Fabrizio Zago
Stili di vita

La bellezza? Comincia dall’anima. La cosmetica sostenibile secondo Fabrizio Zago

Scegliere prodotti a basso impatto ambientale che diano le maggiori garanzie di sicurezza per chi li usa. E creare le basi di un aspetto gradevole attraverso uno stile di vita sano. L’opinione di uno fra i massimi esperti europei in materia di creme, filtri e idratanti amici della pelle e della natura

Valentina Gentile 12 Giugno 2023

«Jacques Cousteau, che invidiavo tantissimo perché andava in giro con una barca che non potrò mai permettermi, era odiatissimo da tutti i suoi colleghi, mi raccontava il figlio Michel. Lo accusavano di “banalizzare” la scienza. Io credo invece che ci voglia più informazione di base, molta più di quella che già c’è». Fabrizio Zago non ha dubbi. Chimico, ex insegnante, dal Duemila nei gruppi di lavoro dell’Ecolabel, l’etichetta ecologica comunitaria, si batte da anni per diffondere la cultura della cosmetica sostenibile. Ha ideato il celebre portale e la app Ecobiocontrol (ex Biodizionario), un database di oltre ventimila sostanze che, come un semaforo, attraverso il bollino verde, giallo o rosso rintraccia ingredienti proibiti o nocivi, sostanze allergizzanti e disturbatori endocrini. Perché, spiega:

«La divulgazione dovrebbe essere alla base di tutto. Perché se non si conosce non si riesce a ragionare».

Che cos’è per lei un prodotto naturale, se dovesse spiegarlo a dei lettori? Perché dovrebbero avvicinarsi a questo mondo?

Intanto non userei mai il termine naturale. L’arsenico, il curaro e il botulino sono naturalissimi, ma è meglio starne lontani. La belladonna, potentissimo veleno, veniva usata in epoca vittoriana come collirio per avere uno sguardo seducente. Se si tratta di parlare a persone che non hanno una formazione specifica, bisogna usare i termini giusti.

E cioè parlare di prodotti “a basso impatto ambientale”.

Questo è il termine secondo me più corretto. E oggi io non parlo più nemmeno di ecologia in senso stretto, mi sembra un concetto un po’ vecchiotto.

Che cosa intende?

Anni fa si diceva, questo prodotto è biodegradabile? Sì, oppure no. Questa era la risposta. Invece ci sono tante sfumature tra biodegradabile e non biodegradabile. La domanda vera è: un prodotto che è anche velocemente biodegradabile ma tossico per gli organismi acquatici, è migliore di uno che non è biodegradabile ma non tossico per gli organismi acquatici?

 

Foto: Canva

Può fare degli esempi?

Per l’acqua ossigenata, che non è un tensioattivo, non si può parlare di biodegradabilità. Ma se finisce nelle acque? Facendo una battuta potremmo pensare che scolora i pesci rossi facendoli diventare bianchi. Ma a parte gli scherzi, ha un potere disinfettante e battericida che, appunto, uccide i batteri che si trovano nell’ambiente. Abbiamo fatto molte ricerche accurate e l’acqua ossigenata in realtà non arriva mai alle acque superficiali. Si degrada in acqua e ossigeno molto prima di arrivarci. Quindi l’impatto e la sua degradabilità sono un falso problema.

Può fare un altro esempio pratico con un prodotto?

Una volta si usavano delle molecole per gli ammorbidenti a cui il più spudorato dei chimici dava al massimo il 15% di biodegradabilità. Personalmente non ho mai neanche creduto a quella percentuale, ma non importa. Oggi le materie prime che si usano per gli ammorbidenti da bucato sono estremamente e velocemente biodegradabili, sia nei prodotti convenzionali che in quelli “eco”.

Nella testa dei consumatori però è rimasto che si tratta di un prodotto non biodegradabile.

L’unica differenza tra eco-bio e convenzionale è che il primo usa la stessa molecola ma di origine vegetale, il convenzionale usa qualsiasi provenienza, animale, vegetale. Ma entrambe le molecole, una volta raggiunti i corsi d’acqua, vengono degradate rapidamente dai batteri.

 

 Bisogna usare l’ammorbidente?

Rinunciarci secondo me è un errore, perché l’ammorbidente è acido mentre il detersivo è basico. Facendo la lavatrice i panni assumono un Ph basico. Senza ammorbidente, se ci si mette i panni e si suda, o anche se non si suda, la pelle è Ph5 e i panni Ph9. La pelle lavora molto perché cerca di difendersi e causa malattie dermatologiche. L’ammorbidente invece acidifica l’ultimo risciacquo e neutralizza il problema.

Quello che inquina, in questo caso, è il profumo.

Ma basta mettere invece dell’ammorbidente un cucchiaino da caffè di acido citrico. Che inquina 53 volte meno dell’acido acetico dell’aceto di vino, che è invece molto inquinante.

