura che valuta l’assorbimento dei radicali liberi.
È la prima volta che uno studio dimostra, a livello scientifico, l’impatto positivo del biologico e il ruolo cruciale del microbiota: è proprio nel nostro intestino, infatti, che si determina il nostro stato di salute. Il microbiota è l’insieme delle specie che popolano l’apparato intestinale, come batteri, virus e altri microrganismi. «I batteri modulano la nostra vita – sottolinea Di Renzo – generando salute o malattia».

Fonte: Il bio dentro di noi
La campagna di comunicazione supportata da volontari
La ricerca sarà supportata da una campagna di comunicazione a cura delle tre associazioni, centrata su due volontari che raccontano la propria esperienza e sui risultati che hanno ottenuto, compreso quello di perdere peso: «Salute dell’ambiente e salute della persona sono due facce della stessa medaglia», ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, sottolineando l’importanza di diffondere le informazioni su questi temi.
Sta proprio qui il nodo strategico: «Ci troviamo di fronte a un paradosso – ha sottolineato Nicoletta Maffini, presidente di AssoBio – Siamo un modello importante per tutta l’Europa nella produzione agricola, con coltivazioni biologiche in costante crescita sia al Sud che al Nord della Penisola. Abbiamo produttori di eccellenza, grandi trasformatori e rilevanti esportatori. Tuttavia, solo il 3% degli alimenti consumati in Italia è biologico».
Una percentuale che bisognerà far crescere per migliorare la salute delle persone e guardare verso un futuro di sostenibilità per la nostra agricoltura.