 

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Insomma, non tutto ciò che è naturale fa bene?

Diciamo che si rischiano delle cantonate micidiali. Ad esempio, c’è chi usa un bagnoschiuma naturale al quale aggiunge delle gocce di tree tea oil. Errore clamoroso. Il tea tree oil funziona solo se ne metti tanto. E però avrebbe un odore molto intenso. Mettendone poche gocce, semplicemente lo si spreca, si butta giù per lo scarico un’ottima materia prima. Sprecarlo è da stupidi. Viene prodotto in Australia, solo il fatto di metterlo lì, raccoglierlo, distillarlo, metterlo in una nave e fargli fare 20mila chilometri perché arrivi qui, per me è una bestemmia. Quello che dobbiamo imparare a gestire, divulgare, ognuno per la sua parte, è la sostenibilità, che ha vari aspetti, e uno è lo studio del ciclo di vita delle varie molecole.

 

Foto: Canva

Ma c’è stato un progresso nella cosmesi nel corso dei decenni?

Come tutte le scienze del mondo, la scienza cosmetica fa passi da gigante, e oggi abbiamo dati scientifici seri per qualsiasi cosa. Oggi l’Eca, l’agenzia europea del prodotto chimico, dispone di una massa di dati, seri e verificati. Le prime edizioni del Biodizionario avevano meno risorse.

I cosmetologi del passato non avevano una conoscenza tale, quindi combinavano questi disastri, pur inconsapevolmente.

Ad esempio?

Negli anni Cinquanta la depilazione definitiva si faceva con i raggi X. Quindi morivi, ma senza un pelo. Così come una saponetta all’arsenico schiariva la pelle, dava un’aurea di pelle bohémien. E poi il dentifricio speciale per bambini, venduto fino a metà degli anni 50, in Inghilterra, a base di cocaina. Si dice che i bambini inglesi fossero felicissimi di lavarsi i denti. Ho visto una shampoo della Bayer all’eroina, fortissimo per la dermatite…

 

Foto: Canva


Con l’arrivo dell’estate, quali creme solari bisognerebbe usare?

Tutto il mondo ecobio si è rivolto agli ossidi. Si trova il biossido di titanio e l’ossido di zinco, che riflettono la luce ma funzionano solo ad alcune condizioni. Li ho valutati attraverso 25 parametri, partendo dallo studio della tossicità per gli organismi terrestri, perché quando siamo in spiaggia e ci spruzziamo un prodotto solare rischiamo faccia del male agli animali che vivono lì. Fino ad arrivare, 24 parametri dopo, al parametro dei disturbatori endocrini, con obiettivo l’essere umano. È venuto fuori che lo zinco è estremamente tossico per gli organismi acquatici.

Ecco perché per me è da bollino rosso.

Ci sono dei filtri migliori?

Non ho trovato nessun filtro da bollino verde, non ce ne sono. Ne ho trovati parecchi gialli, e rossi. Tra questi ultimi l’octocrylene, che è un doppio rosso, tossico, sospetto disturbatore endocrino, molto usato nelle creme eco bio. Consideriamo che la legislazione sugli interferenti endocrini non è ancora conclusa, il mese scorso sono uscite le frasi da mettere in etichetta qualora la quantità di disturbatori endocrini superi una certa soglia, ma per il momento questa norma è solo per i detergenti, non ancora per i solari.

 

Foto: Canva

Ma in generale alla nostra pelle che tipo di prodotto fa bene, posto che ognuno è diverso?

La pelle più la si lascia in pace e meglio è. Bisogna imparare ad ascoltarla. Ci parla e ci dice quello di cui ha bisogno. Idratazione, nutrimento… Io non sono sicuro che esistano creme anti rughe, ma non voglio togliere speranze. So però che se una persona avendo usato una crema si sente meglio, più a suo agio, ha usato un cosmetico per l’anima. E quello funziona, è il vero cosmetico di cui abbiamo bisogno.

Quindi quali sono i veri cosmetici indispensabili?

La prevenzione, che non deve cominciare troppo presto. Altrimenti la pelle si abitua a fare la pigra, non produce sostanze grasse che la proteggono. La cosmesi in termini curativi deve cominciare quando appaiono le prime rughe. La cosa più importante da fare è proteggere la pelle anche con filtri, per evitare i danni dai raggi Uva, che il corpo intercetta meno e vanno molto più in profondità degli Uvb. Quindi creme protettive, idratazione e filtri solari. Proteggere e idratare sono gli elementi principali. Anche l’igiene ovviamente. Poi bere molto, alimentarsi bene, dormire.

Questa è la routine, oltre a scegliere bene i propri prodotti, che non contengano schifezze che a lungo andare possono dare dei problemi seri.

 

Foto: Canva

 

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